Nel corso di pochi mesi l’Unione Europea ha fatto passi in avanti per quanto riguarda il disgelo delle sanzioni verso i paesi che affiancano la Russia nell’Unione Economica Eurasiatica. Se lo scorso Dicembre era stato stretto un Accordo di partenariato e cooperazione con il Kazakhistan, la scorsa settimana è toccato alla Bielorussia. Le sanzioni gravavano dal 2010, quando l’elezione di Lukashenko era stata accompagnata da repressioni considerate dall’UE mirate a spaventare il popolo e contrarie alla prassi democratica di voto. Queste hanno sancito il divieto di visto a 170 cittadini Bielorussi considerati responsabili degli atti repressivi e anti-democratici (tra cui lo stesso Lukashenko), l’embargo per le armi e per tutti quei materiali che possono essere impiegati per la costruzione di queste, oltre ovviamente alla volontà di tenere isolata l’alleata di Mosca e al divieto di accedere a qualsiasi finanziamento dell’UE. Ora le sanzioni sono limitate all’embargo di armi, mentre possono riprendere le esportazioni di materiali, sono stati stracciati i divieti di visto e le aziende Bielorusse potranno accedere a finanziamenti europei con facilità.

Merito di tutto questo è stata la politica del leader della Bielorussia Alexander Lukashenko, in carica dal 1994. La sua recente rielezione per il quinto mandato di fila è stata ottenuta con un consenso popolare ampissimo (più dell’80% dei voti) mentre la maggiore forza di opposizione si è fermata ad un timido 4%: l’OCSE non ha potuto dichiarare illegittima anche questa rielezione. In aggiunta a ciò va considerata la centralità che il governo di Minsk e la figura del suo Presidente hanno avuto nella questione ucraina. Mentre da ovest, dopo aver finanziato e fomentato gruppi neonazisti, si spingeva per una politica oltranzista e intransigente, il leader Bielorusso è stato il tramite con i Trattati di Minsk per far dialogare l’Unione Europea con la Russia. Solo così si è evitata una vera e propria guerra nel cuore dell’Europa.

Una conquista per la Bielorussia di Lukashenko, dispregiativamente considerata “l’ultima dittatura d’Europa”, che non pregiudica assolutamente i rapporti con la Federazione Russa. E a testimonianza di questo vi sono due episodi inequivocabili: l’annuncio imminente alla revoca delle sanzioni che verrà presto elaborata una strategia bellica Russa-Bielorussa, e la frase dell’ambasciatore russo a Minsk: “la legittima volontà bielorussa di avvicinarsi all’Europa non deve però compromettere le relazioni con la “sorella Russia”. Dunque la Bielorussia continua il suo cammino lungo la sua strada, cercando appoggio anche verso ovest e non rimanendo chiusa con Russia e la Comunità dei Paesi Indipendenti (CSI). Una vittoria per la realpolitik di Lukashenko e per l’Unione Europea, che seppur rimane asservita alla NATO ed è parte integrante del “blocco occidentale”, mostra sempre più spesso segnali di avvicinamento, seppur fievoli, alla Russia e ai paesi dell’Unione Economica Eurasiatica.