Diversi sondaggi confermano che 2 tedeschi su 3 non voteranno la Cancelliera Merkel nelle elezioni del prossimo anno, che dovrebbero aver luogo non più tardi dell’ottobre 2017. Il disprezzo verso l’establishment non è un sentimento che è possibile scorgere unicamente negli U.S.A. attraverso il successo di Donald Trump, piuttosto sta penetrando negli animi della maggior parte dei cittadini degli stati europei. Ma non ci provino i benpensanti, le motivazioni non sono da ricercare nell’emergenza terrorismo e immigrazione. Ai cittadini occidentali manca la figura di un leader carismatico, irremovibile, orgoglioso. Più di due terzi dell’elettorato tedesco non appoggia la politica di Angela Merkel. Questo sentimento di sfiducia e di distacco dalla linea amministrativa della Cancelliera è stato confermato dai sondaggi pubblicati qualche giorno addietro sul magazine Cicero, e forniti dall’Istituto Nazionale delle Scienze Applicate. Le prossime elezioni federali in Germania, nonostante non sia stata ancora fissata una data, dovrebbero essere indette non più tardi del 22 ottobre 2017, data in cui verrà eletto un nuovo Cancelliere e in cui verranno affidati nuovi seggi nel parlamento attraverso il sistema di rappresentazione proporzionale. Il malcontento è uniformemente distribuito su tutta la nazione: nella Germania occidentale il 63.8% degli intervistati critica fortemente la politica della Merkel, mentre nella Germania orientale la percentuale di cittadini che non si rispecchia nell’attuale trend del governo sale al 64.8%. Se si vuole andare più a fondo nei sondaggi tra il 4 e il 5 maggio sono state intervistate, sempre dall’INSA, 2.048 persone, tutte tra i 45 e i 54 anni di età. Il risultato: più del 70% si è pronunciato negativamente sull’operato della Cancelliera.

A questo punto sembra lapalissiano affermare che i tedeschi non auspicano un eventuale quarto mandato della Merkel. Ma non è finita qui. In un ulteriore sondaggio sempre svolto dall’INSA, ma questa volta pubblicato per il magazine Bild, sembra che in Germania i due maggiori partiti politici non riuscirebbero a raggiungere la soglia del 50%, necessaria per formare una coalizione in grado di governare. Anche nelle elezioni del 2013 il governo entrante, composto dall’Unione Cristiana Democratica(UCD), dall’Unione Cristiana Sociale (UCS) e dal Partito Libero Democratico (PLD), fallì nel tentativo di raggiungere la maggioranza, il che costrinse la Merkel a formare una grande coalizione anche con il partito dei Democratici Sociali. I sondaggi ci ricordano la ciclicità della storia (politica), anche se questa volta il ciclo è stato piuttosto breve. L’INSA sostiene che se si votasse oggi il partito della Cancelliera (UCD), insieme con il partito gemello bavarese dell’Unione Sociale Cristiana (USC), raggiungerebbe a malapena il 30.5%. Il magazine Bild quindi stima nelle sue proiezioni che il partito dei Democratici Sociali – che si avvicinerebbe al 19.5% di consensi – farà parte quasi sicuramente della futura maggioranza dopo le elezioni del 2017.

Questa è la cornice politica che racchiude in sé l’istantanea della Germania. Ed ecco che riecheggia nella nostra testa la retorica dei benpensanti, dei radical-chic, dei lib-lib. Credono che le cause che hanno provocato tale sfiducia siano scaturite dalla paura del terrorismo e dalla xenofobìa maturata dopo che è cominciato a sgorgare l’inarrestabile flusso migratorio. Ma non è così. La verità è che i cittadini, tedeschi o italiani, statunitensi o austriaci, e così via, sono stanchi di vedere, alla guida del proprio paese, non un vero condottiero, degno di racchiudere nella sua immagine i sogni di grandezza dei cittadini, ma piuttosto molli figuri senza spina dorsale, senza un briciolo di carisma, nemmeno in grado di presentarsi vestiti come si deve agli incontri istituzionali (ogni riferimento al nostro Premier è puramente casuale). Se poi a questa mancanza di personalità, di ardore, si aggiunge la consapevolezza dei cittadini europei che i propri leader siglano accordi sporchi, macchiati dal sangue, con paesi come la Turchia, è chiaro che non ci si può aspettare il rispetto, la fiducia del popolo.

Viviamo nell’era della globalizzazione, e ormai anche un meccanico di Caltanissetta sa che la Turchia ha finanziato il sedicente Stato Islamico. Sono tanti i cittadini europei, anche quelli appartenenti alla classe medio-bassa, consapevoli delle oscenità del governo di Erdogan. Ora, se si vede il proprio paese genuflettersi costantemente, quasi ritmicamente, ad un paese che non rispetta la libertà di stampa, che tiene sotto il suo giogo di violenza i propri cittadini, che finanzia il terrorismo e che continua a compiere indisturbatamente crimini vergognosi contro la minoranza curda, allora sembra normale che l’unico sentimento che possa nascere tra i cittadini sia lo sdegno. Il film “Lui è tornato” parla chiaro. I cittadini vogliono un leader. Un vero leader. E sono così disperati, sfiduciati, che voterebbero, ancora una volta,purtroppo, una figura come quella di Lui.