L’Unione Europea e la Russia sono di nuovo ai ferri corti. Questa volta il disaccordo tra le due forze politiche è sul futuro dell’economia ucraina. “Dal primo gennaio entra in vigore l’accordo d’associazione tra Ucraina e Unione europea, firmato due anni fa, e questo allontana ulteriormente Kiev dall’orbita russa, con evidente disappunto di Mosca”, comunica il portale Euronews.  Il 15 dicembre a Kiev si è tenuta la prima riunione del Consiglio di associazione UE-Ucraina. Secondo Ostap Semerak, Ministro del Governo ucraino, si tratta di un organo politico finalizzato a coordinare l’intero processo di integrazione europea anche per i prossimi anni.  Malgrado le accese speranze di Semerak, però, la discussione tra Unione Europea e Federazione Russa sull’accordo di associazione ha l’aspetto di una vera e propria contesa, nella quale l’Ucraina ricopre unicamente il ruolo di una succulenta fetta di torta da spartire. Alla NATO serve un punto strategico da cui monitorare e limitare la forza di una Potenza in via di celere sviluppo, mentre a Putin non piace l’idea di avere le basi nemiche ai confini del proprio Stato. Tale supposizione è stata confermata nel corso dell’incontro di martedì 15 dicembre a Kiev. 


Per la Russia, l’Ucraina non dovrebbe avere diritto a scambi preferenziali con la Comunità degli Stati Indipendenti una volta allineata al blocco di commercio con gli Stati europei. Un’altra preoccupazione di Mosca consiste nel fatto che, senza nuove norme doganali, Kiev potrebbe ri-etichettare i prodotti provenienti dall’UE, al momento sotto embargo, e indirizzarli così al mercato russo.  “Eravamo quasi vicini a una soluzione e se ci fosse stata la volontà politica l’avremmo trovata, ma da parte della Russia non c’è stata abbastanza flessibilità per farlo”, dichiara la commissaria UE Cecilia Malmstroem dopo il fallimento dei negoziati trilaterali, “dopo 18 mesi di discussioni, non ce ne saranno più in questo formato a tre”. A questa affermazione il Ministro dello Sviluppo Economico russo ha replicato che gli accordi sono naufragati perché i governi dell’Ucraina e dell’Unione Europea non erano disposti a tenere conto degli interessi della Russia.  In seguito alla riunione del Consiglio di associazione UE-Ucraina, il 17 e 18 dicembre, ha avuto luogo il Consiglio Europeo dei Capi di Stato. Nonostante la richiesta del Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Matteo Renzi di rivedere le norme dell’embargo, l’Unione Europea ha prolungato la valenza delle sanzioni contro Mosca per altri 6 mesi, fino a luglio 2016. Si tratta di una decisione che potrebbe ledere gli equilibri geopolitici finalizzati alla lotta contro la minaccia del terrorismo islamico.

Per la prima volta le forze occidentali, in particolare gli USA, avevano acconsentito a collaborare a stretto contatto con la Russia per combattere l’ISIS, ma i dissidi sulla questione ucraina sembrano aver avuto la meglio. In replica a questa grave presa di posizione, il Primo Ministro Dmitrij Medvedev da Mosca dichiara di estendere le sanzioni in vigore contro i prodotti agro-alimentari europei. Alla luce di questi presupposti, l’accordo di associazione tra UE e Ucraina entrerà comunque in vigore. Se in direzione di Kiev per la Russia non ci sono prospettive, nei confronti della Georgia, già dal 23 dicembre si aprono nuove possibilità. Da quel giorno, infatti, saranno facilitate le procedure di rilascio del visto ai cittadini georgiani, come espresso in un comunicato del Ministero degli Esteri russo. Il 2016 è alle porte. Sarà un anno come gli altri oppure rimarrà alla storia per i cambiamenti delineati a tratto pesante sull’assetto politico e territoriale del globo?