Erodoto 2500 anni fa narrava l’eroica resistenza dei trecento guerrieri di Leonida presso le Termopili, periti nel tentativo di resistere alla volontà egemonica del dio imperatore Serse pur di non perdere la loro libertà. Oggi il mondo punta gli occhi su Atene, e vede nelle azioni dei cittadini lo stesso orgoglio dei suoi avi; la volontà di non piegarsi ad un nemico più grande e più forte, bramoso di predominio sull’Ellade. In migliaia si sono riversati in piazza Syntagma, di fronte alla sede del Parlamento, per manifestare nei modi più espliciti il loro dissenso nei confronti di un piano di riforme umiliante ed insostenibile per un popolo che ormai da sei anni si trova al giogo dei creditori internazionali. Per quanto discutibile ed opinabile possa essere l’attribuzione delle colpe per la cronologia dell’intera faccenda, è comunque di fatto universalmente riconoscibile che non debba essere sempre il popolo a dover pagare le colpe dei pochi che governano.

La situazione è però estremamente critica,e la permanenza in Europa, per la Grecia è realmente appesa ad un filo, se si considera anche la disputa interna tra altri paesi della UE, come la Gran Bretagna, che hanno negato l’utilizzo del vecchio Fondo Europeo salva stati per il prestito ponte da 7 miliardi. La volontà del popolo deve quindi piegarsi a quelle che sono, alle volte, decisioni di responsabilità governativa. In tarda nottata il parlamento ellenico si è pronunciato a favore del piano di riforme risultato dalle trattative tra Tsipras e i rappresentanti dell’Unione Europea. Al termine di una snervante discussione durata più di quattro ore i membri dell’assemblea greca hanno concesso la fiducia al premier, pur avendone criticato l’operato. La mozione ha accolto il favore dei centristi di Nea Demokratia e di To Potami, oltre che ai socialisti di Pasok, per un totale di 229 naì e 64 oxì. Yanis Varoufakis e Zoe Konstantopoulou – presidente del parlamento – hanno votato no, rivendicando come questo piano d’azione sia l’assassinio della democrazia. Quello che si è presentato ai parlamentari ieri in nottata, era un generale logorato dalla battaglia, ma ancora convinto di poter dare tanto alla causa. Le parole da lui pronunciate riflettono esattamente questa volontà di uscire vincitori da questa guerra, pur avendo perso una battaglia che ha visto la Grecia combattere eroicamente, ma con una forza contrattuale non adeguata alla circostanza. Al di là di quello che è stato l’esito della consultazione, la posizione di Tsipras esce molto ridimensionata dalla faccenda, tant’è che già il leader greco pensa di costituire una nuova forza partitica. Già nel pomeriggio l’unità del partito era venuta meno, avendo 109 membri del consiglio del partito su 201 bocciato il piano di riforme sottoposto dal premier, cui avevano fatto seguito le dimissioni del Vice Ministro delle Finanze, Nantia Valavani. Ora Bruxelles, visto il positivo esito atteso, si occuperà dell’approvazione del pacchetto di aiuti, che altro non sembra che morfina nelle vene di un infermo agonizzante.

È per questo che lo scenario delle Termopili appare come un ricorso storico, debitamente contestualizzato. Il “divino” Schaeuble che offre al generale Tsipras una Grexit o una moneta parallela, che questi non ha accettato per il sogno di un mondo migliore – che non arriverà, a queste condizioni. La Grexit, dunque, è solo rimandata, e forse quella sarà la vera vittoria di un popolo che è costretto, per ora, a subire ancora una pesante umiliazione ed una ulteriore frustrazione a livello economico. Sebbene si sia voluto insistere in questo disfunzionale progetto europeo, i greci si sono dimostrati un popolo pronto a lottare per la loro indipendenza, e continueranno a rivendicare quella dignità che indubbiamente spetta loro.