“Spero non siano necessarie testate nucleari contro l’ISIS.” La sortita verbale di Vladimir Putin ha destato una certa sorpresa sul mondo della stampa, si è tornati a parlare di guerra nucleare, ci si è chiesti se effettivamente la Russia voglia usare un ordigno di quel genere sul territorio siriano e la questione, come ovvio, fa tenere il fiato sospeso. Ma è veramente e solamente questo il messaggio lasciato passare da Putin? L’ISIS ne è l’unico destinatario? Analizzando il contesto internazionale, probabilmente la risposta è no, in entrambe i casi. In primis è ben evidente che il terrorismo islamico in Siria è una questione che può trovare una risoluzione militare anche senza il ricorso alle testate nucleari, peraltro l’utilizzo di simili armi provocherebbe danni enormi alla popolazione e al territorio che in teoria andrebbero poi riconsegnati al legittimo presidente Assad; senza contare il costo di immagine per una Russia nucleare a guerrafondaia che ne risulterebbe. E’ invece ipotizzabile che il destinatario recondito della velata minaccia possano essere gli Stati Uniti, molto più che il manipolo di barbari tagliagole: parlare di nucleare fa istintivamente venire alla mente il clima della Guerra Fredda, la forza di deterrenza reciproca operata da USA e URSS. Cosa manca oggi a quel clima? Molto semplicemente mancano le due potenze globali, ovvero la vittoria USA nella guerra fredda ha provocato decenni di unipolarismo con una Russia in ginocchio e sull’orlo del baratro.

Con l’avvento alla fine degli anni ’90 di una nuova classe politica, tutt’oggi al potere, la Federazione Russa ha conosciuto una stabilizzazione interna prima e una nuova acquisizione di forza contrattuale sul piano internazionale poi. La Russia contemporanea può essere definita, fino ad oggi come una potenza regionale di primo piano, nel suo contesto geografico, ma le cose potrebbero evolversi ulteriormente. Sotto il profilo strettamente geografico è possibile notare che la Russia di Putin è capace di difendere e promuovere i suoi interessi in diverse zone del mondo: nell’est Europa è stata un attore rilevante nelle guerre civili in Moldavia, in Georgia e in Ucraina incontrando il sostegno dei russofoni locali e di alcuni partiti politici. I buoni rapporti con Serbia e Bielorussia chiudono il quadro di un’effettiva dimensione europea della sfera di influenza di Mosca.

Spostando leggermente il focus non è possibile non notare la presenza diplomatica e militare nel contesto mediorientale: l’asse Damasco, Beirut, Teheran ha nella Russia una potenza tutrice dell’asse sciita, per non parlare della piccola repubblica dell’Armenia. Per di più, l’ “intifada dei coltelli” in Palestina e Israele sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva iniziale proprio nei giorni in cui il primo ministro Medvev firmava un decreto di aiuti umanitari all’Autorità palestinese per circa 5.3 milioni di dollari e Israele affermava che eventuali sconfinamenti di aerei da guerra russi sul proprio territorio non sarebbero stati considerati atti ostili. Certamente due episodi non fanno una certezza, ma il lavoro delle diplomazie resta spesso nell’ombra; è quindi legittimamente ipotizzabile un intervento russo, almeno temporaneo, nella gestione del conflitto israelo-palestinese. Continuando l’analisi geopolitica e spostandoci sul teatro nord-africano, proprio mercoledì scorso Lavrov ha parlato di un possibile sostegno russo a fronte di un intervento italiano in Libia, il che potrebbe anche significare una cooperazione nel contesto mediterraneo prima assolutamente impensabile. Anche per quanto attiene all’Egitto, il governo di Al-Sisi ha dimostrato ormai da tempo una forte intesa con Mosca, addirittura lavorando insieme alla creazione di una centrale nucleare su suolo egiziano.

Spostiamo infine il focus sull’Asia: qui la dimensione si fa decisamente più economica. La Russia guida ormai da anni un processo di integrazione regionale culminato nella costituzione dell’ Unione Economica Eurasiatica (EEU) comprendente le già citate Bielorussia e Armenia, ma anche le repubbliche centrasiatiche dal Kazakstan al Kirghizistan. Non soltanto un attore economico indipendente, stando al Russian Institute for Strategic Studies, le diplomazie stanno lavorando per promuovere un coordinamento e una comune strategia tra EEU e il progetto cinese di una nuova Visa della Seta comprendente il mercato asiatico. La Russia vuole tornare una potenza globale e nonostante difficoltà contingenti anche notevoli, ne ha le potenzialità. A questo serve il riferimento agli armamenti nucleari: a ricordare agli Stati Uniti che la storia non è finita per nulla. Checchè ne dica Fukuyama.