Negli ultimi mesi sono aumentati gli episodi di attacchi diretti alle infrastrutture sanitarie nelle zone di guerra. All’inizio della settimana, il presidente di Medici Senza Frontiere Joanne Liu aveva lamentato “la continua presa di mira dei luoghi addetti alle cure dei feriti”. Ammonta a 94, continua a dire Liu, il numero dei bombardamenti che dal 2011 hanno colpito gli ospedali in Siria. Ma sembra che sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aleggi perennemente una coltre di torpore, tanto da credere che quelle comode poltrone del Consiglio abbiano capacità soporifere. Forse sono troppo comode. Perché hanno il sonno pesante i nostri funzionari europei. Neanche le bombe sembrano svegliarli… C’è voluta l’escalation di violenza raggiunta due settimane fa ad Aleppo per obbligare il trasognato Ban Ki-Moon a ridestarsi dal suo sonno profondo. Prima, infatti, la scorsa settimana le forze anti-governative hanno accusato il regime di Assad di aver bombardato un’infrastruttura di MSF, uccidendo più di 55 persone. E giù con le critiche alle forze governative siriane, nonostante l’effettiva partecipazione di Damasco non fosse stata confermata, anzi. Successivamente, sempre ad Aleppo, sono rimaste uccise almeno 3 persone e rimaste ferite 15 dopo una serie di attacchi bomba organizzati dai ribelli. Quest’ultimo è stato il sesto attacco terroristico di questo tipo da quando si sono intensificati i combattimenti in Siria ormai due settimane fa. A questo punto è giusto ricordare l’episodio dell’ospedale di Kunduz, in Afghanistan, dello scorso ottobre. Le forze statunitensi pensavano vi si nascondessero milizie di talebani armati; alla fine il risultato è stato di 40 morti, tutti civili. Medici Senza Frontiere parla di “un crimine di guerra senza attenuanti”, non essendo presenti nella struttura, al momento dell’attacco aereo, combattenti armati. Joanne Liu ricorda che da ottobre dell’anno scorso l’Arabia Saudita ha colpito almeno 3 ospedali principali in Yemen, ma nello stesso tempo ha pregato di ricordare che questo scempio continua ad avere luogo anche in Sudan, nell’Africa Centrale e nell’Ucraina dell’est. Allora qual è la risposta del mondo occidentale, che ha sempre vantato la sua superiorità etico-morale nella difesa dei diritti dell’uomo, a pratiche che prevedono lo sganciare bombe su feriti distesi nei letti e su coloro che cercano, senza discriminazioni e con un gran cuore (nonché fegato), di aiutarli? Un’ inutile tavola rotonda, l’ennesima. A questa si sono seduti anche i rappresentanti della Nuova Zelanda, della Spagna, dell’Egitto, del Giappone e dell’Uruguay, tutti membri non-permanenti dell’esecutivo delle Nazioni Unite, mentre a fare gli onori di casa c’erano Cina, Francia, Russia, Inghilterra e Stati Uniti.

La risoluzione passata ieri dai nostri instancabili guardiani della sicurezza prevede un piano di 14 punti. Non include solo la richiesta di non bombardare più gli ospedali, ma prevede anche che tutte le entità belligeranti permettano al personale medico la totale immunità dalle tattiche distruttive delle forze combattenti, nonchè un passaggio sicuro apposito in zone teatri di conflitti. Fanno sorridere (perché ormai non ci è rimasto nient’altro, se non un po’ di sana ironia nera) le dichiarazioni di Francia e Inghilterra a seguito dell’incontro del Consiglio di Sicurezza. Tutti e due i paesi hanno fatto sapere attraverso i loro rappresentanti che sì, accolgono a braccia aperte la risoluzione, ma che effettivamente questa non prevede niente di nuovo rispetto alle leggi internazionali già in vigore da tempo. A questo punto le dichiarazioni della Russia sembrano le più concrete. Mosca ha supportato con forza tutti i punti della risoluzione, ma ha chiesto anche che tutti i file e documenti che contengono le informazioni dei bombardamenti agli ospedali vengano pubblicati e resi oggetto di un vero e proprio processo internazionale, così che questi episodi non vadano a gettar fango solo su quei paesi solitamente presi di mira e incolpati aprioristicamente dai media internazionali, ma che piuttosto permettano di individuare le giuste colpe e addossarle agli effettivi colpevoli. Se questo progetto di un “tribunale internazionale”, che sia capace e irremovibile nelle sentenze quando l’accusa è la codardìa e la disumanità, non verrà adottato al più presto, ancora per molto, molto tempo, saremo costretti a vedere le foto degli sguardi disperati di chi, impossibilitato a difendersi, è stato bombardato mentre veniva curato in una stanza d’ospedale.