Quello degli armeni fu genocidio? Si, no, forse. E’ andato in onda lunedì 13 aprile su La7 uno dei peggiori oltraggi che un esponente del governo del nostro Paese poteva perpetrare ai concetti di memoria storica e di onestà intellettuale. Il tema è quello scottante del genocidio armeno, di cui si torna a parlare a livello internazionale grazie all’omelia di domenica scorsa del Papa, proprio nell’anno in cui cade il centenario di quella tragedia. Seduto sugli scranni dei salotti buoni della TV nostrana sta il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi, il quale regala ai telespettatori 4 minuti di vergognosa ipocrisia e di realismo politico della peggior specie. Spiega, il buon Sandro, come il Papa abbia irritato Ankara, come il muro contro muro non serva e che in ultima analisi, la cosa non è poi così importante visto che è successa cento anni or sono.

Quello degli armeni fu genocidio? Forse, spiega il nostro, perché gli storici “si stanno scannando da decenni” su queste cose, ragione per la quale il governo non può prendere una posizione e quindi il fatto che vi sia stata o meno una volontà sterminatrice da parte turca diventa questione secondaria, poco importa – quindi – se questa vecchia storia ancora influenza i rapporti turchi con l’Armenia e contribuisce a determinare le scelte di campo nei vari scenari della politica internazionale di questi due Paesi. Molto meglio, prosegue il buon Sandro, insistere sull’attuale problema che Ankara ha con i diritti umani e col rispetto delle minoranze locali, come se questo atteggiamento non avesse un retroterra storico perfettamente riscontrabile con l’eccidio in questione. Quello degli armeni fu genocidio? No, la Sublime Porta non l’ha mai riconosciuto come tale, pur ammettendo un elevato numero di vittime. Gozi non sembra preoccupato da questa prospettiva, d’altronde ancora si pretende di vedere la storia come Magistra Vitae? Una verità storica, spiega l’ospite di La7, di fatto, non esiste.

Quello degli armeni fu genocidio? Sì. E qui l’apoteosi di ipocrisia raggiunge livelli quasi encomiabili. Sì, ammette il buon Sandro, dichiarando che la sua personale opinione, come privato cittadino è che il genocidio ha avuto luogo, ma no, come esponente di governo non esprimerà mai ufficialmente questa posizione. Non si può far valere la propria opinione sul tema, non sia mai che Erdogan richiami anche il nostro ambasciatore per un reclamo formale, non sia mai che la collaborazione economica venga compromessa insieme col sistema dei gasdotti provenienti da Russia e Azerbaijan e passanti per la Turchia. No, meglio non irritare, meglio sorvolare su quelle immagini atroci che tutti conosciamo e che gridano e meritano almeno un dignitoso riconoscimento storico. Meglio concentrarsi sui famosi rapporti che la Turchia ha con l’Unione Europea, definiti in maniera preoccupata da Gozi come “freddi”, come se la Turchia di Erdogan avesse ancora intenzione di buttare la sua incisività nel contesto regionale, la sua politica neo-ottomana e parte della sua sovranità in un progetto politico sovranazionale che ha smesso la sua capacità d’attrazione ormai da anni. Il sig. Gozi va in onda e insieme a lui la quintessenza della politica estera italiana – quella, per intenderci, che stipula accordi vantaggiosi con Gheddafi e poi perde tutto sostenendo il rovesciamento del suo governo e regalando la Libia al caos della guerra civile – ma dietro le quinte rimangono, inerti e silenti giudici delle coscienze un milione e mezzo di anime.