Dopo dieci anni dall’inizio del percorso di adesione all’Unione Europea, il governo bosniaco sembra questa volta intenzionato a dare la scossa decisiva: le agenzie di stampa vicine alla presidenza, infatti hanno battuto la notizia per cui Dragan Covic, presidente della componente croata fra i tre eletti nel 2014, presenterà a metà febbraio la domanda ufficiale di adesione a Bruxelles. Da quel momento, la domanda, ricevuta nelle mani del presidente di turno dell’Unione Europea, il ministro degli esteri olandese Kenders, darà ufficialmente il via all’ultimo procedimento volto a questo cambio epocale nella vita della comunità bosniaca e forse di tutta Europa. Sono passati venticinque anni da quando la Bosnia sprofondava nella tragica spirale della guerra più cruenta combattuta in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sono state più di centomila le vittime della guerra, un milione e trecentomila i profughi che sono scappati verso l’Europa e l’America. Oggi, passati venticinque anni, le ferite di quella guerra non sono ancora del tutto sopite, probabilmente cicatrizzate più che dalla pace ritrovata, dall’orrore di chi ha visto con gli occhi di cosa potevano essere capaci quei popoli vissuti per secoli nello stesso territorio. A Sarajevo, così come nelle regioni di tutta la Bosnia Erzegovina, ci sono ancora tutti i resti e tutte le contraddizioni di una delle più grandi tragedie umanitarie del Novecento, che diede forse il primo segnale a tutta l’Europa di quel fuoco sopito delle grandi guerre etniche che solo le due Federazioni socialiste, quella sovietica e quella jugoslava, avevano saputo evitare di far prendere fuoco, sicuramente con mezzi poco ortodossi, ma quantomeno efficienti.

Oggi che le violenze etniche sembrano diradarsi, ci sono tuttavia altri pericolosi spettri che agitano la piccola repubblica balcanica: un’economia disastrata, le privatizzazioni forzate, un crescendo di malcontento e di manifestazioni di piazza contro la crisi economica, un pericoloso focolaio salafita che addestra jihadisti da inviare in Siria e in Iraq così come nell’Europa occidentale o dove sia necessario. C’è da chiedersi quindi cosa significhi la Bosnia Erzegovina nell’Unione Europea: sicuramente un rischio. Un rischio non solo per l’Europa ma soprattutto per il popolo bosniaco. Le trattative per l’ingresso infatti non sono state quell’elogio dei diritti umani in cui l’Unione Europea si crogiola e di cui la stampa trionfa. Sono state trattative che hanno imposto privatizzazioni pesanti e fallimentari, in un’economia che, quel poco che aveva, lo aveva ereditato dal socialismo slavo e dalle sue fabbriche di Stato. A questa economia povera e con flebili speranze, si unisce un quadro istituzionale a dir poco fragile, costruito sinteticamente e artificialmente da quegli accordi di Dayton che hanno creato una repubblica tripartita su base etnica e con una frammentazione tutt’altro che limitata. Tre presidenti eletti da tre gruppi etnici differenti per rappresentare tre etnie che si sono odiate e che oggi vivono insieme un’altra volta, terminando di farsi la guerra ma non trovando veramente la pace. In tutto ciò, giungono sempre più assidue le notizie di una Bosnia infettata dal terrorismo di matrice salafita. Innumerevoli sono le operazione antiterrorismo per combattere lo jihadismo balcanico in tutto il Paese. I campi di addestramento sorgono in molte zone remote o poco controllate, finanziate dai petroldollari del Golfo Perisco, mentre molti villaggi di confine hanno già la sharia come legge della strada.

Insomma, a 210 chilometri da Trieste non si affaccia soltanto un Paese in una crisi economica profondissima, ma anche un Paese che deve fare i conti con il fallimento non solo dell’Unione Europea, ma di tutto l’Occidente. L’Europa permise i massacri di venticinque anni fa, l’Europa permette e pretende il fallimento economico di oggi, l’Europa e l’America permettono sotto i loro occhi la nascita di campi di addestramenti jihadisti in uno Stato che presto entrerà nell’UE e quindi in Schengen. Uno Stato che, pur piccolo, rappresenta tutti i grandi problemi di questo 2016 appena iniziato.