In Africa c’è una guerra di cui nessuno parla. È la guerra alla criminalita’ combattuta quotidianamente da un’intera nazione, il Sudafrica che e’ considerata come il Paese piu’ sviluppato del continente africano. Ma questa guerra e’ lo specchio evidente di come l’evolvere della modernita’, dello sviluppo economico e di una cultura di stampo occidentale all’interno di una realta’ frammentata come quella sudafricana, dove ancora non sono ricucite le ferite dell’apartheid, non significhi solamente un progresso verso  una vita collettiva migliore, ma possa anche far esplodere tutte le contraddizioni presenti nella moderna societa’ della competizione.

A fornire questo specchio sono anche i  dati recentemente rilasciati dal governo sudafricano rivelano una situazione davvero preoccupante. Il numero degli omicidi e’ cresciuto tra il 2015 e il 2016 del 3,2% nell’ultimo anno. Cio’ significa un incremento del 20% negli ultimi quattro anni. Anche per quanto riguarda i dati relativi ai reati contro la proprieta’ le cifre sono significative: una crescita di quasi il 3% per i furti e del 14% per le truffe. Quest’ultimo dato e’ ancora piu’ preoccupante se si considera che questo  incremento si e’ ripetuto per il terzo anno di fila. Notevole e’ inoltre la crescita di rapine e furti d’auto sotto i quali si cela un sottobosco di criminalita’ organizzata. Di fronte a dati di questo tipo il governo sudafricano ha ammesso l’impossibilita’ di intervenire soltanto con politiche repressive, potenziando gli interventi della polizia.

Il problema infatti e’ molto piu’ profondo e riguarda gli squilibri sociali di un Paese in cui gli “ultimi” spesso sono portati a “investire” su una carriera criminale, per l’impossibilita’ di intraprendere altri percorsi. Cosi il Sudafrica del sogno di Nelson Mandela, il Sudafrica dei Mondiali di calcio del 2010 e dei Brics, è anche un Paese che vive in una crescente situazione di degrado sociale. Eppure il Pil sudafricano e’ cresciuto del 3% in media negli ultimi 22 anni e, dopo la crisi del 2009 aveva rimbalzato in maniera spettacolare subito l’anno seguente per poi stabilizzarsi su una media oltre il 2% negli ultimi anni. Per gli “economicisti” ci sarebbe di che brindare. Ma evidentemente la serenita’ di una comunita’ non si misura con i “segni piu'” a fine anno.