Le Nazioni Unite calcolano che ogni mese cinquemila eritrei fuggono per cercare riparo in Europa, gli onori della cronaca catalizzano l’attenzione sulla massa di profughi che cercano di raggiungere l’Europa dall’Africa subsahariana, tra questi un numero notevole sono eritrei. I profughi in fuga testimoniano la disastrata situazione del Paese, le violenze che hanno dovuto subire e la totale negazione dei diritti umani. L’ex colonia italiana ha ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia nel 1993 quando il carismatico Isaias Afewerki-comandante del Fronte di liberazione del popolo eritreo-venne eletto presidente ponendo le basi della costituzione del partito nazionale: il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia. Dopo la presa del potere Afewerki opta per una politica accentratrice, il pluralismo politico viene negato instaurando la dittatura del partito unico, il processo di riforma costituzionale viene interrotto, la stampa viene censurata e si assiste ad una militarizzazione della Nazione. La leva obbligatoria viene estesa a tempo indeterminato causa l’instabilità ai confini con l’Etiopia. Nel 1998 i due Paesi entrano in guerra, il conflitto si protrae fino al 2000 quando l’intervento dell’Onu con la missione UNMEE scaturita dall’Accordo di Algeri, pone di fatto la zona contesa(Badme) sotto l’influenza etiope. Da allora la guerra si è trasformata in un conflitto a bassa intensità che desta preoccupazione ancora oggi.

La trattazione occidentale definisce il Paese del Corno d’Africa dispotico, un Paese dove le torture, esecuzioni, sparizioni forzate, processi extragiudiziali sono all’ordine del giorno. La violazione dei diritti umani ha spinto migliaia di eritrei a fuggire dalla spietata dittatura di Afewerki per chiedere asilo in Europa. Sarebbe riduttivo dipingere una Nazione in questi termini se non si prendessero in considerazione tutti gli aspetti che concorrono a resistere all’oltranzismo occidentale. L’autodeterminazione, l’indipendenza economica e politica sono scelte che si pagano con l’isolazionismo,la denigrazione mediatica occidentale, finanche con la destituzione. Quali sono state le scelte di Afewerki che hanno contribuito a far piombare la Nazione in una profonda crisi? Innanzitutto rifiuta categoricamente ogni forma di aiuto internazionale, l’impostazione marxista suggerisce che accettando gli aiuti alimenterebbe soltanto la dipendenza dei Paesi africani verso quelli occidentali, inoltre ha rispedito al mittente nel 2007 duecento milioni di dollari sotto forma di aiuti dalla Banca Mondiale,ha espulso le organizzazioni umanitarie accusate di fare gli interessi occidentali, ha rifiutato qualsiasi forma di cooperazione con gli Stati Uniti, in particolare con AFRICOM (comando U.S.A in Africa). Afewerki in un suo celebre discorso affermava quanto segue:”Cinquanta anni e miliardi di dollari di aiuti internazionali post-coloniali hanno fatto ben poco per sollevare l’Africa dalla sua povertà cronica. Le società africane sono diventate delle società zoppicanti, l’Eritrea deve camminare con le proprie gambe. Non ci sono dubbi sul fatto che in Eritrea ci sia stata negli anni una svolta autoritaria ma dobbiamo sottolineare anche le battaglie intraprese dal presidente per migliorare le condizioni del popolo eritreo come la lotta all’infibulazione(mutilazioni genitali femminili), abbattimento del tasso di natalità infantile, diffusione di vaccini e miglioramento delle strutture sanitarie, inoltre ha tenuto lontano una possibile radicalizzazione islamica. Tale azioni non confacenti all’Occidente hanno contribuito alla demonizzazione della Nazione, considerata un inferno dantesco.

L’azione di destabilizzazione non si riduce soltanto all’utilizzo dei mass media bensì sono stati intrapresi atti concreti da parte degli Stati Uniti. In primis hanno inserito l’Eritrea nella lista nera degli Stati che finanziano il terrorismo(in particolare di fornire assistenza e fondi al gruppo terroristico somalo al-Shabaab) ed avviato pesanti sanzioni sotto l’egida delle Nazioni Unite. Difficile prospettare quale sia il futuro per l’Eritrea, Paesi esteri potrebbero creare e supportare un’opposizione di “Ribelli moderati” stile Siria per rovesciare il dittatore e imporre la “Democrazia” magari istituendo un partito fantoccio che faccia gli interessi dei padroni. Nello stesso tempo non bisogna sottovalutare la penetrazione cinese nella regione che potrebbe cambiare gli equilibri nello scacchiere africano.