da Riga, Gianni Ventola Danese

Il 26 maggio 2015, John Shindler, un alto grado statunitense, noto per avere molti contatti nelle alte sfere dei comandi Nato, ha spifferato sul suo account twitter che un ufficiale della Nato gli avrebbe confidato che nel corso dell’estate potrebbe avverarsi l’inizio di un conflitto con la Russia. Questi tweet no si scrivono per caso, e certamente vi è racchiuso un messaggio, un monito che qualcuno ha raccolto e, quando si parla apertamente di guerra è perché c’è una corda tesa che sta per spezzarsi. E questa corda si trova con tutta probabilità nelle repubbliche baltiche.

Cosa accade nei cieli del Baltico dopo la crisi della Crimea? I militari non dicono sempre tutto, ma qualcosa sta accadendo nei cieli sopra il Baltico e non è qualcosa di buono. Raccogliendo le informazioni disponibili in rete sui vari account delle forze militari, si può ricostruire il disegno di quella che può essere considerata a tutti gli effetti una escalation militare che, per ora, può essere descritta sotto forma di questo elenco parziale, riferito a episodi che in qualche modo sono stati riportati dai media o dagli stessi organi di informazione militari.

Il 29 marzo 2013, una formazione di bombardieri russa simulò un bombardamento su vasta scala sulla Svezia. Furono sei i velivoli provenienti a grande velocità da Est intercettati sul Golfo di Finlandia dai radar svedesi. Una cosa piuttosto normale, visti i frequenti voli di aerei militari russi diretti verso l’exclave di Kaliningrad situata tra Lituania e Polonia, ma i fatti del 29 marzo avevano qualcosa di particolare. Non solo i velivoli militari sfiorarono di appena 40 km le acque territoriali svedesi, ma l’esercitazione avvenne di notte e, a quanto dichiarato dalla stampa svedese, l’aereonautica del paese scandinavo si dimostrò totalmente impreparata a qualsiasi reazione. Una volta conclusa la simulazione, gli aerei russi ripresero la direzione di San Pietroburgo. Questo tipo di esercitazioni, tipiche del periodo della guerra fredda, terminarono nel 1991, per poi riprendere nel 2011 con Putin.

Il 24 aprile 2013 un velivolo militare russo, un aereo spia Il-20 Coot ELINT, volò in prossimità delle isole svedesi Öland and Gotland, importanti punti strategici della difesa svedese.

Il 3 giugno 2013, lo stesso tipo di aereo spia fu intercettato e scortato (secondo la classica procedura dello “shadowing”) da due caccia Mirage dell’aeronautica francese decollati dalla base di Siauliai in Lithuania, per poi avvicendarsi con due caccia dell’aeronautica svedese.

Il 13 giugno 2013 il Ministero della Difesa finlandese pubblicò sul suo sito ufficiale la notizia che una formazione analoga a quella dell’episodio del 29 marzo (un bombardiere scortato da due caccia) avrebbe violato lo spazio aereo nazionale. Lamentando il fatto che questa fosse solo l’ultima di una serie di “provocazioni” nei cieli scandinavi, il Cremlino rispose tuttavia che non vi era stata alcuna intrusione nello spazio aereo finlandese, ma solo un passaggio ravvicinato in zona neutrale dovuto alle pessime condizioni meteo.

Il 16 settembre 2013, secondo il quotidiano estone Eesti Päevaleht, otto velivoli militari russi diretti verso l’exclave Kaliningrad per partecipare probabilmente alla grande esercitazione denominata “Zapad”, volarono molto vicino allo spazio aereo estone e furono immediatamente intercettati da alcuni caccia svedesi, finlandesi e Nato.

Il 28 ottobre 2013, secondo organi di informazione ufficiali dell’aeronautica militare svedese, alcuni bombardieri russi scortati a caccia avrebbero preso parte a una esercitazione che prevedeva incursioni nei territori di Svezia, repubbliche baltiche e Polonia. In questa occasione Anders Persson, Comandante in capo delle forze aeree svedesi, rilasciò una serie di dichiarazioni alla televisione svedese (http://www.svt.se/nyheter/ff) per evidenziare la “crescente aggressività” delle esercitazioni russe.

Il 24 febbraio 2014, giorno dell’indipendenza estone, stando ai comunicati ufficiali rilasciati dalle autorità estoni, l’esibizione di alcuni caccia estoni, decollati dalla base lituana a Zokniai, organizzata per la celebrazione si trasformò subito dopo in una missione operativa per l’intercettazione di un aereo spia russo.

Il 3 marzo 2014 un aereo civile della SAS, Boeing 737 con 132 persone a bordo, volo SK681, partiti dall’aeroporto di Copenhagen e diretto a Roma, fu costretto a deviare dalla rotta prestabilita per evitare una possibile collisione con uno Ilyushin Il-20 russo, senza il transponder attivo, intercettato dai radar in volo 50 miglia a sudovest di Malmoe. Grazie alla perfetta visibilità, il pilota SAS fu in grado di osservare l’arrivo del velivolo ed evitare la collisione per soli 90 metri.

Il 17 giugno 2014, caccia Typhoons della Royal Air Force furono fatti decollare per intercettare e “scortare” ben quattro formazioni di aerei militari russi che volavano nella spazio aereo internazionale sul Baltico. I velivoli svolgevano attività di esercitazione di routine anche se, per stessa dichiarazione della RAf, apparivano “armati fino ai denti” cioè dotati di armamento aria terra e aria aria.

Il 28 luglio 2014 la Svezia subisce la prima vera e documentata violazione del suo spazio aereo, ma da parte di un velivolo spia statunitense RC-135. Sono passati solo poche ore dall’abbattimento del volo Malaysia Airlines MH17 nei cieli dell’Ucraina, e un aereo spia americano RC 135 sorvola il baltico sistematicamente fin dall’inizio della crisi della Crimea. Alcuni caccia russi, decollati dalla base di Kaliningrad, intercettano il velivolo spia che tuttavia questa volta reagisce in maniera completamente differente chiedendo l’autorizzazione a entrare nello spazio aereo svedese. Nonostante il rifiuto delle autorità svedesi, l’aereo statunitense prosegue per la sua strada violando lo spazio territoriale sorvolando l’isola di Gotland per poi riportarsi nello spazio internazionale forse, ma è solo una ipotesi, nell’intento di indurre gli intercettori russi a violare anch’essi i confini svedesi.

Il 17 settembre 2014, la stampa svedese riporta la notizia che due caccia russi SU-24, dopo aver sfiorato la Polonia, avrebbero intenzionalmente violato lo spazio aereo svedese sorvolando le acque territoriali a sud dell’isola di Öland nel mar Baltico. Sebbene l’aeronautica svedese non abbia rilasciato alcuna nota ufficiale sull’accaduto, le fonti della stampa hanno dichiarato che l’intrusione nello spazio aereo aveva probabilmente l’obiettivo di testare la prontezza e la velocità di reazione della difesa aerea svedese.

Il 19 settembre 2014 è la Scozia che, per la prima volta, fa decollare dalla sua base di Lossiemouth, la più a nord del paese, due aerei intercettori per scortare una formazione russa di bombardieri TU 95 Bears impegnati in un volo di addestramento al largo delle isole britanniche che si concluse normalmente senza alcuna intrusione nello spazio aereo come invece accadde due giorni prima.

Nei giorni 20 e 21 ottobre 2014 aerei intercettori appartenenti alle forze di Portogallo e Canada decollarono dalla base lituana di Siauliai per raggiungere e scortare due aerei spia russi che volavano nello spazio neutrale.

Il 28 ottobre 2014 i caccia dell’aereonautica tedesca stanziati nella base Nato estone di Amari e appartenenti alla QRA (Quick Reaction Alert) decollarono in tutta fretta per intercettare e scortare una formazione di sette velivoli militari russi (la più numerosa mai intercettata prima dalle forze Nato) che incrociava nello spazio aereo internazionale sopra il mar Baltico. Nel 2014 i contatti tra forze nato e russe hanno subito una impennata e la forza Nato di reazione veloce (QRA) è stata rafforzata considerevolmente. Dove prima vi partecipava solo la Lituania con la sua base di Šiauliai, attualmente sono coinvolte quattro nazioni (Germania, Olanda, Portogallo e Canada) con forze aeree stanziate in due basi in Lituania ed Estonia.

Il 29 ottobre 2014 episodi analoghi si verificano sul mar Baltico e in Turchia, e si concludono come di routine con l’intercettazione dei velivoli russi che, da parte loro, non violano alcun spazio aereo sovrano. A breve termine la Nato rilascia un comunicato ufficiale dove denuncia “l’incremento quantitativo e qualitativo dell’attività russa sul mar Baltico” e per la prima volta si legge che “i piani di volo delle esercitazioni russe non sono stati notificati, sono state effettuate con il transponder spento, né tantomeno è stato lasciato attivo il contatto radio con il controllo dell’aviazione civile mettendo a rischio il traffico aereo civile non potendo né comunicare né verificare l’esatta posizione dei velivoli militari russi”. Subito dopo, nel novembre 2014, il think tank legato alla Nato “European Leadership Network” (una sorta di “bollito misto” di politici europei tra cui rispunta Giorgio La Malfa), rilascia un documento (http://goo.gl/m0pn2O) in cui si parla di “Dangerous Brinkmanship” (pericolosa politica del rischio calcolato) da parte della Russia e dove si denuncia la crescente aggressività del Cremlino. Al documento viene allegata una raccomandazione per “evitare” una involontaria escalation militare: la leadership russa deve “urgentemente rivalutare i rischi del suo atteggiamento militare, e la diplomazia occidentale dovrebbe insistere nel persuadere a desistere da questi atteggiamenti”, il che suona evidentemente come un chiaro avvertimento (sanzioni e poi guerra) per interposta persona.

Il giorno 8 novembre 2014 due caccia intercettori canadesi Hornet furono coinvolti in una missione per intercettare uno Ilyushin Il-20 russo che volava al largo della costa baltica. Stando alle notizie riportate dai media canadesi, i due velivoli in forza alla Nato stavano compiendo una esercitazione nei cieli di Siauliai in Lituania quando fu richiesto il loro coinvolgimento operativo per intercettare un velivolo che “aveva violato lo spazio aereo lituano”, anche se altre fonti dichiarano che i due caccia canadesi raggiunsero i velivoli russi nello spazio aereo internazionale.

Il giorno 6 dicembre 2014, e nei giorni successivi, lo spazio aereo del golfo di Finlandia vide la presenza di molti aerei russi che svolgevano differenti tipologie di esercitazione. Alcuni caccia F18 della difesa aerea finlandese decollarono prontamente per “scortare” i velivoli e scattare alcune foto ravvicinate dei bombardieri russi, piuttosto rari da osservare.

Il 14 dicembre 2014 un aereo civile in rotta da Copenhagen a Poznan in Polonia, volo SK1755, rischia la collisione con un velivolo spia russo che volava sul mar Baltico con il transponder spento. Appena dopo il decollo il velivolo civile dovette interrompere la salita verso la quota di crociera per la presenza del velivolo spia già intercettato e scortato da due caccia svedesi.

Il 30 gennaio 2015, dall’account twitter dell’Esercito lettone, si viene a sapere che per la prima volta, due caccia Typhoons dell’Aeronautica militare italiana, hanno preso parte a una missione di intercettazione e affiancamento di un velivolo cargo militare russo Il-78 Midas. Il velivolo russo volava nello spazio internazionale sopra il mar Baltico ed era impegnato in un normale volo di addestramento.

Il 24 marzo 2015 fu una giornata piuttosto tesa. La forza di intervento rapido della NATO, affiancata da quella svedese, intercetta e scorta una flotta militare russa che vede la presenza di un bombardiere supersonico Tu-22M diretto a Kaliningrad. Come di routine, la formazione vola senza il transponder ma, per la prima volta, il bombardiere procede a velocità supersonica, provocando un immediato nervosismo nelle forze Nato. Nell’occasione sono ancora due caccia Eurofighter Typhoon italiani a decollare dalla base di Siauliau in Lituania e a dover volare oltre la velocità del suon per poter raggiungere la formazione. Anche in questo caso i velivoli russi non violarono alcuna regola ma il loro atteggiamento “aggressivo” mise in serio allarme i comandi militari Nato. Alcuni analisti hanno poi dichiarato che l’azione dell’aeronautica russa fosse un avvertimento alla Danimarca che, qualora aderisse allo scudo Nato antimissile, potrebbe diventare obiettivo di attacchi nucleari russi. La stessa esatta dinamica si ripeté qualche ora più tardi in occasione del volo di ritorno del bombardiere russo da Kaliningrad verso la madre patria.

Vale la pena di considerare con più attenzione quello che sta avvenendo nei cieli del Mar Baltico. L’incontro ravvicinato tra aerei militari Nato e russi è sempre stato all’ordine del giorno in uno spazio aereo che mette l’Europa e la Russia letteralmente faccia a faccia. Tuttavia, dopo la crisi per la riunificazione della Crimea alla Russia, la frequenza degli “incontri ravvicinati “ha subìto un incremento esponenziale.

Aerei NATO, tra cui anche velivoli italiani, sono oggi stanziati nelle basi aeree di Lituania, Lettonia ed Estonia e partecipano quasi quotidianamente a voli di intercettazione nei confronti di aerei russi in volo di addestramento o di trasferimento verso l’exclave di Kaliningrad, il piccolo pezzetto di territorio russo situato tra Polonia e Lituania.

In queste condizioni di perenne allarme e di intenso traffico militare, sono stati sfiorate due collisioni con aerei di linea e, soprattutto, il faccia a faccia tra piloti NATO e piloti dell’aviazione russa è avvenuto direttamente dagli abitacoli dei rispettivi aerei.

Attualmente il rischio di un “incidente” è molto alto, soprattutto se l’incidente venisse cercato, provocato, assecondato. E il rischio può toccare anche l’aviazione civile, come ha dimostrato la misteriosa vicenda dell’abbattimento del volo MH17 della Malaysian Airlines (vicenda manipolata dai media e avvolta dal mistero solo per confondere le acque, perché oggi si sa che l’aereo è stato quasi certamente abbattuto dalle forze antiaeree ucraine, per errore, o forse con la malaugurata idea di far ricadere la colpa sulla Russia.

In questo clima incendiario, come visto, si è inserito ad arte anche il “think tank” atlantista “European Leadership Network” che ha emanato documenti di condanna verso la politica del Cremlino con allegate “raccomandazioni” che si possono facilmente leggere come avvertimenti se non come minacce. E non è un caso che, in questi giorni, il Ministero degli Esteri russo abbia emanato una lista nera di 89 personalità politiche non desiderate in Russia e di averne dichiarato l’impossibilità di accesso al terrirorio della Federazione. Tra i nomi della lista, ancora confidenziale, è trapelato il nome dell’ex segretario britannico agli Esteri, Malcom Rifkind, che non a caso fa parte del board di “European Leadership Network”, ma è molto probabile che altri nomi di questa organizzazione siano stati spuntati e inseriti nella black list russa.