Una prima smentita è d’obbligo: l’ISIS non è alle porte di Damasco e la capitale siriana non è affatto assediata da questi barbari assassini. L’esercito di Assad tiene sotto controllo la sua capitale, solo in periferia si registrano situazioni in cui terroristi del fronte di al Nusra o dell’ISIS ingaggino battaglie sporadiche con membri dello stesso esercito siriano. La notizia proveniente dal campo profughi palestinese di Yarmouk, è stata volontariamente strumentalizzata dai media occidentali per presentare all’opinione pubblica un regime siriano oramai in ritirata e quasi in procinto della capitolazione; nulla di tutto ciò; Damasco è salva dal luglio del 2012, da quel momento in poi, dopo l’offensiva dei terroristi all’epoca chiamati ‘ribelli pro – democrazia’, la capitale della Siria è stata messa in sicurezza e da lì è iniziata l’avanzata per la stabilizzazione del paese, bloccata da qualche mese a nord ad Aleppo e nella provincia di Raqqa, città che l’ISIS ha assunto al ruolo di capitale del fantomatico califfato islamico.A Yarmouk invece, è scoppiata una faida interna; si tratta di un campo profughi palestinese posto a sud di Damasco. Gli abitanti sono tutti provenienti dal Golan o da altro zone che il colonialismo israeliano ha strappato ai residenti arabi, spedendoli per decenni in un campo in cui anche i semplici servizi non sono garantiti.

I palestinesi rifugiati in Siria, hanno cercato di mantenere sempre una posizione tranquilla anche perché sapevano di essere ospiti di uno Stato che, a sua volta, ha iniziato a vivere dal 2011 in condizioni economiche e sociali drastiche per via della guerra civile. Ma qualcuno ha ‘soffiato’ sul campo di Yarmouk, iniziando a mettere l’una contro l’altra ogni fazione palestinese presente, dando il via a faide interne che hanno aperto la strada ai miliziani dell’ISIS. Non si è trattata però di un’invasione dei membri del califfato; semplicemente, alcune fazioni estremiste hanno deciso, forse per avere più visibilità e quindi più soldi ed armi, di impugnare la bandiera dell’ISIS. Attenzione quindi a questo passaggio: l’ISIS non ha tolto un solo centimetro di territorio all’esercito siriano, non ha affatto guadagnato terreno verso Damasco; all’interno di Yarmouk alcune fazioni hanno saltato il fosso, prendendo le parti dell’ISIS ed iniziando a fare piazza pulita delle altre fazioni. Nel giro di poco tempo, grazie ad armamenti arrivati per via degli appoggi tenuti dal fantomatico ‘Esercito Siriano Libero’, queste fazioni hanno preso il controllo del 90% di Yarmouk: da qui le due bufale raccontate dall’occidente. Da un lato quella prima accennata di una Damasco in cui l’ISIS avanzava apertamente, l’altra quella di una Yarmouk assediata dall’esercito di Assad che tentava di riconquistarla.

Addirittura alcuni titoli indicavano come l’esercito siriano teneva prigionieri i palestinesi profughi del campo, bombardandoli ed uccidendoli con le incursioni aeree. In realtà, sono i palestinesi a mantenere prigionieri altri palestinesi; lo dimostra un dato: con la riconquista che le fazioni amiche o semplicemente non nemiche di Assad stanno facendo di Yarmouk, diversi terroristi uccisi sono palestinesi e molti di essi risultano essere nati nel campo. Adesso le fazioni che si richiamano all’ISIS, controllano il 60% di Yarmouk, ma le fazioni nemiche continuano ad avanzare; l’esercito siriano è fuori dal campo profughi, non è intervenuto all’interno della faida palestinese, si è limitato ovviamente ad evitare di far propagare i miliziani con le insegne dell’ISIS fuori da Yarmouk. Pare anche che in alcune zone del campo profughi, sia possibile uscire: nei confini di Yarmouk non controllati dall’ISIS, che spara a vista a chiunque tenti di avvicinarsi per scappare, è lo stesso esercito siriano a far evacuare i civili palestinesi, almeno tremila pare dall’inizio dell’escalation di violenza nel piccolo centro alle porte di Damasco.

L’attenzione degli uomini di Assad al di fuori di Yarmouk è molto alta: il campo si trova in posizione strategica verso la periferia della capitale, un’eventuale fuga od espansione dell’ISIS potrebbe essere molto pericolosa. Ma al momento, tutto ciò appare scongiurato: i miliziani perdono terreno, è il Fronte per la Liberazione della Palestina presente in Siria a coordinare l’offensiva che per adesso sta avendo successo nei quartieri a sud di Yarmouk. Ma a piangere per questa situazione, sono soprattutto i civili: profughi imprigionati in un campo profughi, un’umiliazione ed un assalto alla dignità di queste povere persone che nella vita non hanno avuto nemmeno la fortuna di avere una patria che davvero lascia stupefatti e rende impotenti. Gente che già prima viveva di stenti e che a stento vedeva i servizi minimi garantiti, adesso è rimaste senza nemmeno le piccole case che contraddistinguevano Yarmouk: all’interno, si parla anche di traffico di organi di bambini che l’ISIS utilizza per fare soldi, per non parlare di violenze e di soprusi. Una situazione che oramai sta divenendo insostenibile, ma a cui l’occidente reagisce denigrando invece il governo di Assad e tacendo sui crimini dei miliziani. Una morte nella morte per migliaia di palestinesi, mentre sullo sfondo si combatte per il destino dell’intero medioriente.