Lo scorso sabato notte l’AD dell’ ENI Claudio De Scalzi torna dall’Egitto stanco ma soddisfatto per aver concluso con il governo del Cairo un accordo storico. La cooperazione energetica tra l’Italia e l’Egitto, iniziata nel 1954 da Enrico Mattei raggiunge oggi il suo punto più alto. Domenica viene annunciata ufficialmente la scoperta del più grande giacimento di gas del Mediterraneo, in acque egiziane, proprio lì dove altre multinazionali avevano fallito in ben 10 tentativi di scavo. Soprannominato ZHOR1X, superando il Leviathan in capacità, è il più grande giacimento di gas del mediterraneo, potenzialmente capace di diventare uno dei maggiori al mondo. Soltanto la parte superficiale del giacimento garantirà la copertura del fabbisogno di gas egiziano per 20 anni e contribuirà alla copertura di quello italiano, giungendo a noi con ogni probabilità dall’ impianto di liquefazione di Damietta. La licenza di utilizzo del giacimento appartiene al 100% ad ENI e l’AD De Scalzi non sembra intenzionato a cederne alcuna parte. In realtà si sapeva della scoperta da parecchio tempo ormai, le incertezze riguardavano le modalità dello sfruttamento. L’annuncio di domenica rappresenta infatti il culmine di una serie di scontri tra il gruppo dirigente dell’ ENI e la grande finanza internazionale.

Emblematiche sono le dimissioni di Luigi Zingales, insegnante presso la University of Chicago Booth School of Business, cofondatore del movimento politico italiano “Fare per fermare il declino”, convinto liberista definito nel 2012 come uno dei maggiori 100 pensatori al mondo dalla rivista americana fondata da Samuel P. Huntington, “Foreign Policy” prima di proprietà della “Carnegie Endowment For International Peace” (una delle maggiori Organizzazioni sponsor delle “rivolte colorate”) oggi di proprietà di “The Washington Post”. Zingales, il 3 Luglio, si sarebbe dimesso perché non condivise le scelte dell’ AD De Scalzi in merito alla gestione dell’ affaire nigeriano sulla presunta tangente pagata da ENI per l’acquisizione dell’ enorme giacimento OPL 245, denominato dal settimanale The Economist “Save Sex in Nigeria”. L’AD ENI si è rifiutato di scendere a patti con l’ americana SEC (la corrispondente di CONSOB italiana) e con il Dipartimento di Giustizia USA prima che la magistratura italiana o le stesse istituzioni americane accertassero l’illecito, mentre Zingales avrebbe spinto per un accordo preventivo con le istituzioni USA. De Scalzi ha così sperimentato sulla sua pelle quello che succede se provi a fare una politica energetica autonoma senza pagare il “pizzo” a Washington, infatti è oggi indagato per corruzione internazionale ed accostato dalla stampa internazionale a losche personalità criminali. Oltretutto nel caso venisse attuata la multa di oltre un miliardo di euro ai danni di ENI verrebbe annullato l’utile annuale della società e De Scalzi dovrebbe scontare l’ira degli azionisti. Vedremo in autunno come andrà a finire. Ma questa è solo una parte della storia.

La politica del nuovo gruppo dirigente ENI si mostra a tratti rivoluzionaria. De Scalzi è stato il primo ad andare in Iran dopo il rilascio delle sanzioni occidentali, ha incrementato gli investimenti in Kazakistan, ha avviato la produzione del “Progetto Perla” in Venezuela, paventa un ipotetica cessione di Saipem, probabilmente perché ormai in balia del grande fondo speculativo americano “Dodge and Cox”, risana la raffineria di Gela puntando sulla Green Economy e oggi prova a sconvolgere i delicati equilibri della geopolitica nel mediterraneo. In primo luogo la volontà di non cedere percentuali della licenza del giacimento Zhor causa enormi danni alla politica energetica di Israele. Dopo l’annuncio della scoperta, le compagnie abilitate ad estrarre il Gas dai giacimenti “Israeliani” Leviathan e Tamar hanno subito un forte crollo in borsa, sia perché perde di consistenza la possibilità di costruire un gasdotto per portare quel gas in Europa attraverso Cipro e la Grecia, come annunciato dal ministro italiano Guidi e dal vice primo ministro Silvan Shalom insieme ad altre autorità israeliane , investimento poco sicuro a causa dell’ instabilità della regione (Leviathan è indebitamente sotto il controllo di Israele poiché si trova in acque contese con il Libano), sia perché il Gas “israeliano” perde il suo acquirente più promettente, l’Egitto, con immensa felicità del popolo egiziano che nonostante affamato di energia, mal digeriva la possibilità di importare gas da Israele . In ultimo la politica dei prezzi bassi che certamente praticherà il governo del Cairo, toglierà ad Israele la possibilità di monopolizzare il mercato del gas mediterraneo rendendo la produzione del giacimento Leviathan completamente inutile in un mercato saturo.

In secondo luogo la decisione di ENI di destinare il prodotto al mercato locale unita alla costruzione da parte della Russia di una centrale nucleare per la produzione di energia elettrica nel nord ovest del paese dà alla Repubblica Araba d’Egitto indipendenza energetica e forza in una zona che oggi più che mai necessità di un paese stabile che faccia da guida. Ancor di più alla luce dei numerosi accordi militari siglati il 31 Agosto, al quarto incontro di Al Sisi con Putin, per una collaborazione geopolitica a lungo termine tra i due paesi finalizzata a creare una coalizione internazionale antiterrorismo che includa la Siria e che agisca in medioriente ed in Libia. Proprio l’Eni soffre più di ogni altra compagnia l’instabilità in Libia, infatti l’AD si è affrettato a siglare una collaborazione con Il Cairo per stretti pattugliamenti nella zona del giacimento contro il pericolo dell’ estremismo armato. Renzi come al suo solito “ci ha messo la faccia” nel difendere De Scalzi dalle accuse giudiziarie scagliandosi contro l’inutilità della magistratura, ma come si comporterà oggi con l’AD di ENI dopo questa scoperta? Nei tweet fa tanti complimenti al team ENI ma non si sarà dimenticato di quando a luglio disse Israele è “il paese delle nostre radici… i nostri legami sono forti soprattutto in politica estera”, o di quando il 31 agosto si faceva prendere in giro da Netanyahu il quale lo metteva in guardia dal fatto che dietro l’ISIS c’è l’Iran… da morire dal ridere.

In ogni caso i fatti suggeriscono che le divergenze tra il premier italiano e l’AD di ENI da lui nominato restano incolmabili. Il primo vorrebbe avere un ruolo preminente nel mediterraneo come burattino, il secondo vuole invece liberarsi dalle logiche delle grandi multinazionali del petrolio e della grande finanza. A confermare questa tesi c’è un procedimento giudiziario avviato dalla ormai famosa nemica dei gruppi finanziari internazionali, la procura di Trani. Il procuratore della repubblica Carlo Capristo ha raccolto i verbali dei consigli di amministrazione ENI ed altri documenti con il sospetto che ci sia stata e stia continuando una strategia guidata da gruppi della finanza internazionale appoggiati da grandi aziende della telecomunicazione italiana ed internazionale volta a destabilizzare l’indipendenza e la legittimità del gruppo dirigente ENI con menzogne e false accuse. Seguiremo attentamente gli sviluppi.