La Cancelliera non aveva mai avuto problemi di popolarità tra i cittadini della Germania, o almeno non così significativi da minare la stabilità della sua posizione; i tedeschi le avevano dato fiducia persino quando l’unica rassicurazione che veniva dagli uffici della Cancelleria consisteva in un secco e convinto: “Fidatevi di me”. La maggior parte delle testate giornalistiche internazionali ha sentenziato all’unisono che la perdita di consenso della Merkel è sicuramente dovuta alle sue politiche per “arginare” il fenomeno migratorio, che difatti (e di fatto) è stato tutto fuorchè arginato. Nonostante i media nostrani e internazionali abbiano ragione, perché effettivamente la gestione della crisi dei migranti ha fatto storcere il naso a molti in Germania, il sorpasso del partito di destra Afd e la discesa verticale dei consensi verso i partiti che finora avevano dominato la scena politica tedesca – come quello dell’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) della Merkel e il partito Social-Democratico della Germania (Spd) – non sono fenomeni che possono essere spiegati indicando semplicemente una sola causa, per quanto questa sia determinante e influente.

Non è vero che i cittadini non si fidino delle politiche della Merkel o della sua politica di gestione del flusso migratorio; i cittadini non si fidano della Merkel, punto. La fiducia di un Popolo, per quanto questo sia emotivo e suscettibile a repentini cambi di posizione, non si sgretola così facilmente. Gli scontri e i battibecchi che si sono aperti recentemente all’interno della coalizione di maggioranza non hanno certo contribuito a presentare un’immagine di stabilità e sicurezza; il popolo vorrebbe vedere alla guida del proprio paese un team di persone pronte ad intraprendere un percorso comune. Invece il ministro dell’economia Sigmar Gabriel nelle ultime settimane ha pubblicamente espresso il suo dissenso verso le decisioni della Cancelliera, dimostrando che anche all’interno del Governo non ci si trova più d’accordo come all’inizio del mandato.

Non ha ‘solo’ buttato benzina sul fuoco esprimendo il suo scetticismo nei confronti della retorica e della metodologia usate dalla Merkel per trattare la questione dei migranti. Difatti, la scorsa settimana, fu lui stesso ad annunciare la fine delle trattative per l’implementazione del TTIP dicendo: “Le negoziazioni con gli Stati Uniti sono fallite perché noi, come europei, non possiamo piegarci ai diktat degli americani.” Subito dopo però erano arrivate le smentite della Cancelliera: “Anche se le trattative commerciali richiedono tempo, il processo è in funzione. Siamo entrati in una fase cruciale e abbiamo l’appoggio di 28 stati membri dell’Unione europea. Se le condizioni saranno soddisfatte, la Commissione è pronta a portare a termine l’accordo entro la fine dell’anno.” Quale immagine è passata quindi ai cittadini? Quella di un governo che su un argomento di enorme rilevanza nazionale come l’implementazione del Trattato transatlantico non condivide una visione comune. Sono tanti i tasselli che insieme disegnano la probabile futura rovina di Angela Merkel alle prossime elezioni: non solo quindi lo scontento nato per la gestione dei migranti, piuttosto il supporto espresso verso quel guinzaglio a stelle strisce che sarebbe stato il TTIP, il rapporto quantomeno ambiguo intrapreso con la Turchia di Erdogan e, infine, la totale mancanza di carisma. O meglio, con le parole usate da ‘Hitler’ nel film “Lui è tornato”: “Ora la Germania è guidata da un leader con il carisma di un salice piangente.”

I primi exit poll mostrano in testa il partito Spd con il 30% dei voti, a seguire il partito della Cancelliera (Cdu) tra il 20% e il 23% e la Afd che sale alla percentuale storica del 21%. Una riconquista della destra che (quasi) non si vedeva dal ’45. A proposito di quegl’anni, vogliamo fare dono alla Merkel di un prezioso consiglio. Che guardi il film “Lui è tornato”, e se l’ha già fatto che lo riguardi. Forse così riuscirà a comprendere che il popolo ha un estremo bisogno di porre fiducia in una figura che dimostri di amare infinitamente la propria patria. E, nella pellicola, qual è l’unico partito che ‘Hitler’ guarda con ammirazione e unico possibile alleato? Quello dei Verdi (Die Grunen), le cui politiche sono strettamente legate alla difesa dell’ambiente della nazione.