È di pochi giorni fa la notizia relativa ad una eventuale incriminazione a carico del candidato per le elezioni presidenziali americane con il Partito Democratico, Hillary Clinton, rea di aver utilizzato un server privato anziché uno governativo per delle comunicazioni in posta elettronica ritenute classificate, ovvero protette dal segreto di stato, durante il periodo di esercizio della carica di Segretario di Stato sotto la prima amministrazione Obama.

Nel marzo scorso WikiLeaks aveva pubblicato oltre 30mila email stipate nei server privati della stessa Clinton, delle quali poco più di duemila contenevano informazioni sensibili di pertinenza governativa. Su 50mila pagine di documenti, circa 7500 erano state inviate dalla candidata alla Casa Bianca, pertinenti al periodo 30 giugno 2010-12 agosto 2014. Addirittura, 1258 di queste contenevano informazioni relative alla partecipazione degli Stati Uniti al conflitto iracheno, sul quale anche il rapporto Chilcot in questi giorni si è pronunciato riguardo al ruolo di Tony Blair in qualità di Primo Ministro inglese. Per tale ragione è stata sottoposta ad un lungo interrogatorio da parte dell’FBI, che nella giornata di martedì ha emesso un verdetto circa le informazioni ottenute dall’interrogata.

Secondo quanto riportato dai media oltreoceano, il Direttore del FBI James Comey, repubblicano, si è pronunciato in una assoluzione dell’operato della Clinton, sostenendo che le raccomandazioni dell’agenzia a riguardo fossero di soprassedere ad una eventualità di aprire un procedimento a carico della donna, aggiungendo che nessun procuratore sano di mente istruirebbe un’accusa a carico dell’ex Segretario di Stato. La Clinton se l’è dunque cavata con una pacca sulla spalla e poco altro, visto che le sue azioni sono state definite come “estremamente negligenti”, sebbene tale comportamento fosse da considerarsi reato penale secondo l’Espionage Act.

In ben altre occasioni, tuttavia, il comportamento delle autorità centrali era stato molto meno soft nei confronti dei trasgressori, come ad esempio l’ex Direttore della CIA e Generale a quattro stelle David Petraeus, costretto nel 2012 alle dimissioni dopo aver passato alla sua biografa e amante Paula Broadwell informazioni classificate da inserire nel manoscritto. Sorte ben peggiore è accaduta all’ex collaboratore informatico dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale americana, NSA, Edward Snowden, reo di aver rivelato nel giugno 2013 i contenuti di due programmi classificati di spionaggio condotti dall’intelligence americano nei confronti di alcuni Paesi dell’Unione Europea, pubblicati sul Guardian, costringendo così lo stesso Snowden a recarsi dapprima ad Hong Kong, per poi stabilirsi temporaneamente a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico temporaneo fino al 2017. Alla notizia della potenziale incriminazione a carico di Hillary Clinton, l’ex NSA ha pubblicato un tweet in cui dice: “Vìola le regole della classificazione per il bene comune e sarai esiliato, fallo per interessi personali e diventerai Presidente”, con un chiaro riferimento al coinvolgimento del candidato democratico.

Un’altra cosa che ha suscitato malumori nell’opinione pubblica americana è stato un incontro privato tra Bill Clinton e il General-Attorney (quasi come un Ministro della Giustizia, non un PM) Loretta Lynch, tenutosi sul jet privato di quest’ultima a Phoenix, in Arizona. In qualità di consigliere giuridico della Casa Bianca, la Lynch ha la facoltà di supervisionare l’operato di tutte le agenzie di sicurezza facenti capo al governo centrale, FBI inclusa. Tale incontro è stato pubblicizzato da diverse televisioni statunitensi, cui hanno fatto seguito le dichiarazioni dello stesso procuratore, la quale ha dovuto “tirarsi fuori” dalla partecipazione al giudizio della Clinton, sebbene non a tutti sia stato gradito un incontro tra l’ex Governatore dell’Arkansas e la stessa Lynch soltanto una settimana prima della decisione.

La riprova di ciò che accade, senza lanciarsi in giudizi che possano essere di pregno contenuto giuridico, è che il doppiopesismo agisce anche nel giudicare i comportamenti di pubblici funzionari, se in ballo vi sono interessi nazionali che esulano dal semplice corso degli eventi. Il comportamento della Clinton si inquadra in un contesto di violazione di norme molto severe, ma la sua posizione, ha aiutato a maturare una decisione decisamente impopolare.