Non si è riusciti a scalfire la sua popolarità con la tassa su internet, non si è riusciti a creare a Budapest una nuova piazza Maidan, non si è riusciti ad installare una rivoluzione colorata nel suo paese, adesso la governance europea prova a destabilizzare Orban ed il suo governo con la questione dell’immigrazione. La propaganda europeista sta andando in scena in questi giorni in maniera piuttosto diretta e spudorata, segno forse anche di un certo nervosismo di chi l’ha messa in piedi ed una certa fretta di far crollare a Budapest uno dei pochi governi che, in barba alle sanzioni, è rimasto vicino politicamente ed economicamente a Mosca. Per spiegare cosa sta accadendo in questi giorni, bisogna partire dal racconto ‘freddo’ e ‘cinico’ della situazione; in primo luogo, in Ungheria non sta accadendo nulla di nuovo, per lo meno rispetto agli ultimi mesi: è infatti da inizio anno che diversi immigrati di provenienza siriana ed afghana, tramite il corridoio balcanico raggiungono il paese magiaro cercando quindi di approdare in Austria e soprattutto in Germania.

Un flusso continuo e costante, tanto che dati alla mano risulta chiaro come la via balcanica da almeno 18 mesi porta molti più immigrati in Europa rispetto al corridoio del canale di Sicilia; l’unico elemento nuovo è rappresentato dall’attenzione mediatica posta sulla via balcanica: fino allo scorso mese, complice le tante tragedie di fronte le coste libiche, la questione dell’immigrazione proveniente dall’Africa era di gran lunga quella più preponderante. A poco a poco, le telecamere si sono spente dai porti siciliani (dove comunque ogni giorno sbarcano centinaia di africani) e si sono accese prima a Calais e quindi nei Balcani; è solo una questione mediatica, si è deciso che l’europeo tra foto di bambini senza vita e di siriani incatenati ai binari delle ferrovie macedoni ed ungheresi deve oggi provare tanta emozione per quanto accade a chi proviene da Siria ed Afghanistan. Ma soprattutto, l’europeo medio deve iniziare a vedere nell’Ungheria di Orban un nuovo ‘stato canaglia’; tanti i servizi televisivi su cariche della polizia contro famiglie di profughi, tanti i servizi in cui si esalta chi va a prendere dai confini austriaci con mezzo proprio gli immigrati, a fronte (testuali parole di un tg nazionale) ‘di un governo ungherese che lascia camminare per strada senza alcuna protezione migliaia di disperati’.

L’Ungheria insomma, viene oggi dipinta come il paese responsabile della presunta recente impennata della crisi dell’immigrazione in Europa; nulla è più falso e per due motivi: in primis, gli immigrati vengono da paesi (Siria, Iraq ed Afghanistan) in cui mai nessun aereo ungherese ha compiuto raid aerei ed in cui mai nessun ribelle è stato armato da un solo rappresentante del governo di Budapest; l’Ungheria quindi, non è responsabile, a differenza di gran parte dei paesi NATO, dello sfaldamento delle società di quei paesi e quindi del conseguente esodo che sfrutta la via balcanica per giungere nel cuore dell’Europa. In secondo luogo, l’Ungheria ha solo applicato un sacrosanto principio, oggi denigrato e spacciato come ‘vetusto e pericoloso’: la difesa dei confini. Orban è stato molto chiaro anche dinnanzi al Parlamento Europeo: chiunque entri in Ungheria deve essere identificato, chiunque penetri nel territorio controllato dalle istituzioni di Budapest, deve essere registrato ed in seguito può raggiungere qualsiasi altra destinazione.

Per cercare di fermare questo enorme flusso proveniente dalla via balcanica, l’Ungheria ha fatto erigere un muro lungo il confine serbo; ed è stato in quel momento, che è scattata la propaganda. Nella cancellerie europee, si è intuito che davvero Orban voleva risolvere in maniera definitiva il problema dell’immigrazione; così facendo però, la Germania e gli altri paesi del centro Europa non avrebbero più avuto manodopera a basso costo da importare, non avrebbero più potuto sfruttare il business proveniente dall’immigrazione selvaggia e senza controllo. L’Ungheria di Orban quindi, rappresenta un pericolo per chi sta da anni costruendo un’Europa vassalla degli USA e senza più il ben che minimo stato di diritto; Budapest, come detto prima, è anche l’unico paese dei 28 ad essere rimasto molto vicino alla Russia, due motivi quindi per tentare di destabilizzare il paese magiaro.

Non ci si è riusciti con i ‘classici’ metodi della destabilizzazione interna, vista la popolarità di Orban e vista la struttura molto coesa della società ungherese, adesso si passa quindi alla demonizzazione estera dell’immagine di Budapest, creando ad hoc un’emergenza che in realtà esiste da tempo e dando in pasto all’opinione pubblica europea il problema dell’immigrazione. Si martella da giorni su questo tema, si mostrano immagini strappalacrime, insomma la macchina della propaganda è molto attiva in queste ore; ma almeno per il momento, Orban ha vinto sul lato diplomatico: non solo il governo di Budapest non è affatto destabilizzato, ma è riuscito a creare un blocco dell’est Europa, che non si vedeva da almeno 25 anni. Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, si sono riuniti in un vertice per discutere assieme e collegialmente della tematica dell’immigrazione; l’est Europa quindi, inizia nuovamente a rivendicare, grazie al traino di Orban, uno spazio tutto suo in cui assieme riesce a far sentire una voce comune alle sorde istituzioni di Bruxelles. L’est Europa non è e non sarà mai vassallo dello squallore comunitario; sono popoli abituati a lottare collegialmente contro chiunque abbia voglia e volontà di considerarli sudditi ed anche stavolta, sulla scia di quanto sta accadendo in queste ore, la storia si sta ripetendo.