“In questo momento il valore della vita umana è niente”. Le tristi parole del dottor Theodoros Giannaros, biologo molecolare con una fama tale in Grecia da essere considerato una vera e propria autorità, mentre, con voce rotta e sguardo fisso, esprime in un video il dolore che lo corrode, causato dal suicidio del figlio, sono l’agghiacciante affermazione di un dato di fatto. Migliaia di vite falciate negli ultimi anni anzitempo dalla rassegnazione dinnanzi agli effetti catastrofici di uno dei peggiori esperimenti di macelleria sociale che la storia ricordi. Una strage silenziosa, orrenda e tragica, che hanno portato il dottor Giannaros a dichiarare esplicitamente quanto “mi vergogno di essere europeo”. Da qui al 30 giugno trascorreranno i dieci giorni chiavi per capire quale sarà il destino economico e politico del paese che un tempo fu la culla della civiltà ed ora è ridotto a una valle lacrime devastata dalle nefande politiche di austerità, dai diktat della Troika, dalla conflittualità sociale e dalla disperazione. Potrebbero sembrare esagerazioni, crude figure retoriche, ma le testimonianze di coloro che hanno portato il fardello, delle decine di padri di famiglia un tempo titolari di piccole imprese costretti a elemosinare cibo, vestiti e a volte persino ospitalità alle organizzazioni umanitarie. Una necessità di primarie forme di sostentamento su cui si innesta la tragedia dei migranti, che ha accanto a Lampedusa un suo filone greco, della quale lestamente si sono appropriate formazioni xenofobe quali l’arcinota Alba Dorata.

In tutto ciò, un governo imbelle, partito con furia guerresca ma rivelatosi capace di barattare lo sblocco di un piccolo surplus di bilancio con tagli alla sanità e al welfare. L’amministrazione Tsipras-Varoufakis non è riuscita a capire il nocciolo del problema greco: la tragedia umanitaria e sociale che si è sviluppata in parallelo alla crisi economica permanente ha finito per prendere il sopravvento, facendo nascere nell’animo del popolo greco una sfiducia, un senso di disillusione e una disperazioni quasi permanenti. Un popolo vessato da politiche scriteriate e odiose si vede addirittura rinfacciato dai ben pensati del Nord Europa di aver causato le sue stesse sofferenze con uno stile di vita da cicala, cosa che in fondo non è che una vecchia riproposizione dell’antico stereotipo dell’uomo mediterraneo guascone e sprovveduto di fronte all’Uberschmen laborioso, serio e avveduto. Incapaci di agire in maniera concreta, portati dagli euroburocrati a combattere nell’arena a loro meglio congeniale, quella dei formalismi, dei vincoli, degli zero virgola, delle norme create a tavolino, i nuovi governanti greci non hanno saputo imprimere fiducia e scatenare reazioni positive nella nazione. Questo perché prima che di risanamento economico la Grecia necessita di una salvezza morale. Non si salverà mai l’economia greca finché non si salverà la sua anima. Papa Francesco ha giusto in questi giorni ammonito il mondo con la sua enciclica Laudato si, invitando a “non salvare le banche sulla pelle dei popoli”. Ebbene, in questi giorni le proposte della Troika e dei suoi principali sponsor non ha altro vertice se non la ricapitalizzazione degli istituti greci in cambio di politiche di contenimento delle spese ordinarie di sostegno alla popolazione.

Una nazione di antica civiltà, depositaria del sapere filosofico più elevato dell’Occidente, patria della ragione vede succedersi governi che rifiutano di ammettere ciò che la logica più elementare suggerisce a chiunque: l’impossibilità di salvezza per la Grecia in caso di permanenza nel sistema Euro. Eccolo, il primo presupposto chiaro e lampante perché il paese possa finalmente risorgere: un uscita da un sistema iniquo e ingiusto, senza “se” e senza “ma”, alla faccia di coloro che sbandierano ideali di unità, fratellanza e comunanza senza poi far nulla per metterli in concreto. L’Europa di oggi si sta riducendo a un’enorme prigione, nella cui cella di rigore è detenuto il moribondo prigioniero greco. Il 30 giugno sarà offerta al paese la prima via di fuga, l’imprescindibile opportunità a cui è subordinato il suo futuro: si è capito chiaramente che nel sistema Euro non c’è libertà, si rende dunque necessario spiccare il volo, lanciarsi nell’ignoto. Occorre fermezza da parte di Tsipras e Varoufakis: riscattino le critiche e arrivino al 30 giugno senza soddisfare le pretese predatorie del FMI; se sarà default, non sarà che la formalizzazione di uno stato di fatto: la Grecia è già fallita da anni, interi parti del sistema statale sono allo sbando sin dal tragico 2011. Ma di fronte ai burocrati senza cuore, a coloro che ragionano in termini di numeri e non pensando agli uomini, è necessario qualche formalismo, affinché capiscano i loro errori. Auguriamo alla Grecia, al suo popolo meraviglioso e sfinito, ai suoi governanti e alle sue città che trasudano storia un avvenire migliore; speriamo vivamente che il paese sappia salvare sé stesso, pensando prima che all’economia alla sua anima, alla sua felicità; reputiamo possibile credere che questo nuovo avvenire possa cominciare a breve e fungere da esempio a tanti altri prigionieri avventurosi desiderosi di imbarcarsi in una colossale “fuga da Alcatraz”.