Qualcuno lo avvisi, qualcuno lo distragga o lo avverta di quanto sta combinando; la Turchia, per fortuna, non è solo Erdogan ma al presidente nonostante sia uscito più che zoppicante dalle ultime legislative, pare non importi affatto di quel che accade all’interno della sua società. I bombardamenti in Siria, sono l’ultima e più grave azione di spavalderia del fasullo sultano del XXI secolo; i caccia del suo esercito stanno bombardando le basi del PKK e questo è doppio atto di codardia: lo è in primis, perché va a sganciare ordigni sulle teste di un movimento con il quale era stato avviato un processo di pace, ma lo è soprattutto perché si va ad indebolire sul campo chi da mesi combatte in prima linea contro l’ISIS. I raid turchi sono iniziati oramai da cinque giorni; annunciati come svolta decisiva di Ankara per stanare l’ISIS, dopo anni di protezioni e finanziamenti vari dati agli uomini di al-Baghdadi, in realtà ben presto gli stessi comunicati del governo turco annunciavano che le operazioni comprendevano ‘anche’ la lotta al terrorismo del PKK; nelle realtà dei fatti, il termine ‘anche’ è scomparso, visto che arresti e raid sono diretti esclusivamente contro uomini e basi del partito guida dell’indipendentismo curdo. Inutile spendere parole sulla grossa incoerenza logica di andare ad accorpare nello stesso calderone i boia sgozza teste dell’ISIS con coloro che, tra alti e bassi, in Siria ed Iraq stanno combattendo i jihadisti; inutile anche sperare che gli alleati turchi facciano retrocedere il sultano fasullo Erdogan dai suoi propositi, visto che anzi gli USA in primis e la NATO applaudono al ‘ritrovato’ interventismo turco a favore della ‘stabilizzazione’ della regione e visto che tali bombardamenti, iniziati a poche ore dall’attentato di Soruc, sembrano rientrare in una precisa strategia volta a fare del medio oriente un campo ancora più minato ed a rovesciare Assad a Damasco.

La speranza è che qualcuno dell’entourage di Erdogan, spieghi come in Turchia il sultanato è scomparso da più di un secolo; qualcuno spieghi ad Erdogan che la Turchia non è affatto con lui, qualcuno gli faccia capire come un sultano, senza la coesione della popolazione al suo fianco, rischia di apparire depotenziato. Per questo e per altri motivi, Erdogan è un sultano fasullo e quindi ancora più pericoloso; è riuscito a far radunare, proprio nelle scorse ore, la NATO per il famoso articolo 4, ossia minaccia esterna nei confronti di uno stato membro. Di fatto, l’alleanza atlantica (e quindi l’occidente) riconoscono Ankara minacciata ai suoi confini e quindi in guerra contro i suoi nemici; tra i nemici, ovviamente, ecco spuntare il PKK oltre l’ISIS e quindi ecco la giustificazione a stelle e strisce della guerra che il sultano fasullo sta conducendo nel nord della Siria. Si parla della volontà NATO di creare una zona cuscinetto tra Siria e Turchia; in un solo colpo, Erdogan si sbarazzerebbe in tal modo dei curdi e si creerebbe una zona inavvicinabile da Damasco (con tanto di probabile no fly zone) in cui quindi poter addestrare comodamente i ribelli fatti apparire come ‘moderati’. Che poi di moderato non hanno nulla; al mondo verrebbe detto che la Turchia ha contribuito con i suoi raid ad eliminare chi sgozza e macella gente da due anni tra Siria ed Iraq, e che adesso bisogna liberare Damasco anche da Assad, piazzando altri jihadisti ed altre organizzazioni fondamentaliste.

Un piano scellerato, la cui unica speranza che un giorno (si spera vicino) possa essere fermato proviene proprio dalla Turchia; Erdogan non ha più la maggioranza assoluta, si è leggermente frenata la deriva autoritaria del sultano fasullo, i turchi che da sempre vogliono apparire come un ponte che va a conciliare oriente ed occidente, non ci stanno ad essere invece coloro che contribuiranno a rendere il medio oriente sempre più un inferno. Gezi Park è stato in parte strumentalizzato ed in parte represso, ma lo spirito di una Turchia giovane e vogliosa di ritrovare la sua anima e la sua vocazione non è passata; ad Istanbul come ad Ankara, a Smirne come nel Kurdistan, proseguono tumulti e proteste contro i raid voluti da Erdogan. La Turchia è un paese in gran fermento; forse l’unico merito di Erdogan è stato quello di, grazie a 15 anni di governo ambiguo ed autoritario, ridare vivacità culturale ed intellettuale ad un paese che cerca in qualche modo di resistere al sultano fasullo. La speranza è questa Turchia riesca ad imprimere una seria svolta nelle istituzioni; un primo scossone, è stato dato con le ultime legislative, adesso le grida dei turchi che non vogliono gettare bombe al di là del confine si fanno sempre più acute. Ma dal suo palazzo, il sultano fasullo non sente alcuna voce e prosegue dritto nel suo percorso scellerato; una brutta notizia per il medio oriente e per il mondo intero, nella speranza che la Turchia in piazza da diversi mesi trovi modalità e forza per mettere in discussione il potere di un Erdogan sempre più sordo e miope.