Strette di mano, brindisi e sorrisi, così è iniziata la visita di stato del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti. Sul tavolo della due giorni del presidente cinese negli States le questioni riguardanti sia le relazioni bilaterali tra i due Paesi, ma anche problematiche internazionali come il nucleare nordcoreano, il Medio Oriente e l’economia. L’incontro di Mar a Lago è il primo meeting ufficiale tra i due capi di Stato da quando Donald Trump è salito alla Casa Bianca. Il tycoon newyorkese non ha mai nascosto il suo scetticismo nei confronti della leadership cinese e ha spesso attaccato la Cina in campagna elettorale, accusandola di essere tra i “mali” del rallentamento dell’economia a stelle e strisce. Tuttavia, Pechino non ha mai ceduto alle provocazioni, ha mantenuto un basso profilo fino all’elezione del candidato repubblicano, per poi dichiarare tutta la propria disponibilità a lavorare con il nuovo presidente U.S.A. Al di là delle dichiarazioni da campagna elettorale, l’incontro di Mar a Lago può chiarire dubbi e perplessità della Cina sulla nuova presidenza americana .

“Questo meeting”, ha dichiarato il vice ministro degli esteri cinese, Zheng Zeguang, “può portare le relazioni Sino-Americane in una nuova era, favorendo l’avanzamento e lo sviluppo degli scambi bilaterali in un modo salutare e stabile, promuovendo la pace, la stabilità e la prosperità della regione Asia-Pacifico e del mondo in generale”.

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Il convivio della riconciliazione?

La Cina è il più grande partner commerciale degli Stati Uniti, lo scorso anno, lo scambio bilaterale ha raggiunto la cifra di quasi 520miliardi di dollari. Nonostante le provocazioni di Trump, dalla telefonata alla leader Taiwanese dello scorso dicembre, fino alle accuse infondate alla Cina di “rubare” posti di lavoro agli americani, il meeting potrebbe essere l’inizio di un rapporto di collaborazione proficua tra i due leader. La Cina è fortemente interessata a mantenere buone relazioni con Washington. Gli interessi economici sono molteplici. Solo nel 2015, lo scambio bilaterale e gli investimenti hanno favorito la creazione di 2.6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti. Trump ha bisogno della Cina e la Cina ha bisogno di Trump. Il confronto tra le due potenze non può che portare a scenari disastrosi, per questo motivo una sana cooperazione è più che mai necessaria. Gli Stati Uniti, con la politica del pivot to Asia, si sono dimostrati particolarmente preoccupati per l’ascesa della Cina come potenza globale, un’eventualità che a Washington continua a far paura. Dal mar cinese meridionale, ai missili THAAD in Corea del Sud, gli Stati Uniti si sono dimostrati tutt’altro che cooperativi con la Cina. Provocazioni a cui Pechino non ha intenzione di rispondere.

L’incontro Trump-Xi arriva in un momento particolarmente teso sul fronte nordcoreano. Il regime di Pyongyang continua a sfidare il mondo, minacciando vicini e alleati con test missilistici a ripetizione. Dopo decenni di supporto bene o male esplicito, Pechino è stanca del suo vicino rissoso. La Corea del Nord è una scheggia impazzita potenzialmente pericolosa anche per gli interessi cinesi e la sicurezza nazionale. La politica aggressiva di Pyongyang rischia di danneggiare l’immagine della Cina oltre ai suoi interessi legittimi. Una preoccupazione condivisa anche da Donald Trump che non ha escluso un intervento armato per fermare il programma nucleare di Kim Jong Un. Un’eventualita’ che non piace a Pechino che ad una guerra alla sua frontiera preferirebbe una soluzione diplomatica. Il tempo stringe e Donald Trump ha dimostrato di non avere troppi scrupoli. Poche ore prima dell’arrivo di Xi Jinping a Mar a Lago, il tycoon ha annunciato di aver autorizzato il bombardamento di una base militare siriana in risposta al sospetto attacco chimico su Idlib. Un messaggio anche per Xi e Kim.