Quella che sta mettendo in ginocchio il Nord della Siria è “una guerra per procura combattuta da grandi potenze che appoggiano le tante fazioni armate in lotta contro il regime di Assad”, come la descrive Daniele Rocchi su agensir.it. Cinque giorni fa le emittenti internazionali comunicavano: “I negoziati, firmati a Monaco dall’International Syria Support Group, prevedono la fine delle ostilità entro una settimana” (da Tg24). Con l’appressarsi del termine ultimo di questo accordo di pace stipulato da ben 17 potenze mondiali, Stati Uniti d’America e Russia in testa, lo scenario che sembra delinearsi rimane immerso nel terrore. Le minacce tra Federazione Russa, USA, Turchia, Siria e Arabia Saudita non accennano ad attenuarsi, come avevano preannunciato già il 12 febbraio le opposizioni siriane in esilio. “Nessuna intesa fino a quando resterà in carica al Assad”. Così, il 15 febbraio 2016 cinque strutture sanitarie e due scuole tra Aleppo e Idlib, insieme ad almeno una cinquantina di vite, sono state distrutte da spietati attacchi aerei. Il mandante di questo attentato resta ancora ignoto, anche se gli scambi di accuse tra le Potenze protagoniste nella lotta all’ISIS non mancano. Ciò che è stato riferito il giorno seguente all’attentato da una fonte governativa, a condizione dell’anonimato, sembrerebbe accennare a degli interrogativi per scagionare il colpevole. Per controllare come prosegue lo sforzo delle potenze mondiali al fine di raggiungere il cessate il fuoco, a Damasco lo stesso 15 febbraio in serata è giunto a far visita l’inviato di pace delle Nazioni Unite Staffan De Mistura, a quanto pare a sorpresa, anche se i fatti potrebbero far trapelare il contrario. Ecco che si delineano i presupposti secondo i quali i raid aerei alle strutture ospedaliere e scolastiche a Nord della Siria rappresenterebbero l’ennesimo tentativo di antagonismo occidentale nei confronti dell’alleanza tra Mosca e Assad.

Sembra un caso che figuri “Tra gli ospedali colpiti, anche una struttura di Medici senza Frontiere (Msf) a Maarrat al Numan, nella di Idlib, in Siria, a 280 chilometri a nord di Damasco”, come riporta La Repubblica. Su questa particolare disgrazia nelle giornate successive all’attacco sono sorte speculazioni politiche e mediatiche che non lasciano indifferenti, in un impietoso vortice di accuse rivolte al presidente russo Vladimir Putin. “Un atto che riceve la nostra condanna. Se fosse confermata la responsabilità dell’aviazione militare russa sarebbe molto grave”, si espongono i deputati del Movimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo. Sarebbe stato un missile balistico russo a colpire l’ospedale, ha detto il primo ministro turco Ahmet Davutoglu, parlando durante la sua visita in Ucraina. A confermare un coinvolgimento russo è stato anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Gli Stati Uniti lasciano intendere il bersaglio delle proprie accuse per vie trasversali, attribuendo i bombardamenti a Bashar al Assad. La Russia non si tira indietro e risponde alle accuse. “Il segretario generale è seriamente preoccupato per le notizie sui bombardamenti che avrebbero colpito almeno cinque ospedali e due scuole ad Aleppo e Idlib”, ha fatto sapere il portavoce dell’Onu, Farhan Haq, secondo il quale il numero delle vittime sarebbe stato riportato dall’Unicef e da Medici senza frontiere. Ria Novosti aggiunge che l’Onu non avrebbe osservatori militari in Siria e non ha la possibilità di determinare quali forze stiano bombardando le varie regioni del Paese. Lo spiega Ekaterina Sinelshchikova su RBTH. Lo stesso ambasciatore siriano a Mosca Riyad Haddad ha affermato in un’intervista su Rossiya 24 che l’ospedale di Medici Senza Frontiere in provincia di Idlib sarebbe stato distrutto dai raid statunitensi. A favore delle posizioni russe si è espresso anche il rappresentante permanente della Siria all’Onu Bashar Jaafari, il quale, di fronte alle accuse infondate dell’occidente, ha ribadito che la Russia è intenzionata a discutere in una riunione del Consiglio di Sicurezza i bombardamenti turchi contro i curdi siriani.

Osservando con attenzione il panorama geopolitico contemporaneo, suonano più obiettive che mai le parole del vicario apostolico di Aleppo, mons. Georges Abou-Khazen: “se Usa e Arabia saudita fossero sinceri nel combattere il terrorismo dovrebbero unire i loro sforzi a quelli russi. Invece si ha come l’impressione che non vogliano farlo seriamente”. Più che fondata è anche “la preoccupazione di Papa Francesco e del patriarca di Mosca, Kirill, nel mettere in guardia il mondo dai rischi di una nuova guerra mondiale”, secondo Daniele Rocchi. Riguardo al conflitto non ci sono risposte, ma restano numerosi gli interrogativi. Come mai le posizioni della Federazione Russa nel conflitto siriano si stanno rivelando così scomode per il resto dei partecipanti? E’ possibile che la “paura del rosso” passi in primo piano rispetto alla lotta globale contro il terrorismo islamico? Siamo agli albori di una Terza Guerra Mondiale? Saranno le generazioni presenti a rispondere al dubbio di Albert Einstein espresso nella proposizione reggente del seguente aforisma a lui attribuito: “Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale, ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre”?