L’Occidente, la democrazia, l’Islam. Un rapporto controverso che mette a nudo ambiguità, incomprensioni, fanatismi e intolleranza. Fino a pochi anni fa era difficile, se non completamente assurdo, pensare che la popolazione musulmana insediata in Occidente potesse rappresentare una realtà politica da considerare anche in chiave elettorale. Oggi tuttavia esiste una realtà che va analizzata e compresa, anche al fine di evitare facili e inutili allarmismi, così come evitare errori irrimediabili. Parliamo di quel fenomeno ancora embrionale, ma che in futuro potrebbe assumere connotati di una certa levatura, che riguarda la partecipazione civile e politica dei musulmani in Europa, immigrati ed europei, inseriti in movimenti politici di ispirazione religiosa. Non è un’ipotesi in stile Houellebecq, fin troppo utilizzato di questi tempi per leggere fenomeni politici su larga scala, ma già una realtà, che in alcuni Paesi europei assume connotati non molto rilevanti (ancora) ma neanche infinitesimali, come si tende a credere. Se quindi spesso si sente dire, o si legge, che l’Islam non accetta la democrazia, vediamo come si comporta dove la democrazia la accetta o quantomeno ne accetta le regole, nel Vecchio Continente. Iniziamo dalla Spagna, che ha visto nascere nel 2009, a Granada, il PRUNE, Partido Renacimiento y Unión España: un partito di ispirazione islamica, supportato anche economicamente dal governo marocchino, che ha visto sue candidature nelle elezioni municipali di molte città nel 2015, anche, pur senza grandi risultati, a Madrid e Barcellona. In Belgio, ISLAM, partito che lascia pochi dubbi sulla sua matrice, ha già due consiglieri eletti, uno ad Anderlecht e uno nel comune di Molenbeek-Saint-Jean. In Olanda, Islam-Democraten ha guadagnato un seggio nel Consiglio comunale dell’Aia. In Germania Bündnis für Frieden und Fairness, l’Alleanza per la Giustizia e la Pace, ha ottenuto un rappresentante in Renania Settentrionale-Vestfalia.

La Francia, educata all’ateismo politico, vede al suo interno lo sviluppo della Union des démocrates musulmans de France, che si è già presentata alle urne e ha ottenuto una sua rappresentanza locale. Insomma, non sono numeri da capogiro, ma numeri su cui riflettere specialmente in chiave futura per comprendere i rischi che l’estremismo del dibattito politico può condurre con sé. Cosa leggere in questi movimenti? Sicuramente che non rappresentano ad oggi né la popolazione musulmana d’Europa, visto il loro esiguo supporto elettorale rispetto al numero dei musulmani presenti, né tantomeno che rappresentano partiti con un forte radicamento territoriale e sociale perché rappresentativi di popolazioni ancora poco radicate in molti casi. Parliamo però sempre di partiti appena nati e che hanno, nella loro stessa ragion d’essere, un bacino di voti potenzialmente enorme. Le stime demografiche hanno già dimostrato che la popolazione islamica europea aumenta molto più velocemente di quella originaria del continente, non solo per i flussi migratori costanti, ma anche per il numero di nascite nelle famiglia già stanziate. I dati dimostrano che la popolazione musulmana nell’Unione Europea oggi supera già abbondantemente i 20 milioni di abitanti, solo della popolazione censita, ed è una popolazione destinata ad aumentare sicuramente più di quella non musulmana. Ed è importante soprattutto leggere i dati di alcuni Stati, per esempio la Francia, dove la popolazione musulmana raggiunge stabilmente il 10% della popolazione, con cifre che si aggirano intorno ai sei milioni di abitanti. Milioni di persone che prima rappresentavano solo forza lavoro, oggi per molti un pericolo alla vita di tutti i giorni, e che in futuro potranno rappresentare un flusso elettorale difficilmente incardinabile nei ranghi della politica tradizionale e che potrebbe rivoluzionare l’universo politico europeo alla luce del tramonto delle ideologie.