Sabato 9 maggio sulla Piazza Rossa di Mosca si svolgerà la consueta parata per celebrare la “Giornata della Vittoria”. La festa, molto sentita nei paesi dell’ex URSS, venne istituita ufficialmente solo a partire dal 1965, in ricordo del 9 maggio 1945, giorno dell’annuncio della capitolazione della Germania nazista. Quest’anno la parata sarà più “ricca” del solito. A prendere parte alla sfilata ci saranno più di 16.000 soldati, 200 veicoli armati e 150 tra aeroplani ed elicotteri, ma non solo: la novità assoluta, introdotta per celebrare il 70° anniversario di quella che lì chiamano Grande Guerra Patriottica, è la presenza di 600 uomini con equipaggiamenti “Ratnik”, un mix di sistemi d’arma d’ultima generazione, testati dall’esercito russo lo scorso inverno. Ma l’ospite più atteso è senza dubbio il carro armato T-14, primo tank sviluppato e costruito da Mosca dopo la dissoluzione dell’URSS, di cui già si è avuta un’anticipazione nei giorni scorsi. La Piazza Rossa non sarà però l’unica piazza dove si svolgeranno le celebrazioni per la Giornata della Vittoria, anche nella città di Donetsk, capitale dell’autoproclamata Repubblica omonima, fervono i preparativi per quella che ormai non è più una semplice parata. Dall’inizio della crisi ucraina, più di un anno e mezzo fa, le celebrazioni per ricordare la vittoria sovietica hanno assunto un fortissimo significato politico e simbolico.

A 70 anni da quei tragici eventi, i russi hanno ancora la voglia di ricordare e di mostrare al mondo che l’orrore nazista è stato sconfitto solo grazie all’enorme tributo di sangue versato dai loro padri. Più che la volontà di mostare i muscoli, come in tanti hanno scritto, a muovere le coscienze è quindi la voglia di mostrare al Mondo quanto sia stato importante il ruolo sovietico nella risoluzione del secondo conflitto mondiale. Soprattuto adesso, in un periodo gelido per le relazioni diplomatiche tra Russia e Occidente, la Giornata della Vittoria ha acquisito un ruolo fondamentale. Vent’anni fa il presidente americano Clinton dalla Piazza Rossa dichiarava: “Sono qui a nome degli americani per esprimere profonda gratitudine per tutto quello che avete dato e quello che avete perso per sconfiggere le forze del fascismo”. Parole figlie di un’altra epoca che ad oggi sarebbero impronunciabili, eppure la storia del secondo conflitto mondiale negli ultimi vent’anni non è cambiata. Sabato a Mosca non ci saranno molti dei leader più influenti dell’Occidente, come Obama, Merkel e Hollande oltre al presidente polacco Komorowski. Assenze figlie del clima da guerra fredda che si respira da più di un anno e che di certo non aiutano la distensione. Questi, in realtà, commettono un grave errore: quello di confondere la memoria storica con l’attualità politica. Le celebrazioni del Giorno della Vittoria sono in Russia un forte elemento di coesione. Il ricordo di quella vittoria unisce, e non avere leader occidentali presenti non farà altro che alimentare la convinzione che Europa e Stati Uniti siano ostili alla Russia a tal punto da non volerne nemmeno ricordare i caduti morti per la libertà. Non partecipare è un errore soprattutto per la Polonia e la Germania che ai soldati dell’Armata Rossa devono tutto e per le quali almeno 800 mila sovietici hanno pagato con la vita.

L’assenza di quei leader e lo scarso peso che viene dato a questa celebrazione in gran parte del mondo occidentale, dimostrano non solo che la distensione e la comprensione reciproca non sono al primo posto dell’agenda euro-americana, ma anche che la classe dirigente e politica ad ovest, non ha minimamente a cuore la memoria storica che troppo spesso confonde con la politica e la geopolitica di oggi. I sondaggi pubblicati qualche settimana fa, del resto, parlano chiaro: poco più del 13% di europei crede che il contributo sovietico sia stato determinante per le sorti del secondo conflitto mondiale, una credenza sbagliata, alimentata da una russofobia allarmante che prova a negare la morte di quasi dieci milioni di soldati dell’Armata Rossa. Ad esserci, sabato, saranno però in tanti, a partire dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, fino ad arrivare al presidente cinese Xi Jinping. Presente sarà,o probabilmente, anche il nordcoreano Kim Jong-Il, la cui partecipazione ha già scatenato l’ironia e le accuse di parte dei media occidentali che rimproverano al presidente russo di circondarsi di spietati dittatori. In realtà Putin non si è isolato, bensì è stato isolato dai partner occidentali che fanno della “democrazia” il loro cavallo di battaglia, ma che poi si rifiutano di celebrare uomini e donne coraggiosi che sacrificarono le loro vite perché potessero nascere le odierne “democrazie”.