In questi giorni, gli obiettivi in Siria sono stati incentrati su Raqqa ed in particolare sulle due avanzate contrapposte, ossia quella della SDF (Curdi, più alleati sostenuti dagli USA) a nord e quella dell’esercito siriano a sud. In realtà però, scenari importanti per l’evolversi del conflitto siriano si stanno aprendo un po’ in tutto il paese ed in special modo nella zona settentrionale della provincia di Aleppo. Qui di fatto tutte le forze in campo posseggono un pezzo di territorio; il perché è presto detto: questa zona fa da ponte tra quella che fino al 2011 era considerata la capitale economica del paese ed il delicato confine turco. E’ qui che si sono concentrati negli anni gli sforzi maggiori del sultano Erdogan per espandere la sua influenza in Siria e depredare le tante risorse economiche che Aleppo possedeva; non a caso, è proprio dal confine con la provincia di Aleppo che la Turchia dal 2011 ha permesso il passaggio di migliaia di terroristi da quella che è stata poi soprannominata ‘autostrada della Jihad’, così come è da qui che è partito l’assedio della seconda città siriana nell’estate del 2012, ancora in corso da parte delle forze di Al Nusra e delle altre sigle radicali finanziate anche dagli emiri del Golfo. Adesso in questa porzione oramai martoriata da cinque anni della Siria, si stanno concentrando gli sforzi di tutte le sigle chiamate in causa nel conflitto; a rompere un equilibrio che durava da mesi, è stato l’esercito siriano ad inizio anno quando le sue truppe hanno chiuso il cerchio a nord di Aleppo liberando anche le assediate zone sciite della provincia. Da quel momento, i curdi dalla loro enclave di est si sono spostati fino a ridosso di A’zaz, ultima importante città siriana prima del confine con la Turchia, senza però strapparla ai terroristi di Al Nusra, i quali però sono rimasti comunque isolati dal resto della provincia di Aleppo, riducendo il loro controllo soltanto alla stessa A’zaz ed al suo hinterland. Poi il mese scorso, avanzando da est verso ovest, anche i miliziani dell’ISIS (che a nord est di Aleppo controllano due grandi città come Al Bab e Mambji) hanno fatto indietreggiare Al Nusra; nel giro di poche settimane quindi, Erdogan ha di fatto quasi perso la presa da questa importante porzione della provincia di Aleppo, considerando che i miliziani del califfato sembrano essere meno appoggiati di prima da Ankara.

Per il controllo del nord di Aleppo, sembra quindi essersi aperta la battaglia decisiva; da sud spingono gli uomini di Assad, da ovest i curdi della Rojava, mentre i terroristi mantengono solo A’zaz. Ma la più importante novità, arriva dall’avanzata degli uomini della SDF; dopo aver oltrepassato l’Eufrate ed essersi immessi nel cuore del territorio di Aleppo controllato dall’ISIS, i curdi hanno circondato Mambji e si apprestano a conquistarla, andando inoltre sempre più avanti in direzione di Al Bab e dell’enclave di Al Nusra di A’zaz. I dilemmi futuri stanno proprio qui; Al Bab è una città araba, nel mirino delle forze di Assad che, pur rimanendo immobili e senza attaccare nella zona da diversi mesi per via di altre priorità nella regione, puntano comunque a conquistarla dopo averla persa nel 2012. Ed allora, è possibile ipotizzare uno scenario in cui le forze sostenute dagli USA, ossia i membri della SDF, e le forze sostenute dai russi, ossia gli uomini dell’esercito siriano, si incrocino verso la strada per Al Bab? Questa zona diventerà punto di attrito tra le due potenze sopra citate o saranno prove generali per un accordo sul futuro assetto della Siria? Nei giorni scorsi, le forze della SDF hanno dichiarato la propria neutralità con l’esercito siriano, il che non vuol dire collaborazione ma quanto meno (e questo non era affatto scontato) la volontà di non sparare un colpo contro i soldati di Damasco; il nemico comune, sembra quindi individuato nel terrorismo, ma sconfitto esso bisognerà vedere se la neutralità conclamata si trasformerà in accordi per ricostituire o meno lo Stato siriano. Al momento, nella provincia nord est di Al Hasakah (a maggioranza curda) la convivenza tra uomini dell’esercito regolare e milizie curde appare buona e continua, anche se nei mesi scorsi si sono registrati alcuni sporadici scontri; il fatto è che, oltre Raqqa, anche il nord della provincia di Aleppo appare prossimo a trasformarsi in un punto di contatto tra curdi e forze siriane e quindi, soprattutto, tra americani e russi. Oltre ai quesiti sopra espressi, bisogna anche chiedersi se questi due fronti sono saltati fuori per semplice e puro fato bellico, oppure se esiste un accordo di massima tra Russia ed USA per ‘incontrarsi’ tacitamente in determinati punti delicati della Siria, quali appunto Aleppo e Raqqa; secondo molti, specie per la zona a nord della metropoli siriana, Mosca e Washington starebbero agendo di comune accordo per riprendere il controllo di tutto il confine turco ed isolare Erdogan, il quale giorno dopo giorno sta perdendo le velleità di restaurazione di poteri neo ottomani.

Mentre quindi sono prossime al contatto le principali forze anti ISIS, nel resto del paese la guerra prosegue senza sosta; l’esercito siriano guadagna terreno ad est di Palmira e si proietta verso Sukanah, importante sito petrolifero a 100 km da Deir Ezzour, con l’obiettivo di liberare tutto il deserto ad est di Homs dalla presenza del califfato e soprattutto togliere l’assedio alla città prima citata. Le forze di Assad guadagnano terreno anche nella provincia di Raqqa ed adesso sono a 5 km dalla base aerea di Tabqa, espugnata nell’estate del 2014 dagli uomini di Al Baghdadi che hanno poi giustiziato nel deserto sulle sponde del lago Assad tutti i militari presenti; prendendo questa base, l’esercito si porterebbe a 50 km da Raqqa. Importanti progressi anche sul fronte della lotta ad Al Nusra; a Latakia si combatte infatti per le ultime colline sul confine turco rimaste in mano ai terroristi, a Damasco invece le due sacche ‘ribelli’ del Ghouta sembrano sempre più ridimensionate, con la bandiera siriana che torna a sventolare in diversi centri. L’unica difficoltà, non da poco, che sta attualmente incontrando l’esercito siriano riguarda il sud di Aleppo, dove i terroristi hanno ripreso numerosi territori persi subito dopo l’inizio dei bombardamenti russi.