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Semplice, conciso, formale, diretto al punto. Così è stato il messaggio di congratulazioni rivolto a Donald Trump da Vladimir Putin. E non avrebbe potuto essere altrimenti. Quello che cambia rispetto all’eventualità in cui avesse vinto Hillary, non sono certo le parole utilizzate – sarebbero state molto simili, se non identiche – ma la speranza che si realizzino sul serio. Guardiamo i fatti: le relazioni tra Russia e Stati Uniti non sono mai state ad un livello così basso dalla fine della Guerra Fredda. E se lo sono, è colpa di persone come Hillary Clinton. Persone come lei, infatti, sono state responsabili di quello che ha pesato di più nella storia recente dei rapporti bilaterali: la responsabilità di Washington nel colpo di Stato in Ucraina. Che ha portato ad una guerra odiosa, fratricida e sempre più cruenta, dentro il cortile di casa della Russia. Con il pretesto della “invasione” dell’Ucraina orientale – mai vista – e della “annessione” della Crimea – non riconoscendo una schiacciante volontà popolare pro-Russia – l’America, per colpa di persone come Hillary, ha imposto agli stati vassalli di adottare sanzioni durissime che hanno colpito con fin troppa efficacia l’economia russa sotto ogni punto di vista. Perchè? Non c’era un motivo preciso, se non contrastare la Russia per il gusto di farlo (rileggersi Brzezinski e Huntington, NdA) e assicurarsi allo stesso tempo importanti commesse militari e il controllo de facto di un Paese – che questo, poi, avvenisse al prezzo di un bagno di sangue tra la popolazione, poco importava. Poi, le divergenze sulla guerra in Siria – con l’intervento russo che ha spiazzato la fallimentare e ambigua azione della coalizione a guida americana e ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di alleanze pericolose, rapporti indegni e risvolti al limite dell’incredibile su chi realmente Washington sostenesse nel conflitto.

Vladimir Putin si congratula con Donald Trump e lancia un ulteriore appello al riavvicinamento dei rapporti tra  Stati Uniti e Russia

E a cascata, tutte quelle piccole, grandi frizioni che hanno deteriorato ancor di più i rapporti tra le due più grandi Potenze militari: l’esclusione dal G8 di Mosca; la Turchia e il nuovo corso filo-russo adottato da Erdogan (insieme ad altri attori mediorientali); la spinta per l’approvazione del TTIP a livello europeo (facendo venir meno anni di riavvicinamento politico-commerciale tra Russia e UE); il rafforzamento militare della NATO verso Est e la strumentalizzazione delle paure baltico/polacche di un’invasione russa (sic!); le divergenze sul conflitto in Yemen; la difficoltà sul negoziato con l’Iran, e molti altri aspetti. Obama aveva proposto un “reset” nelle relazioni con la Russia; in questo, una parte dell’establishment americano di cui faceva parte la stessa Hillary Clinton – che forse ne era il capofila – lo ha contrastato, impedendogli di fare di più, rinunciando al dialogo e aizzando, anzi, la tensione. Putin dichiara di confidare in una “normalizzazione dei rapporti tra Russia e America” e in un “maggior dialogo”, ma sa benissimo che se avesse vinto Hillary, sarebbero rimaste parole al vento. Ancora, se avesse vinto Hillary, lui e la Russia sarebbero stati ancora il il capro espiatorio per ogni tensione a livello globale. Cosa farà adesso Trump? Tenderà veramente una mano a Putin, allentando la tensione e lavorandoci insieme per risolvere, di concerto, le grandi sfide dove è indispensabile una collaborazione tra i due Paesi? E’ un’incognita, senza certezze. Ma quanto detto in campagna elettorale è abbastanza su cui fare affidamento. Sapendo che se a vincere fosse stata Hillary, non vi sarebbe stato spazio per un allentamento della tensione. La riprova? Oltre ad aver recentemente scoperto come sia stata la Clinton – contro il volere di Obama – a volere a tutti i costi la rovinosa guerra in Libia, ricordiamoci sempre che fosse stato per lei, l’America sarebbe intervenuta nel conflitto siriano ancora nel 2013 in occasione della bufala, casus belli perfetto, dell’attacco col gas da parte di Assad. Con tutto quel che ne sarebbe scaturito. Invece che strumentalizzare ed enfatizzare qualche sciocca frase detta in campagna elettorale, come accaduto nei confronti di Trump, è più saggio giudicare una persona dalle sue azioni. Nel caso della Clinton, criminali e pericolose. Quindi, bene così.