“L’accordo sulla zona di libero scambio tra l’Ucraina e la UE entra in vigore a partire da oggi. Per questo motivo Kiev perde i benefici commerciali con la Russia”. Così esordiva un articolo su Sputnik News all’inizio di questo mese. Entrando nel vivo della questione, dal 1º gennaio 2016 la Federazione Russa ha cessato di importare dall’Ucraina beni alimentari come carne, salumi, pesce, verdure, frutta e latticini. La risposta della controparte fu celere. Il giorno dopo, sulla scorta dell’embargo attuato dall’Unione Europea nei confronti di Mosca, il governo ucraino annunciava che il 10 gennaio sarebbero state varate sanzioni sui prodotti russi, effettive fino al 5 agosto del corrente anno. Dal momento in cui è entrato in vigore, l’embargo ucraino è stato applicato al beni di produzione agroalimentare: carne, pesce, formaggio, ma anche sigarette, caffè, alcol, the, dolci, cosmetici e attrezzature ferroviarie. Inoltre autorità di Kiev hanno promesso di sanzionare i tutti cittadini che importeranno merci russe in Ucraina.

È chiaro che per la nazione di Porošenko si prospetti, almeno in apparenza, un futuro piuttosto roseo, con la possibilità di giocare in prima linea sullo scacchiere geopolitico del libero scambio, sotto l’ala protettrice occidentale. Per Putin, invece, la situazione sembra essere agli antipodi. Il risultato delle battaglie all’ultima sanzione ha ridotto la Russia a essere trincerata nello spettro della Guerra Fredda. La valuta della Federazione è in drastico calo: un rublo oggi vale 93 euro, 85 dollari. Prima tra le cause è sicuramente il crollo dei prezzi del petrolio: Brent è ai suoi minimi storici dopo il 2003, al costo di 27,33 euro a barile. Inoltre, dopo la moderna Croce di Ferro istituita come emblema del Ministero della Politica di Informazione, in Ucraina il Primo Ministro Arsenij Yazenyuk ha incaricato una schiera di ministri di studiare la possibilità di introdurre il divieto d’accesso nel paese dei libri russi. Secondo il deputato ucraino Ostap Semerak, non si tratterebbe di un “divieto esteso alla letteratura o alla lingua russa, ma dell’istituzione di regole legittime e patriottiche per gli editori ucraini”. Agli occhi dei meno scettici, questi ultimi artifici del governo di quella che tempi addietro era la florida Piccola Russia, patria di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, potrebbero costituire un richiamo al crudele scenario di un romanzo di fantascienza del secolo scorso: “1984” di George Orwell. Per altri, invece, si tratta di un semplice sentimento di rivalsa ucraina per liberarsi dalle catene arrugginite del passato sovietico che la vedeva subalterna alla Russia.