L’esercito russo sta preparando un attacco nel nord della Siria per assistere il governo di Assad che nonostante il forte appoggio delle armi e degli uomini del Cremlino sta riscontrando più difficoltà del previsto. La situazione sembrava ormai essere nelle mani dell’ex ufficiale del KGB, ma in una regione così complessa, teatro affollato di innumerevoli attori, era più che probabile che non si assistesse ad una vittoria semplice e soprattutto veloce. La campagna di bombardamenti aerei da parte dei russi ha fortemente indebolito i ribelli del regime di Assad, ma noi occidentali dovremmo essere i primi a riconoscere che una guerra non può essere vinta con soli attacchi aerei. Per uscire definitivamente vittorioso dal conflitto Putin ha la necessità di rinforzi terrestri da Iran, Hezbollah e dalle milizie sciite, ma ciò richiederà con ogni probabilità più tempo di quello inizialmente calcolato. In questo momento l’obiettivo del Cremlino è quello di ridurre la pressione dell’esercito dei ribelli nelle aree ancora controllate da Assad, soprattutto nel nord del paese. I russi stanno preparando una serie di azioni militari nell’area a nord di Homs verso Aleppo, contemporaneamente ad un intervento nella fascia tra Aleppo e Idlib. In questa regione della Siria gruppi di ribelli appartenenti al gruppo di Jaish al-Fatah hanno riconquistato le aree che a sua volta il regime era riuscito a riprendere sotto il suo controllo, avvicinandosi pericolosamente all’enclave Alawita nelle prossimità delle città – con alta valenza strategica – di Tartus e Latakia.

Inoltre sono probabili azioni di truppe di terra anche nell’aerea di Zabadani, vicina a Damasco e al confine siriano-libanese. Per adesso il supporto dell’Iran è risultato essere limitato, ed è il caso di ragionare anche riguardo al supporto delle milizie degli Hezbollah verso la Russia e Assad: vi sono diverse e spontanee considerazioni da fare. Prima di tutto è sicuramente saggio tenere da conto che gli Hezbollah non sono poi così sereni nel cooperare indiscriminatamente e fedelmente con la Russia, paese prevalentemente cristiano. Inoltre la questione siriana ha comportato uno spargimento di sangue non indifferente, e anche in Iran questo sangue non è passato inosservato: secondo le Forze di Difesa Israeliane (IDF) infatti, più di 1.500 Hezbollah sono morti in Siria dall’estate del 2012, mentre di feriti se ne contano più di 5.000. Dall’altra parte degli schieramenti troviamo gli U.S.A. che devono ancora riprendersi dal loro eclatante fallimento nel tentativo di addestrare gruppi di ribelli sunniti, che alla faccia dei milioni spesi dagli americani per il loro equipaggiamento e per la loro preparazione a combattere hanno deciso di alzare i tacchi dalla zona di guerra. Washington nel frattempo continua ad aumentare i rifornimenti di armi ai gruppi sunniti: oltre alle migliaia di missili anti-carro fatti pervenire ai ribelli infatti, nell’ufficio ovale si sta valutando l’idea di spedire in aggiunta anche missili anti-aerei. Gli Stati Uniti vorrebbero a questo punto rendere partecipi anche i miliziani curdi siriani, con la speranza di farli combattere contro il regime di Assad. Ma non è così semplice.

Gli americani infatti devono mantenere buoni rapporti con il governo turco, che tra le altre cose ha concesso loro da poco più di un mese e mezzo l’utilizzo della base aerea di Incirlik. I turchi non permetterebbero mai che gli Stati Uniti rifornissero le milizie curde con le temute e avanzate armi made in USA, e se questa fosse la decisione di Washington allora rivedremo ancora una volta un cambio di assetti e di alleanze in questa regione ormai sprofondata in una confusione senza precedenti. Poche volte siamo stati testimoni di un tale vespaio nido di pungiglioni che continuamente cambiano regina da cui prendere gli ordini. Ora bisognerà vedere come reagiranno Mosca e Washington, quali saranno le loro prossime mosse. Certo è che tutto è possibile. Vediamo schieramenti combattere insieme e contro in differenti settori della regione. Come finirà? Non lo sappiamo. Nel frattempo continuiamo a seguire le due regine e le loro api combattenti