Nei lontani anni ’80 Ronald Reagan accusava la Libia di Gheddafi di incoraggiare e supportare il terrorismo internazionale, ospitando campi di addestramento di vari gruppi tra cui la RAF, l’IRA e il FPLP. Negli anni ’90 Tripoli veniva inoltre accusata dell’attentato al volo 103 della Pan Am, esploso sui cieli di Lockerbie nel dicembre del 1989. La Libia veniva definita (assieme a Iran, Iraq di Saddam Hussein e Corea del Nord) “rogue state”, nel gergo delle scienze politiche anglosassoni e tradotto, forse impropriamente, in italiano con “stati canaglia”. L’Iran era a sua volta accusato di supportare gruppi come Hizbullah (considerato un vero e proprio proxy di Teheran) e Hamas. Il concetto di “rogue state” implica alcuni criteri, come il fatto di avere una forma di governo autoritaria che intraprende azioni in aperta violazione dei diritti umani, della libertà di stampa, nonché l’appoggio a gruppi terroristi. In seguito alle Primavere Arabe però le dinamiche mediorientali sono cambiate al punto tale che oggi c’è uno Stato membro della NATO che parrebbe rientrare nella descrizione sopra citata, ovvero la Turchia di Erdogan. La dura repressione contro i quotidiani non allineati con le posizioni di Governo sono sotto gli occhi di tutti, al punto che persino Washington ha dovuto ammetterlo con una tiepida ed imbarazzata dichiarazione del Dipartimento di Stato che ha definito “preoccupante” l’assalto allo Zaman. Nel sud del paese prosegue intanto la repressione nei confronti delle popolazioni curde accusate di “terrorismo” e nel più totale silenzio dell’Occidente. Per il governo di Ankara infatti le zone sarebbero un covo di terroristi del PKK.

Peccato però che il Governo non pensi altrettanto di gruppi come Jabhat al-Nusra, Imrat Kavkaz, ISIS e Hizb ut-Tahrir, tranquillamente tollerati e supportati in territorio turco, come hanno dimostrato in più occasioni documentazioni di difficile confutazione. Purtroppo anche in questo caso l’Occidente tace, fa finta di nulla, mentre Bruxelles si prepara a foraggiare Ankara con altri miliardi per bloccare il flusso di profughi. Una situazione imbarazzante quella di sottostare al ricatto turco: “o pagate o apriamo il rubinetto dei profughi”. Tornando al terrorismo, dopo il caso di jihadisti di ISIS e al-Nusra curati negli ospedali turchi, del carico di armi diretto ai jihadisti in Siria, delle foto aeree russe che mostrano carichi di petrolio dell’ISIS diretti in Turchia, della segnalazione da parte di fonti russe per quanto riguarda il passaggio in territorio turco di jihadisti del Caucaso diretti in Siria, emerge un altro fatto inquietante: lo scorso 6 marzo infatti, presso l’Ataturk Sports Hall di Ankara, si è svolta la “Conferenza Internazionale del Califfato”, organizzata dal gruppo Hizb ut-Tahrir tramite la sua rivista Köklü Değişim e alla quale hanno partecipato circa 5000 seguaci. Tutto ciò dopo che tre giorni prima si era svolto un altro congresso dell’organizzazione presso un hotel nel quartiere Topkapi a Istanbul. L’obiettivo era quello di commemorare l’abolizione del Califfato, il 3 marzo 1924 e i toni erano chiari ed eloquenti:

“Siamo fiduciosi, entusiasti e felici. Circa 92 anni dopo il 3 marzo 1924, quando il Califfato venne abolito, stiamo gridando che lo ristabiliremo proprio qui, vicino al parlamento”. E ancora: “Gli infedeli nemici dell’Islam pensavano di aver seppellito l’Islam negli abissi della storia quando hanno abolito il Califfato”. 1 L’organizzazione Hizb ut-Tahrir (Partito di Liberazione), fondata nel 1953 a Gerusalemme Est, rifiuta qualsiasi concetto di confine o identità nazionale, a favore di un panislamismo che mira a instaurare un Califfato che ingloba non soltanto i paesi musulmani ma il mondo intero. Un’ideologia praticamente identica a quella dell’ISIS. Per raggiungere gli obiettivi politici dello stato islamico, il gruppo ammette l’utilizzo del jihad e all’interno del presunto Stato è considerato lecito uccidere gli apostati. Hizb ut-Tahrir è classificata come organizzazione terrorista nella Federazione Russa e in Khazakstan ma curiosamente non in molti paesi occidentali (tanto che in Gran Bretagna suo esponente di spicco fu Omar Bakri Muhammad, che successivamente fonderà il gruppo al-Mujahiroon); secondo fonti di Mosca, il gruppo negli ultimi tempi starebbe tentando un’infiltrazione sistematica anche in Crimea e Ucraina. Il comportamento di Ankara ha ormai raggiunto livelli intollerabili per quanto riguarda la violazione dei diritti umani, della libertà di stampa e in relazione a rapporti con gruppi islamisti radicali. Fino a quando USA, UE e NATO continueranno a guardare dall’altra parte, persistendo nel ritenere Mosca il vero pericolo?