Sovranità nazionale in Germania: con la sua efficiente produttività economica e con la sua moneta forte la Germania è riuscita nel vero miracolo economico che nessun altro Stato al mondo ha mai compiuto: la rinascita dalla distruzione totale del 1945 fino a tornare ad essere la forza trainante dell’Europa. E’ fuori dubbio, infatti, che la forza economica tedesca si traduca all’interno dell’Unione Europea in un ruolo di leadership. Tale posizione le permette di avere un potere decisionale notevole che a Bruxelles nessun altro Stato ha. In questo contesto le scelte dei governi tedeschi degli ultimi vent’anni (sia che fossero di centro-destra che di centro-sinistra) sono state sempre esattamente identiche e sono state caratterizzate dalla ferrea volontà di promuovere politiche a livello comunitario che portassero al giovamento delle proprie industrie, delle proprie banche, della propria finanza e più in generale del proprio apparato produttivo. Ogni tipo di azione tedesca a livello comunitario, dunque, è orientata ai propri interessi economici. Tale tendenza è apprezzata dai Tedeschi, che fanno eleggere sempre il partito che riesce a porsi come miglior garante dei propri interessi nazionali a livello europeo. C’è da prendere atto dunque che, qualora gli interessi economici tedeschi vadano in controtendenza con quelli di altri Stati europei, la Germania cercherà di rispondere con tutte le sue notevoli forze alle esigenze della propria economia, a costo di far sprofondare quelle dei concorrenti nel baratro (vedi il caso greco). Ponendosi in questo modo, attraverso l’azione tedesca si possono dunque leggere tutte le enormi contraddizioni dell’Unione Europea: un’unione che dovrebbe fare gli interessi di tutti gli Stati membri nella stessa misura ma che, di fatto, è trainata da un’economia che invece persegue unicamente gli interessi propri.

Interessi tedeschi versus interessi italiani: essendo i prodotti italiani concorrenti a quelli tedeschi ed essendo l’Unione Europea la volontà dell’economia tedesca, ogni tipo di decisione che viene e presumibilmente verrà presa in ambito comunitario sarà dannosa per il benessere dei cittadini italiani. L’economia italiana e quella tedesca, storicamente, sono sempre state concorrenti all’interno di un sistema di Stati sovrani. Con l’ingresso nel mercato unico e con l’avvento della moneta unica l’equilibrio che vigeva in precedenza si è incrinato. L’origine di questa discrepanza è da individuarsi nel fatto che la Germania si comporta da Stato nazionale, perseguendo dunque i propri interessi, all’interno di un sistema che vieta all’Italia di comportarsi come tale. Per alterare questa situazione è necessario partecipare alla vita dell’Unione Europea difendendo sé stessi e parlando a nome dei propri interessi nazionali, esattamente come fanno i Tedeschi. Soltanto ponendoci sul loro stesso piano possiamo ambire ad essere presi in considerazione come un partner europeo affidabile e indipendente e non come una pedina sottomessa ad interessi particolari terzi. Cosa prendere come esempio dalla Germania: l’Italia deve capire quali siano gli elementi dello Stato tedesco che gli permettono di essere un’economia in crescita (anche prima dell’ingresso nell’area euro). La marcia in più dello Stato tedesco rispetto a noi è individuabile in due fattori. Da una parte un’efficiente struttura federale: la Germania ha una lunga tradizione federale che si manifesta nella capacità del Bundesrat (parlamento in cui sono rappresentati tutti i partiti eletti a livello locale) di modificare o impedire l’approvazione delle leggi del Bundestag (parlamento nazionale). Il federalismo tedesco, inoltre, si manifesta anche nel campo dell’istruzione, che per lungo tempo è risultata essere molto valida; dall’altra invece, l’efficienza della burocrazia statale: nonostante alcuni casi di corruzione, l’apparato burocratico tedesco funziona bene e velocemente ed è la base per la dinamicità dell’apparato economico.

Cosa non prendere da esempio dalla Germania: il successo dell’economia tedesca non corrisponde alla promozione della cultura, dell’identità e delle tradizioni tedesche e molto spesso neanche dei diritti sociali dei cittadini. La sconfitta della Seconda Guerra Mondiale ha lasciato in eredità in Germania un senso di colpa che induce la classe dirigente a sentirsi responsabile per tutte le disgrazie dei popoli del mondo, tranne di quello tedesco, per cui i governi sono più attenti ad occuparsi delle esigenze di altri Paesi piuttosto che guardare alle problematiche sociali in casa propria. Per questo motivo, per esempio, la Germania regala regolarmente armi e sommergibili a titolo gratuito ad Israele. Questo senso di colpa prende corpo in un’assenza di libertà di opinioni per cui ogni tipo di critica alla società multiculturale, all’Unione Europea o qualsiasi tentativo di promuovere il patrimonio culturale tedesco viene immediatamente stroncato e l’autore viene tacciato di nazismo ed emarginato socialmente e professionalmente. Perché l’Italia sia una democrazia funzionante, cioè che garantisca la libertà di opinione, è dunque fondamentale evitare il radicarsi di un tale sentimento di colpa ed evitare che un’eventuale crescita economica non abbia ripercussioni a livello sociale.