Un’altra sciagura aerea, non accidentale, premeditata: il volo EgyptAir MS804 da Parigi Charles de Gaulle al Cairo di certo non è precipitato per guasto tecnico o errore umano. L’Airbus A320 in forza alla compagnia aerea egiziana è esploso in volo, ma non si conoscono ancora le cause con certezza. Le ipotesi più accreditate, chiaramente, sono di matrice terrorista: tra il kamikaze a bordo, un congegno esplosivo imbarcato tra i bagagli, o – la meno accreditata – un missile partito da una batteria manpad, ancora non si ha piena coscienza della responsabilità dell’accaduto. Il circostanziale cordoglio politico di mezza Europa ha già esplicato la sua funzione consolatoria, con i messaggi di capi di governo e ministri rivolti alla costernazione delle famiglie delle vittime: 66 anime venute a mancare per la solita mano criminale del terrorismo. Dalle prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti e dagli esperti interessatisi, parrebbero esserci delle similitudini piuttosto evidenti tra questo incidente e quello del volo operato da Metrojet tra Sharm-el-Sheik e San Pietroburgo; in quel caso il velivolo abbattuto era un Airbus A320 che volava alla quota di 9400 metri, in linea di massima troppo in alto per essere target sensibile ai sistemi missilistici terra-aria, specie quelli in dotazione ai ribelli jihadisti. Nel caso del volo 9268 del 31 ottobre 2015 della compagnia low cost russa fu un ordigno confezionato all’interno di una lattina posta sotto un sedile passeggeri a brillare a provocare l’esplosione 20 minuti dopo il decollo dell’aeromobile. Tale attentato fu rivendicato il 18 novembre successivo all’interno del dodicesimo numero della rivista Dabiq, edita dallo Stato Islamico.

Un altro fatto interessante che amplia lo spettro delle indagini è che, secondo quanto riportato da FlightRadar24, l’aereo in questione abbia effettuato numerose tratte tra il 16 maggio e l’ultima notte: dopo esser rientrato da Parigi al Cairo lo scorso lunedì, il medesimo velivolo è transitato dagli scali di Bruxelles, Asmara e Tunisi, e nulla può escludere che un eventuale ordigno sia stato posizionato proprio in una di queste località africane, sebbene gli esperti si affrettino a sostenere che, nonostante le città in cui l’aereo è precedentemente approdato siano in zone relativamente calde per quanto riguarda il terrorismo di matrice islamica, le misure di sicurezza adottate nell’aeroporto di Charles de Gaulle dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles dell’ultimo anno abbiano condotto all’allontanamento di decine di impiegati dello scalo parigino potenzialmente connessi ad ambienti fondamentalisti in seno all’Europa, e nulla esclude che alcuni di questi individui stiano ancora circolando nell’aeroporto. Iniziano inoltre a sorgere i primi aspetti controversi della vicenda: come riportano Reuters e Associated Press, due tra i colossi dell’informazione mondiale, i resti ritrovati al largo delle coste cretesi potrebbero non appartenere al volo di EgyptAir in quanto, secondo le autorità greche i resti non sarebbero di colore blu e bianco, riconducibili alla compagnia aerea così come sostenuto invece da Ehab Badawy, Ambasciatore egiziano presso la Repubblica Francese.

Si riaffaccia dunque, ancora una volta, la paura in Europa: dopo Charlie Hebdo, il Bardò (che ha coinvolto decine di turisti europei a Tunisi, ndr), il Bataclan, Maelbeck e l’aeroporto di Bruxelles, i popoli europei si ritrovano di fronte alla minaccia del terrorismo, mostrando inevitabilmente il lato debole e fallimentare della politica continentale: in materia di sicurezza “militare” o salvaguardia sociale, oggi il Vecchio Continente ha un problema che prolifera nelle proprie viscere: non siamo mai sufficientemente accorti per evitare sciagure di questo tipo e, anche qualora lo fossimo stati, la ragione di tali rivendicazioni è a monte: un malcontento fermentato negli anni, nelle vie delle nostre capitali scintillanti, nell’animo di individui ghettizzati, quindi indottrinati secondo il fondamentalismo di matrice wahabita, quello che viene identificato come Islam, ma che non è vera religione, soltanto fanatismo propinato in versetti storpiati. Il “Patto col Diavolo”, come lo definisce Scaglione, lo abbiamo fatto noi, consegnando(ci), di fatto, al fondamentalismo islamico.