L’editorialista del Corriere ha scatenato un sentimento di terrore nei lettori che, alla vista delle parole “Guerra Fredda”, “attacco nucleare”, “rifugio anti-atomico”, hanno immaginato le sfilate di carri armati per la Piazza Rossa, i caccia sfrecciare nei cieli della capitale russa e chissà quale altro nefasto scenario di carestia. Tutto ciò si rifà ad un documento apparso per le strade del quartiere di Kuzminki, nella periferia sud di Mosca, nel quale si avverte la popolazione del fatto che, a causa della concreta minaccia di un attacco nucleare da parte di Paesi nemici della Russia (Stati Uniti e Paesi Satelliti) si incentiva la popolazione a iniziare una colletta che, con un contributo minimo di 500 rubli (8 euro), consentirà di costruire un rifugio anti-atomico e di affrettarsi nel prenotare un posto, vista la limitatezza degli spazi a disposizione.

Il manifesto apparso nel quartiere Kuzminki, a Mosca, che ha scatenato l'allarme

Il manifesto apparso nel quartiere Kuzminki, a Mosca, che ha scatenato l’allarme

Mentre sui social network gli utenti se la ridono a crepapelle per il messaggio, di cattivo gusto ma pur sempre finto, in Italia c’è chi pensa bene di prenderlo per buono, con grave superficialità, generando un panico ingiustificato. Sebbene si debbano tenere in considerazione una serie di fattori che sì, rassicuranti possono non esserlo, essi non includono messaggi di terrore e intimazioni al prepararsi al peggio con una raccolta fondi popolare. La clamorosa bufala raccolta da Dragosei e propagandata in lungo e in largo per gli utenti del Corriere, ha contribuito a generare disinformazione e diffidenza sulle condizioni di un Paese che, per quanto possa essere considerato inospitale dal mainstream, viene ulteriormente demonizzato per ignoranza e noncuranza di chi dovrebbe occuparsene. Pronta è giunta la risposta dell’Associazione GIM Unimpresa capeggiata dal Console Onorario d’Italia presso Lipetsk, Vittorio Torrembini, con un comunicato ufficiale inviato al direttore del Corriere della Sera nel quale si critica aspramente l’atteggiamento di Dragosei e il contenuto di questo articolo dal tono a tratti diffamatorio. Tanti esponenti della comunità italiana a Mosca si sono schierati con la dichiarazione di GIM, in quanto tali obbrobri giornalistici non fanno altro che assommare difficoltà per chi tenta ancora di cercare una strada di investimento in Russia, già di per sé tortuosa se non impraticabile.

La lettera contro l'editoriale di Dragosei dell'associazione GIM Impresa

La lettera contro l’editoriale di Dragosei dell’associazione GIM Impresa

Chi scrive è forse più addentro alla comunità italiana di Russia di quanto non lo sia un importante editorialista come Dragosei, forse troppo comodo in poltrona nella sua Milano per comprendere la cattiva qualità del servizio che ha reso al lettore che paga l’abbonamento e all’imprenditore che legge in rassegna un presagio di catastrofe. Al giorno d’oggi occuparsi di esteri pare più difficile che mai, e la condotta del giornalista dovrebbe seguire un principio, quello della verità, che se sottovalutato conduce a queste imperdonabili cadute di stile. Magari il rifugio lo stanno costruendo, ma non di certo coi 500 rubli che si danno alla portinaia in fondo alle scale del proprio palazzo.