Niente di nuovo sul fronte spagnolo.  Come nelle elezioni dello scorso 20 dicembre, dalle urne non emerge nessuna certezza. Il Partido Popular del premier Mariano Rajoy è ancora il primo partito del paese, ma senza maggioranza assoluta non potrà governare da solo. Il PP, rispetto al dicembre scorso, guadagna 14 seggi in più e si impone ora come forza trainante di un possibile esecutivo di coalizione con i socialisti di Pedro Sanchez, al secondo posto ma in leggera flessione. Nessun disastro per il PSOE che veniva dato da tutti i sondaggi per spacciato, travolto dall’inarrestabile marea viola di Podemos. Il movimento di Pablo Iglesias, indicato dai primi exit poll come vincitore della tornata e futuro partito di maggioranza, non ha brillato fermandosi a 71 deputati, gli stessi che aveva il dicembre scorso. Una vera e propria delusione per gli indignados  per settimane in testa ai sondaggi. Crolla Ciudadanos. Il partito di centro-destra del giovanissimo Albert Rivera non va oltre il 13%, cannibalizzato dal Partido Popular. Il quadro rispetto al 20 dicembre è sostanzialmente invariato. Solo un accordo tra PP e PSOE può dare un governo alla Spagna. E’ tutto nelle mani di Pedro Sanchez, il fotogenico leader socialista che evitando il sorpasso di Podemos è riuscito a salvare la sua posizione, il partito e a diventare arbitro della partita per il futuro esecutivo. Sta ai socialisti decidere a chi affidare i voti dei propri elettori.

La strada obbligata è quella dell’accordo con i popolari. Un patto tra PSOE e Podemos è difficile anche perché insieme non arrivano alla maggioranza richiesta di 176 seggi. Pablo Igleasias comunque non demorde e dichiara: “Ho scritto un messaggio a Pedro Sanchez per parlare alla luce di questo risultato e non ho ancora ricevuto risposta – ha detto il leader di Podemos commentando il risultato delle elezioni – Rimango convinto che sia sensato riuscire a dialogare e lavorare insieme a partire dal terreno comune, condividiamo infatti un modello sociale opposto a quello attuato dal governo dei popolari”. Un chiaro tentativo di dialogo con i socialisti che però, al momento, sembrano non essere troppo interessati alle proposte di Podemos e del suo leader, considerato troppo volubile e inaffidabile. Gli spagnoli hanno bisogno urgente di un governo e difficilmente tollereranno i capricci dei partiti. A influire sul voto è stato anche l’effetto Brexit. La preoccupazione che un’eventuale vittoria di Podemos potesse aprire le porte a proposte radicali sul futuro della Spagna nella UE ha allertato gli indecisi e i moderati che hanno preferito premiare il governo uscente. La paura è tanta. Il nuovo parlamento si riunirà il prossimo 19 luglio. Da lì in poi inizierà il valzer delle consultazioni con lo spettro della soluzione alla Monti.