Sono passati almeno 15 anni da quando una delegazione teutonica così numerosa, composta da imprenditori e uomini di governo, ha deciso di intraprendere un viaggio in Iran. Le ragioni della ‘trasferta’ fissata per domenica prossima dalla delegazione economica tedesca sono molte, e non riguardano unicamente tematiche legate agli scambi commerciali tra i due paesi. Certo, la Germania vuole riavvicinare al mercato europeo – e in particolar modo al suo – il governo di Teheran, così da limitare il ‘gap’ tutt’ora molto accentuato fra le commesse europee e quelle statunitensi: ad esempio, recentemente le compagnie iraniane hanno ordinato 80 velivoli alla americana Boeing Company mentre solo 17 all’europea Airbus.

Da quanto riferisce il quotidiano tedesco ‘Der Spiegel’ però, il ministro dell’Economia Sigmar Gabriel ha, sulla sua agenda, due questioni segnate in rosso da trattare con il regime di Teheran, le quali tra l’altro – nel caso in cui non venisse trovato un accordo – potrebbero inficiare i rapporti tra i due paesi. Il ministro, membro del partito Spd, ha riferito allo “Spiegel” che domenica intende confrontarsi con i funzionari iraniani su due questioni “di enorme rilevanza per la Germania”. Ha ribadito alla testata giornalistica che “Assad conduce una guerra spietata contro la propria popolazione.” Quindi ha lasciato intendere che, tra gli altri argomenti, verrà trattata con particolare attenzione la questione siriana, tenendo in considerazione che l’Iran, insieme alla Russia di Vladimir Putin, costituisce uno dei principali sostenitori del regime siriano – legittimo, anche se Gabriel sembra non ricordarlo – di Bashar Al-Assad. Le sue parole al Der Spiegel sono state le seguenti: “Riferirò della grande indignazione in Germania circa la guerra che Assad sta conducendo contro le proprie opposizioni”. Una notizia che fa sorgere il dubbio che il ministro dell’Economia tedesca abbia vissuto su un altro pianeta, almeno negl’ultimi cinque anni. Il ministro ha comunque sottolineato la lunga tradizione di relazioni economiche tra la Germania e l’Iran, ricordando che, nonostante le sanzioni, i rapporti tra i loro due paesi è sempre rimasto saldo e praticamente immutato. Il funzionario del governo tedesco intende riprendere, in particolar modo, i rapporti nel settore bancario con Teheran; nel corso dell’intervista ha però lanciato un monito: “Sarà possibile ristabilire un rapporto amichevole con l’Iran solo se accetterà il diritto di esistere di Israele.”

La solita arroganza occidentale che si ostina a non comprendere la storia di un altro paese? Si, nel caso intenda concretamente di fare questa proposta una volta atterrato a Teheran. Ma non è così. Perché al di là delle dichiarazioni di facciata, obbligatorie per non perdere il rispetto dei cittadini tedeschi e della comunità occidentale, sarà difficile che il ministro dell’Economia Sigmar Gabriel recida ogni rapporto economico-commerciale con l’Iran in caso questo optasse per mantenere la sua attuale attitudine nei confronti dello stato di Israele. Anche perché, salvo colpi di scena spettacolari, sarà difficile che il regime di Teheran riconosca il diritto a esistere al piccolo stato israeliano. Ma come detto, si sa, l’importante è che Gabriel l’abbia detto! Così gli alleati occidentali della Germania staranno buoni, almeno ufficialmente, mentre questa domenica firmerà accordi miliardari con l’Iran.