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Ieri Erdogan avrà tirato un sospiro di sollievo quando nel pomeriggio, ancora scosso per lo scampato disastro diplomatico che l’omicidio dell’ambasciatore Karlov avrebbe potuto causare, gli è giunta notizia che l’esericito turco ha tagliato la strada per al-Bab all’avanzata delle Forze democratiche siriane, composte quasi interamente dai miliziani curdi dello Ypg (l’Unità di protezione del popolo, da considerare il braccio armato del Partito dell’unione democratica curda). Erdogan per arginare i curdi ha giocato carte false durante il conflitto siriano, arrivando perfino a scusarsi, riluttante, con Putin per l’abbattimento del jet russo di ormai 9 mesi fa; genuflessione che gli ha fatto guadagnare il via libera da parte del presidente russo per sterminare i curdi intenti a consolidare la loro presenza nel Rojava siriano da quando si sono prese in mano le armi nel 2011. Per ora al-Bab è ancora nelle mani del gruppo jihadista di Al-Baghdadi ma i miliziani del Fsa (Free Syrian Army), con il supporto aereo turco, sono riusciti a entrare in alcuni quartieri della città così da formare, insieme alle bestie dello Stato Islamico, un cordone impenetrabile anche per combattenti duri a desistere come quelli dello Ypg. I curdi hanno tentato di raggiungere al-Bab prima delle forze turche, così da poter aggiungere un altro tassello all’unificazione, nel nord della siria, della loro autoproclamata federazione autonoma. Le notizie che giungono dalla zona però non lasciano ben sperare per i curdi.

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Al-Bab, un punto nevralgico fra Aleppo e Manbij

Secondo l’emittente del Qatar Al Jazeera, “L’Esercito libero ha occupato l’altura di Tilla al Zarzour, considerata strategica perché permette di tagliare la strada alle milizie curde, impedendo loro di avvicinarsi ad al-Bab, al confine con la Turchia”. Secondo il quotidiano “Hurriyet”, i miliziani dello Stato islamico stanno opponendo una strenua resistenza ad al-Bab: nel centro della città si stima la presenza di oltre 300 jihadisti asserragliati, tra cui cecchini e altri militanti in possesso di armi pesanti. Inoltre la presenza dello Stato islamico in città è stata rafforzata con l’arrivo di combattenti da Dabiq, cittadina non lontana da al-Bab recentemente riconquistata dal Fsa con il sostegno delle forze armate turche. Quelli che in occidente vengono chiamati ribelli e i militari turchi si preparano, in ogni caso, a porre sotto assedio al-Bab, così da contrastare la resistenza dell’Is e l’avanzata curda.

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L’attuale situazione ad al-Bab: avanzata dell’esercito turco e delle milizie del Fsa

Nelle ultime settimane l’operazione “Scudo dell’Eufrate” (Euphrates Shield) ha raggiunto una fase decisiva: una volta conquistata definitivamente al-Bab il Free Syrian Army, sostenuto pesantemente dalla Turchia e dalla sua aviazione, non si dirigerà più a sud, ma si sposterà invece verso le città di Manbij e Afrin – in quale ordine è ancora da vedere – sotto il controllo della protezione di Unità Popolare (Ypg). Considerando però che a Manbij insieme ai curdi ci sono anche boots on the ground statunitensi, con ogni probabilità la prossima città ad essere attaccata dalle forze turche e anti-Assad sarà proprio Afrin. Anche perché in caso riuscissero a scacciare le forze Ypg da Afrin, la frontiera turca sarebbe più vicina al totale controllo del confine: il corridoio del Pkk e dello Ypg così non raggiungerebbe il Mediterraneo. Per essere chiari, al-Bab attira gli interessi di un certo numero di attori in gioco oltre al Free Syrian Army e alle milizie Ypg. Nelle ultime settimane si sono pronunciati gli Stati Uniti, preoccupati che un eventuale presa di al-Bab da parte delle milizie turche e anti-Assad possa sfociare in uno scontro aperto con la minoranza curda. Assad, che ovviamente preferirebbe che Afrin, Manbij e al-Bab stessero in mani curde piuttosto che in quelle dei terroristi (N.d.R. in occidente chiamati “ribelli moderati”). Difatti, da qualche settimana, ad al-Bab sono presenti anche contingenti dell’esercito regolare siriano fedele a Bashar al-Assad, lì per assicurarsi che esercito turco e alleati non si approfittino della ritirata delle milizie dello Stato Islamico.

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Qui evidenziata la divisione del territroio siriano: In rosso le zone sotto il controllo di forze Pro-Assad – In giallo le zone sotto controllo curdo – In nero le zone sotto il controllo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – In verde le zone sotto controllo dei ribelli

La situazione è delicata. Erdogan non può arretrare da al-Bab questa volta, perché è consapevole che ciò significherebbe lasciare la città in mano ai curdi che combattono a fianco di Assad. D’altra parte non può neanche reagire con troppa irruenza al leader siriano, perché alleato della Russia che, dopo l’attentato all’ambasciatore Karlov, non si sa quanta pazienza ed intelligenza diplomatica abbia ancora di riserva nel serbatoio. In questi giorni sarà necessario monitorare le città del nord della Siria, anche per cominciare a capire cosa si vedrà quando il polverone alzato dal conflitto siriano comincerà a svelare i resti di una guerra che continua disperata dal 2011. Le milizie dell’Is, come dimostrano i video che vengono dai pressi di al-Bab solo qualche settimana fa, continuano a difendere il loro avamposto. Ora, però, i curdi devono pensare a difendere la loro influenza su Manbij e Afrin dall’avanzata dell’esercito turco.

Il video mostra l’intensificarsi delle battaglie attorno al-Bab