La Giordania sembra in procinto di mettere al bando i Fratelli Musulmani; mercoledì 13 aprile infatti la polizia ha compiuto una retata negli uffici dell’organizzazione islamista radicale e li ha chiusi con tanto di sigilli. Le autorità non si sono  espresse al riguardo e non risulta ancora chiaro se l’intenzione sia o meno quella di dichiarare fuorilegge la Fratellanza, fatto sta che negli ultimi due anni il governo giordano ha incrementato le restrizioni nei confronti dell’organizzazione, vietandone le manifestazioni e arrestando alcuni suoi leader che avevano assunto comportamenti sovversivi. A inizio 2016 veniva rilasciato uno dei capi del ramo giordano, Zaki Bani Rusheid, dopo 18 mesi di detenzione per aver protestato sui social network contro la decisione degli Emirati Arabi di inserire la Fratellanza nella lista delle organizzazioni terroriste, provvedimento già precedentemente messo in atto da Arabia Saudita, Egitto ma anche da Siria e Russia, ben prima. Fu proprio Mosca nel 2003, in seguito a una sentenza della Corte Suprema, a mettere al bando i Fratelli Musulmani in quanto accusati di finanziamento e supporto logistico nei confronti dei jihadisti ceceni guidati da Shamil Basayev e dal saudita Emir Khattab.

In Egitto il governo al-Sisi decise di mettere al bando il movimento in seguito a una campagna di attentati terroristici perpetrati da gruppi islamisti dopo la deposizione dell’ex presidente Mohamed Morsi, legato ai Fratelli Musulmani egiziani, i quali vennero accusati dalle autorità del Cairo di esserne i mandanti. Se da una parte i Fratelli Musulmani ancora oggi accusano al-Sisi di “golpe”, dall’altra bisogna tenere ben presente che milioni di egiziani scesero in piazza nell’estate del 2013 per chiedere le dimissioni degli islamisti, dopo un drammatico anno di governo caratterizzato da pesanti violazioni dei diritti umani, della libertà di stampa e di espressione; politiche che in diversi casi facevano gli interessi di gruppi  come Hamas piuttosto che dell’Egitto stesso. Diversi furono inoltre i provvedimenti di stampo religioso che mal si coniugavano con le esigenze primarie del popolo egiziano. I Fratelli Musulmani risultano oggi fortemente in crisi, soprattutto per quanto riguarda il ramo egiziano con le sue scissioni interne e quello palestinese di Hamas. In Medio Oriente fanno sempre più fatica a trovare sostegno, con molti dei propri esponenti rifugiatisi in Qatar e Turchia. I paesi europei invece sembrano non rendersi conto del rischio generato dalla Fratellanza e questo, almeno secondo alcuni analisti, perché l’organizzazione non viene vista come propensa alla rivolta armata ma piuttosto come una frangia legata all’Islam politico che si occupa principalmente di indottrinamento religioso e politico. Inutile dire che tale valutazione risulta alquanto approssimativa e superficiale visto e considerato che la lotta armata è soltanto una modalità operativa per implementare un determinato tipo di governo, ma non è certo un criterio distintivo per definire il livello di radicalizzazione di una frangia o gruppo.

Il problema è a monte, nell’ideologia che viene predicata e  personaggi come Hassan al Banna, ma in particolare Sayyd Qutb, non risultano certo essere tra i più moderati in quanto a islamismo,  basta leggere le loro opere per rendersene conto. Vi è però anche un discorso che è ben più serio di quello ideologico ed è quello politico (del resto è difficile credere che l’intelligence dei paesi occidentali non sia al corrente della matrice ideologica della Fratellanza). I governi di paesi come Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno per lungo tempo sostenuto i Fratelli Musulmani, considerandoli utili alleati non soltanto in chiave anti-sovietica ma anche anti-serba negli anni ’90. In aggiunta, secondo alcuni, i Fratelli Musulmani potrebbero essere utili come strumento per arginare eventuali derive radicali in Occidente, una visione che non può non destare molte perplessità visti i precedenti storici e la documentazione ideologica. Ancora oggi c’è qualche intellettuale convinto che bisognerebbe appoggiare i Fratelli Musulmani in Egitto e in altri paesi. Del resto le stesse Primavere Arabe sembravano dover portare al potere gli islamisti in Libia, Tunisia, Egitto e Siria; un piano elaborato a tavolino? Possibile, ma decisamente mal riuscito. I fatti hanno mostrato un’altra realtà, secondo cui gli islamisti non sono necessariamente visti di buon occhio dalla popolazione.