Libertà o morte, Ελευθερία ή Θάνατος, è il motto che dalla lotta per l’indipendenza simboleggia il riscatto del popolo greco nei confronti dell’occupante turco. Cosa è rimasto di questo motto? Come sempre, la storia si ripete due volte, la prima in tragedia, la seconda in farsa. È un motto che valicato i secoli, percorrendo la resistenza al nazismo per finire ad oggi contro la minaccia decisamente differente dei profughi in arrivo dalle coste dell’odiato vicino turco. La Grecia di oggi, quella del sogno Tsipras contro la tecnofinanza e le logiche finanziarie, cede sempre più il passo non soltanto alla forza inarrestabile dell’ideologia europeista (dell’Unione europea, non dell’Europa), ma soprattutto a logiche finanziarie, di debito e di sottomissione che rendono chiaro al mondo cosa significhi essere indebitati e diventare una piattaforma per l’Europa per chiunque cerchi di giungere nel continente dalle zone più disagiate del Medio Oriente. Il governo greco sta naufragando insieme ai profughi sulle coste dell’Egeo.

Ma è la mancanza di prospettiva a uccidere questa Europa, e questa Grecia e questi profughi. Perché se nessun vento è favorevole a una barca che non sa dove andare, questo barca europea sui profughi come sul sistema migranti e loro collocamento è certamente alla deriva. Si passa dall’accoglienza totale alla paura della crescita di movimenti xenofobi e quindi al ripristino dei controlli alle frontiere. Si passa dalle frontiere aperte a chiunque ai muri ungheresi. Si passa da Mitilene nuova Lampedusa ai recinti, ai fuochi e alle ribellioni di Idomeni. Dal boldrinismo imperante al salvinismo più becero. C’è tutta l’Europa in questa Grecia, dove da una parte si accolgono tutti per ordine dell’Occidente, ma dall’altra parte si trova il muro di chi con questi profughi non sa che farci e non vuole condividere il problema. Libertà o morte… Lo dice la Grecia, per la libertà, quella contro un’Europa asservita alla finanza e ai proclami imperiosi di banchieri e governi miopi se non anche pericolosi per la società tutta, o morte, quella della Grecia del disastro economico, della crisi, di chi lotta per arrivare a un vita dignitosa, strangolato da banche, Europa, tasse e mancanza di lavoro. Come può del resto un Paese al collasso, dove la fila alla Caritas si allunga e dove la propaganda politica si fa anche, perché no, regalando pane ai poveri, come può un Paese così da solo accogliere milioni di persone sconosciute sul proprio territorio? E come può l’Europa e il popolo europeo sentirsi tutelato dai controlli totalmente aleatori di un Paese che ha ben altri problemi da affrontare? Cosa ha fatto l’Europa per non arrivare a questo? Niente. Troppo attenta a calcolare lo 0.1% di interessi o a pensare ai “diritti civili” o a impegnarsi in parate mascherate, piuttosto che desiderosa di dare un senso a sé stessa. I profughi arriveranno? Si sapeva. Ci sono due Stati devastati da una guerra orrenda, non si poteva certo sperare che i profughi intraprendessero le strada del deserto. Vanno dove vogliono andare, perché è l’Occidente stesso ad averli autorizzati a sognare e crederci.

E l’Europa che si lega a doppio filo alla Turchia, cioè a chi ha contribuito a creare il mostro da cui la gente scappa, oggi è la stessa che lascia i profughi imperversare in una Grecia devastata e senza un euro, con il sistema sociale allo sbaraglio e un governo completamente asservito alla logica dell’austerity, conscio e rassegnato che dal debito non se ne esce. Così come l’Europa che si è legata le mani con i diritti a chiunque e con l’accoglienza scriteriata e che si piega alle logiche mondialiste tendendo la mano a Erdogan ma non combattendo in Siria al fianco degli Stati nazionali, oggi o si libera dai suoi stessi vincoli o muore lentamente tra Bruxelles e Parigi, tra Mitilene e Mosca. O liberandosi dal cappio, o morendo più o meno lentamente. Appunto, libertà o morte.