Nel caso della crisi in atto in Terra Santa rimarrà negli annali l’immagine, ripresa da Majdi Mohamedd dell’AP, dell’avvocato palestinese che calcia via con irruenza, respingendolo lontano, un lacrimogeno sparatogli appresso dalle forze di sicurezza dello Stato sionista. La foto, per la quale proponiamo il titolo significativo di “Calcio al Terrore”, mostra un uomo dell’intellighenzia, istruito e occupante una posizione di rilievo nella società, scendere in piazza, manifestare nettamente il proprio “NO” all’ennesima prova di forza imposta alla martoriata nazione palestinese, al più recente degli innumerevoli tentativi di prevaricazione messi in atto da Israele per schiacciare sotto il suo tallone un popolo praticamente indifeso. La sequela di (presunte) aggressioni denunciate dai media israeliani, nelle quali presunti “lupi solitari” palestinesi si sarebbero lanciati armati di coltello all’assalto di innocenti e innocui cittadini israeliani, civili e militari, oltre a essere decisamente ridotte di numero, sono sintomatiche della necessità dell’impegno degli intellettuali per porre fine alla prepotenza di Tel Aviv e agli annessi crimini del suo braccio armato, lanciatosi negli ultimi giorni nel periodico safari, con la solita scia di sangue tipica di queste brutali caccie all’uomo.

L’azione degli intellettuali è ora come non mai vitale affinché la Palestina possa acquisire maggiore influenza; il coraggio volubile di Hamas, incerta nella sua opposizione all’occupante che tende spesso a essere equivocata ed è facilmente tacciata di “terrorismo” da un’informazione scadente sempre pronta a considerare pericolosi Trident i barili esplosivi che vengono definiti “missili”, non è un’efficiente garanzia in tal senso. Vedere i rappresentanti della Legge (l’avvocato fotografato non era solo) scendere in campo a Gerusalemme ed affrontare, come i comuni cittadini, la repressione nella sua forma più tipica, senza distinzioni di cultura, istruzione e (parola odiosa) “classe”, denota un salto di qualità. Parole e azione da parte degli intellettuali dovranno andare di pari passo. Nessuna cultura potrà mai impugnare un’arma1, ma la cultura potrà essere essa stessa la più forte e persuasiva delle armi. E se i suoi rappresentanti si mostreranno fisicamente al fianco dei loro concittadini, correndo i loro stessi rischi in una battaglia comune, sarà ancora meglio. Finchè non si creerà una sinergia tra le principali anime della cultura palestinese, finché esse non riusciranno a costituire un fronte comune, l’opposizione alla protervia resterà disorganizzata e apparirà al mondo come una rabbia diffusa ma senza concretezza.

L’Intifada degli intellettuali potrebbe perciò rappresentare un’ancora di salvezza per i palestinesi; in questo caso un comune legame fatto di onestà intellettuale e buon senso li legherebbe a numerosi loro omologhi in campo israeliano che oramai da anni denunciano le nefande bassezze che hanno reso caldi gli ultimi anni. Paradossalmente, proprio la realtà in Israele dovrebbe fungere da modello in questo caso: attraverso i vari Grossman, Oz e Yehoshua, il mondo culturale israeliano ha già creato un fronte compatto contro le politiche del suo governo, aiutando in maniera inestimabile la causa palestinese, andando oltre le poche possibilità offerte loro in un mondo dominato dalla sindrome della fortezza assediata e dai fautori dell’aggressività a oltranza.Inquel calcio quindi si condensano speranze di cambiamento, volontà di rinnovamento e una forte valenza simbolica. L’avvocato, simbolo della Legge, calcia il lacrimogeno, calcia con esso l’Arbitrio, riafferma in una terra che sembra averla dimenticata il ruolo della Giustizia, quella con la “G” maiuscola, che prevarica le singole opinioni e i contesti storici. La Giustizia traguardo di chi vuole restare umano, di chi chiama le cose col proprio nome, di chi non accetta di vedere periodicamente i propri fratelli di sangue bruciati dal fosforo o dai proiettili d’artiglieria. In questo senso, l’avvocato fotografato da Majdi Mohammad si fa parte civile della sua società, regalando inoltre ai posteri un’immagine degna di figurare tra le più simboliche ed emozionanti degli ultimi anni.

1 Tratto da: “Appello degli Intellettuali palestinesi”, 2002