Il 26 Novembre a Caracas è stato ucciso Luis Manuel Diaz, leader di Azione Democratica nello stato di Guarico, il maggior partito d’opposizione al governo socialista di Maduro. Un’esecuzione in piena regola con armi da fuoco, proprio durante un convegno che Diaz stava tenendo assieme a Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, leader dell’ala più intransigente dell’opposizione che sta scontando una pena di sedici anni di carcere per istigazione alla violenza. Gli assassini, non ancora identificati o arrestati, sono stati subito definiti come “banditi armati sostenitori del Partito Socialista”: un po’ troppo facile e fin troppo scontato.

Cosa avrebbe da guadagnare il governo di Maduro da un omicidio del genere? Assolutamente nulla, se non un calo dei consensi e la consapevolezza che l’opposizione è pronta a fare scempio del cadavere di uno dei suoi per accelerare al fotofinish della corsa elettorale. Non ci si meraviglierebbe se si scoprirebbe che gli assassini di Luis Manuel Diaz siano stati proprio i membri dell’opposizione, magari di gruppi più estremisti di Azione Democratica come Operazione Libertà, che nell’Ottobre del 2014 si macchiarono dell’assassinio del giovane deputato socialista Robert Serra e stilarono una vera e propria lista nera di persone influenti da uccidere per far cadere il governo di Maduro. Non ci si meraviglierebbe anche perché le frange terroristiche dell’opposizione hanno stretti rapporti con Alvaro Uribe, ex presidente della Colombia, filo-americano e neoliberista, che li finanza e fa da intermediario tra gli USA e questi. Conoscendo la fama di tali personaggi non c’è da porsi alcun dubbio se sarebbero in grado di sacrificare uno tra i leader più importanti dell’opposizione per delegittimare il governo e aumentare i consensi.

I sondaggi mostrano infatti come vi sia ancora un numero elevatissimo di indecisi, che renderanno i risultati elettorali incerti fino all’ultima scheda. Gli avvoltoi non vedono l’ora di spostare i festeggiamenti dalla tomba del Kirchnerismo a quella del Chavismo, che mai come ora rischia di lasciare il posto all’opposizione dopo sedici anni di socialismo, sovranità, indipendenza, patriottismo, anti-imperialismo e integrazione latinoamericana.