1) Nel caso di introduzione di nuovi strumenti monetari, non riconosciuti internazionalmente, come facciamo a farli accettare a paesi esteri da cui importiamo materie prime che non produciamo internamente ma di cui abbiamo necessario bisogno?

R) Se noi esportiamo prodotti finiti o semilavorati che hanno un maggiore valore aggiunto e vengono pagati nella valuta del paese straniero risolviamo il problema dell’ importazione di materie prime. Oggi queste materie prime hanno un valore più basso e incidono nel prodotto di meno di qualche decennio fa, considera che una volta i 60 miliardi di euro che oggi sono il 3 % del PIL di importazione di prodotti petroliferi erano il 25% del PIL e son rimasti quelli perché la quantità di energia per unita di prodotto si riduce e aumentano i prodotti mantenendo un equilibrio nel caso specifico , ma la cosa importante e che in generale l’incidenza del costo delle materie prime da importare sul totale del PIL si è ridotta nei decenni. Certo se non esportiamo più nulla, o non siamo più capaci di produrre niente come era la situazione della Grecia sarebbe diverso, cioè non dimentichiamo che l’Italia è pur sempre il terzo paese al mondo come capacità di diversificazione merceologica nell’ export dopo la Cina e la Germania, cioè l’Italia non è mica finita.

2) I primi quattro fondi d’investimento controllano quantità di denaro pari al PIL degli Stati Uniti, soltanto BlackRock gestisce denaro per quasi il triplo del PIL italiano, con la differenza che il PIL rappresenta la capacità produttiva di un paese, mentre il denaro gestito dai fondi d’investimento è una quantità disponibile che viene investita in quote di capitale delle maggiori aziende bancarie, delle telecomunicazioni, di energia e anche nelle grandi società di interesse pubblico, con privatizzazioni che anno dopo anno incrementano le capacità di controllo e d’influenza di questi grandi fondi sugli stati. Questo processo è reversibile?

R) Questi grandi investitori istituzionali hanno portafogli complessi che gestiscono in parte per creare valore per gli investitori ed in parte per incrementare l’influenza sulle politiche economiche ed industriali dei paesi, fino al punto di diventare determinanti. Il punto è che il totale mondiale della capitalizzazione dei titoli azionari è maggiore del PIL globale, la maggior parte delle aziende quotate investono solo in parte nell’ economia reale, e quelle bancarie in specie, possiedono titoli tossici per un valore multiplo al PIL mondiale, titoli tossici che vengono collateralizzati ed acquistati dalle banche centrali che li scambiano per denari con cui riparano le perdite in borsa. Questo è il sistema attuale. Alla luce di ciò, tornare indietro sarebbe necessario ma non è semplice, lo stato dovrebbe riacquistare la propria industria, ma esso è oggi come una macchina senza la retromarcia, può solo andare avanti in questo processo in quanto i grandi gruppi di cui parli sono diventati determinanti nella scelta dei governi, selezionati proprio per continuare a privatizzare. La soluzione a breve termine è quella di puntare sull’ economia dei servizi e dei prodotti locali, che sfugge al controllo delle borse e che rappresenta oggi una quota importante del sistema della produzione, in specie in Italia. Quella a lungo termine è invece riacquistare prima sovranità monetaria, per poi procedere con il ripristino della sovranità nella politica industriale.

3) Quale può essere un possibile sistema economico alternativo a quello ultra liberista odierno ?

R) Un modello post-capitalistico in cui la moneta non serve per essere risparmiata, non è riserva di valore ma serve solo per gli scambi, un modello che parta dall’ economia locale e che punti a massimizzarla esportando le eccedenze, nella quale grazie a queste esportazioni si riescono ad ottenere le risorse monetarie internazionali per le importazioni necessarie. Questo è da un lato un modello alternativo dall’ altro un modello che può coesistere con quello odierno, da me definito ultra-finanziario-collateralizzato, il quale si basa sulla grande emissione di titoli tossici che vengono scambiati con moneta elettronica, ma può anche coesistere con altri modelli di capitalismo che a sua volta coesistono tra loro come il capitalismo finanziario (quello delle borse) , ed il capitalismo espansivo che sta venendo fuori grazie ai paesi emergenti come Cina ed India. Mantenendo però una tendenza che punti ad uscire dall’ economia capitalistica, in quanto la maggior parte dei posti di lavoro, la maggior parte della produzione reale, la maggior parte dei servizi non saranno di profitto ma saranno delle attività necessarie socialmente che dovremo finanziare a tassi d’interesse negativi. Ciò vuol dire che dovremo utilizzare dei capitali per gli investimenti che porteranno non ad una valorizzazione ma ad una svalorizzazione degli stessi poiché, essendo la moneta elettronica a costo 0, può essere accreditata ai soggetti pagando gli stipendi pubblici, cosi da incrementare la domanda e la produzione nell’ economia reale. Questo è lo scenario migliore che posso prospettare per il futuro. Un affidamento ai privati dell’ economia locale ed un affidamento allo Stato dei servizi necessari.