La Russia inaugura la moschea di Mosca e il mondo situato a ovest di Kiev, impietrito, non capisce. Nell’Occidente “fallacizzato”, dove l’Islam è visto come un nemico mortale del mondo “cristiano”, anche se, come ha ben detto Franco Cardini, di cristiano in Occidente non c’è più nulla, non ci si spiega come un’altra nazione cristiana, possa aprire le sue porte alla religione “maledetta”. I giornalisti e gli analisti di politica estera di estrazione liberale e neocon non sanno più che dire. Per parte di loro, quella tutto sommato migliore e più ingenua, che aveva cercato di dipingere la Russia di Putin come un baluardo della “destra”, muscolare nel suo contrasto all’immigrazione e al terrorismo islamista, tutto questo non può essere spiegato o definito. Per chi invece ha sempre dipinto l’uomo del Cremlino come una minaccia dittatoriale, non si tratta che di una conferma del suo essere “illiberale”. E, forse, ad aver ragione sono più i secondi che i primi. Sì, perché in realtà la Russia ha una storia differente da quella di molti Paesi europei. E’ un territorio vastissimo, dove l’Islam, con la sua massiccia presenza nel Caucaso e in Asia centrale, ha da sempre un ruolo cruciale, senza dimenticare che è pur sempre la seconda religione russa in quanto a numeri. Fatto che spiega il suo ruolo come collante sociale. Ma allora dove sta e dove vuole andare la Russia di Vladimir Putin? In realtà è semplice. L’uomo Putin, statista veramente smisurato, è un abile, abilissimo calcolatore.

Un calcolatore che, tra il laicismo dell’Occidente e il mondo del sacro, ha scelto l’alleanza con quest’ultimo nella sua accezione più vasta. Nell’accezione che guenonianamente potremmo definire tradizionale, della sacralità come guida della società. Mosca sta con Dio, con le tradizioni, con la tradizione. I suoi nemici non si chiamano Allah, Buddha o Visnu. I suoi nemici sono gli autori di Charlie Hebdo, sono i Soros, sono le femen, sono gli odiatori del sacro, gli intellettualoidi progressisti che vomitano sentenze quando la bocca non è impegnata ad appagare oralmente il pene del  potere, i sovvertitori dell’ordine morale e naturale. Poiché esso è, per l’appunto, ordine. E l’ordine si oppone al caos, dominante invece in Occidente, dove chiunque si sente libero di fare qualsiasi cosa, anche le peggiori nefandezze, nel nome del dissacrante valore della “libertà”, Dea Madre del pensiero liberale, giacobino e materialista. I risultati sono quelli che possiamo toccare con mano, con un Occidente in crisi di identità, dove ognuno fa per se, dove vige la xenofilia più che la xenofobia. La mania del diverso, dei distinguo. Dove “sì, il pedofilo è malato, ma c’è anche chi è meno pedofilo di altri”. Ecco, in questo mondo in cui la trasgressione, attraverso il relativismo diffuso, riesce a farsi strada sempre e comunque, spingendosi, distinguo dopo distinguo, sempre un passo più in la, anche le strategie e la coesione vanno a farsi benedire. E’, in fondo, un tutti contro tutti. L’Europa del sud contro l’Europa del nord, i progressisti contro i conservatori, i ricchi contro i poveri, i migranti contro gli autoctoni.

A questo magma che sembra preda, appunto, del caos al livello di aver toccato  il punto di non ritorno, si oppone, stagliandosi come un colosso, la Russia. Dove, certo, non sono assenti il relativismo, la ricchezza e il peccato, frutto della modernizzazione della società e comunque presenti in ogni epoca e in ogni luogo della terra, ma dove ci si appella anche e sempre a un principio ordinante di ordine superiore: il proprio popolo, la propria terra, la propria religione, quale che essa sia. E’ questa la Russia di Putin, che, a fianco di Erdogan all’inaugurazione della gigantesca moschea moscovita, si permette di lanciare un pesante schiaffo al presidente turco quando dice: “l’Isis non è l’Islam”, certamente ben sapendo quanto poco abbia fatto Istanbul  per fermare l’avanzata dei terroristi in Siria, la terra che ora l’orso russo si appresta a difendere con le armi. E l’Islam è un grande, immenso alleato di Mosca in questa battaglia contro il caos organizzato nelle sue due principali forme. Quella radical-jihadista e quella… radical chic.