di Alessandra Schirò

La Moldova, ex Moldavia, è una Repubblica Parlamentare che conta più di 3.555.200 abitanti. Confina con Romania e Ucraina e ha ottenuto l’indipendenza dall’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nel 1991. Da allora la sua lingua ufficiale è una varietà standard della lingua romena, il moldavo.  Il nuovo anno ha portato grandi cambiamenti in direzione filo-europea per l’ex Repubblica Socialista Sovietica. Il 20 gennaio dal Parlamento è stato eletto al ruolo di Primo Ministro Pavel Filip, vice presidente del Partito Democratico moldavo e, dal 2011 al 2016, Ministro dell’Informazione e dei Media. L’emancipazione di questa figura politica contraddittoria e contrastante con gli ideali del popolo è degenerata in rivolta. “La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a colazione. La libertà un agnello bene armato che contesta il voto”, diceva Benjamin Franklin.

“Centinaia di manifestanti hanno sfondato i cordoni di polizia a Chisinau, in Moldova, riuscendo a fare irruzione in parlamento. Migliaia di persone protestano contro la formazione di un nuovo governo guidato dal filo-occidentale Pavel Filip (…) Hanno votato a favore del nuovo esecutivo 57 deputati su 101, ma il nuovo premier ha dovuto annunciare la struttura e il programma del governo dai seggi del parlamento perché i socialisti avevano occupato la tribuna dell’aula chiedendo elezioni anticipate. Almeno un migliaio di persone sta protestando contro il nuovo governo Filip fuori del palazzo del parlamento”, annunciava il 20 gennaio rainews.it sulla scorta di quanto riportato da Ria Novosti, Life News e Moldavian Business Channel. Quali potrebbero essere dunque i motivi dietro tanto malcontento?

Innanzitutto “La Moldavia è fuori da ogni dubbio il Paese più povero d’Europa”, spiega East Journal, “Con un PIL pro capite annuo di 2.300 dollari, (…) La Moldavia si trova stretta tra due poli di attrazione, Russia ed UE, e come nel caso dell’Ucraina (…), gli avvicinamenti a una o all’altra parte, che la Moldavia compie, comportano delle reazioni che si riflettono inevitabilmente sulla propria disastrata economia.”  Entrando a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 con la speranza di concludere accordi con i Paesi dell’Unione Europea, la Repubblica Moldova si è trovata in questo modo fuori dall’orbita di Mosca. Si noti che per le importazioni di gas essa dipende interamente dalla Russia. Inoltre, “La produzione vinicola in Moldavia ha una storia millenaria, ed è stata la maggior produttrice e esportatrice di vino dell’Unione Sovietica”, successivamente dellaFederazione Russa, ricorda East Journal. Nel 2006 l’agenzia sanitaria governativa di Mosca ha deciso di porre un embargo sulle importazioni di vino provenienti da Chișinău, capitale moldava. Inoltre, la ratifica dell’Accordo di associazione UE, siglato dalla Repubblica Moldova nella primavera del 2014, e divenuto effettivo nell’ottobre dello stesso anno, ha comportato una limitazione anche nelle sue esportazioni di carne.

Un’altro ostacolo all’europeizzazione moldava è la presenza di antagonismo slavofilo nella regione secessionista della Transnistria, patria del celebre scrittore contemporaneo Nikolai Lilin. Ufficialmente Repubblica Moldava di Pridnestrovie, si è autoproclamata indipendente il 2 settembre 1990. De facto si tratta di un territorio sotto tutela russa rivendicato dalla Moldavia e non riconosciuto dall’ONU. La regione ha un discreto numero di fabbriche ereditate dal sistema industriale sovietico, prima fra tutte è la Sheriff che ha il controllo virtuale sull’economia della regione. La Repubblica di Pridnestrovie è governata da un’amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol, con Yevgeny Shevchuk come Capo di Stato e Pavel Prokudin a capo del governo. L’ultimo censimento della popolazione transnistra che mostra cifre esatte attendibili è datato 2004. Riporta un totale di 565 500 abitanti tra cui il 31,9% di etnia moldava, il 30,3% di etnia russa e il 28,8% di etnia ucraina. In questa situazione si inseriscono, inoltre, le istanze di altre comunità etniche, ormai stabilmente insediate sul territorio, come i caucasici, i siberiani, gli armeni e i georgiani. A fronte di questi dati è facile intuire i presupposti secondo cui, a seguito dell’annessione unilaterale della Crimea, il 18 marzo 2014 la Transnistria abbia chiesto l’adesione alla Russia che tuttora non è stata confermata da Vladimir Putin.