A volte si pensa di sapere ciò che si vuole, come prenderlo e a volte, per sfortuna, si riesce addirittura ad ottenerlo, per poi realizzare però che le aspettative non corrispondono alla realtà e spesso, ma a questo punto è già troppo tardi e forse Erdogan farebbe bene a riflettere seriamente su ciò.
Il tentato golpe di venerdì notte ha portato la Turchia in una nuova fase, forse quella che porterà presto alla definitiva caduta di Erdogan, o forse quella che porterà ancora di più nel baratro una Turchia che è oramai lontana anni luce dall’Europa, nonostante i leader europei si ostinino a non volerlo ammettere.
Ora che il golpe, o sceneggiata, a seconda delle opinioni, è alle spalle, Erdogan può finalmente mettere in atto tutti gli ulteriori provvedimenti repressivi che tanto auspicava: 6000 arresti tra militari e magistrati non allineati con gli islamisti e definiti “traditori”; richiesta di ripristinare la pena di morte; arresto dell’ufficiale dell’aeronautica responsabile della base di Incirlik (disattivata), da dove partono gli aerei che vanno a bombardare l’Isis in Siria; richiesta di estradizione dagli Usa del nemico numero uno di Erdogan, Fetullah Gulen, accusato di essere il regista del golpe nonostante l’assenza di prove.

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Ulteriori purghe dopo quelle già avvenute negli scorsi anni ai danni di magistrati e agenti accusati di “tradimento” per aver indagato casi di corruzione che avevano coinvolto l’entourage di Erdogan ed anche alcuni suoi familiari. L’arresto di accademici turchi favorevoli al dialogo con i curdi e di direttori di quotidiani accusati di tradimento per aver portato a galla le prove su armi turche vendute ai jihadisti in Siria.
Mentre Erdogan preparava le purghe, i suoi seguaci massacravano a bastonate, a cinghiate, a colpi di machete i militari che si erano arresi. Molti di loro hanno dichiarato di non sapere che c’era un golpe in atto e che era stato comunicato di partecipare a un’esercitazione militare e in effetti, per come si sono mossi, anzi, per come non si sono mossi, è plausibile crederlo.
Venerdì notte i muezzin incitavano dai minareti i seguaci dell’Akp a scendere in strada mentre barbuti guidavano inquietanti personaggi armati di coltelli, mazze, cinghie e machete. Le scene che emergono sono gravissime, con militari inermi riversi in un lago di sangue mentre i seguaci di Erdogan esultano. Un militare, secondo fonti britanniche, sarebbe anche stato decapitato. Il video è apparso in rete ed è stato rilanciato su diversi siti.

barbuto

Le violenze islamiste non hanno risparmiato neanche l’Italia e infatti, mentre alcuni esponenti dell’Islamismo organizzato nostrano già noti si esprimevano a favore di Erdogan, un centro turco a Modena, ideologicamente vicino a Fetullah Gulen, veniva attaccato e incendiato. Le autorità sono al momento a lavoro e pare che i responsabili siano in procinto di essere individuati. I sospetti, secondo quanto è apparso sulla Gazzetta di Modena, ricadono su alcuni sostenitori di Erdogan che si erano radunati di notte davanti alla Coop Canaletto.
La linea intrapresa da Erdogan non è altro che un’ulteriore ondata repressiva nei confronti di chi poteva ancora ostacolarlo, o almeno, il tentativo è quello.

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Un paese dove giornalisti e accademici vengono incarcerati, dove quotidiani non allineati vengono chiusi, dove chi parla di armi inviate ai jihadisti viene arrestato e dove la gente viene massacrata per strada non può restare nella NATO e non può neanche entrare in Europa.
La scusante del “ripristino della democrazia” citata da Washington e Berlino è paradossale, visto che di democratico Erdogan e i suoi sostenitori non hanno proprio niente. Il tempo del colpo al cerchio e alla botte è finito. Siamo in una nuova fase e Nato, Eu e Usa dovranno prendere posizioni nette, decise e prive di ogni ambiguità se non vogliono perdere ulteriore credibilità a livello internazionale ed anche per quanto riguarda la guerra all’Isis.
A livello nazionale invece, può valer la pena valutare bene quali sono le realtà islamiste che si schierano incondizionatamente a favore di Erdogan, in previsione di eventuali riconoscimenti a livello istituzionale che potrebbero risultare affrettati.

Fonti:

http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2016/07/17/news/modena-attentato-a-circolo-turco-anti-erdogan-in-4-danno-fuoco-alla-sede-1.13830293