Basta allarmismi vari su questa Brexit, non succederà nulla, nessun articolo 50 verrà attivato, nessuna procedura di uscita sarà avviata, qualche speculazione finanziaria l’abbiamo già fatta. Le motivazioni per cui questa svolta non si verificherà sono tante e tali che sarebbe pure superfluo enarrare tutti i nefasti scenari che si sono susseguiti sulla stampa, ma vale la pena ricordare il perché non succederà, ed il perché alcuni paesi, probabilmente, per certi aspetti già si sfregavano le mani dalle opportunità che si prospettavano.

Per l’élite politica radical chic europea il timore più grande sarebbe il cosiddetto effetto domino, quello che, uno dopo l’altro, avrebbe convinto i paesi politicamente più instabili ad indire referendum secessionisti o a fomentare le campagne elettorali di partiti euroscettici. Non sarà passata inosservata l’onda di entusiasmo che ha pervaso i francesi di Front National, che sperano nella tornata presidenziale del 2017 per imporre la loro linea euroscettica e anti-immigrazione; lo stesso potrebbe avvenire in Olanda, con la spinta conservatrice anti-immigrazione di Geert Wilders, un seguace del “Fallacianesimo”. Che dire poi dei beffati austriaci e dell’ultranazionalismo polacco. Più che una battaglia del buonsenso, per spronare la classe dirigente europea, sembra più un annaspamento in un costante voto di fiducia da evitare con tutti i mezzi possibili; insomma, un’Europa che rifugge ineffabilmente dalle sue responsabilità e dalle sue colpe.

Eppure, forse, qualcuno già pregustava in segreto questa situazione di incertezza, specie legato al destino economico e militare del sistema continentale. Proviamo a spiegare il perché: la Gran Bretagna è stato da sempre il partner privilegiato degli Stati Uniti al di qua dell’Oceano Atlantico, una sorta di capoclasse che segnava i nomi dei cattivi sulla lavagna; in questo modo si potevano tenere a bada le ambizioni dei più zelanti, come la Germania, cui Londra ha sempre fatto un po’ da contrappeso politico contro una “germanocentrizzazione” delle istituzioni di Bruxelles. Eppure dal punto di vista militare, qualcosa potrebbe cambiare: sono anni che il discorso della politica di difesa comune europea è bloccato, e il venir meno della voce britannica nel concerto europeo potrebbe spianare la strada all’asse franco-tedesco. La Germania, infatti, ha iniziato ad investire massivamente nell’aggiornamento del proprio equipaggiamento militare, mentre la Francia resta l’unico Paese dell’Unione a possedere un arsenale nucleare proprio. Sebbene Juncker abbia dichiarato che la posizione in materia di sicurezza e difesa non varia, poiché la PESC europea ha una struttura integrata con i programmi di difesa NATO, i ministri della difesa dei paesi membri continuano a spingere affinché il programma militare continentale faccia dei passi avanti in materia di integrazione.

L’altro principale punto critico è rappresentato dalla finanza: molte banche e istituti di intermediazione hanno paventato la possibilità di spostarsi altrove, il che creerebbe uno shock di notevole portata per gli isolani secessionisti. Il mercato finanziario di Londra è il secondo più grande al mondo dopo quello di New York per volume di contrattazioni, che ammontano a 6187 miliardi di dollari all’anno. Dal 2007 il London Stock Exchange è anche proprietario di Borsa Italiana, il mercato milanese. Lo stesso neo sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha espresso un accorato invito alle principali aziende e società finanziarie di abbandonare la city inglese e trasferirsi nella Pianura Padana. Ciò non sarebbe di certo un’eresia, vista anche la facilitazione della smobilitazione della struttura finanziaria dal Tamigi in direzione Navigli.

La Gran Bretagna con quest’Unione ha sempre avuto poco a che fare, lo sappiamo tutti: ha sempre fatto opposizione sulle politiche sociali in capo al consesso continentale, ha sempre agito militarmente sotto bandiera propria o con quella dell’Alleanza Atlantica, sicuramente perché più vicina alla dimensione anglosassone che non a quella di un’Europa decisamente più esotica (sebbene qualcuno potrà avere da ridire sull’esoticità della Germania, ma va beh!). L’UE teme qualcosa che forse, tutt’al più, ha tolto i granelli di sabbia dagli ingranaggi, già di loro arrugginiti. Certo, l’Europa dei popoli si sarebbe forse aspettata che, anziché togliere l’inceppo, quest’Europa si lubrificasse gli ingranaggi, ma forse, i nostri cari eurocrati, questo non lo hanno capito.