Le sponde occidentali del Pacifico sono da considerare un settore tra i più caldi della geopolitica contemporanea: l’attivismo in campo internazionale del governo cinese, che negli ultimi anni ha costruito una strategia globale multilivello, rappresenta uno dei principali fattori di dinamismo dello scenario della macroregione, nella quale il governo di Pechino si trova a coabitare, a seconda dell’area presa in considerazione, con gli interessi convergenti o contrapposti delle altre potenze interessate agli sviluppi del Pacifico occidentale. In una precedente analisi si erano discusse le strategie e gli obiettivi della Repubblica Popolare nel settore del Mar Cinese Meridionale, basati sul progetto di costruzione di una nuova “Via della Seta” a fini commerciali e sulla messa in discussione della talassocrazia americana nell’Oceano Pacifico; sul versante settentrionale della sua sponda pacifica, invece, la Cina si confronta con il Giappone, paese con il quale ha alle spalle un’antica e consolidata rivalità, rafforzatasi nel turbine dei drammatici eventi del XX secolo, ma anche un rapporto continuo basato su flussi di scambi e contatti culturali e sociali ininterrotti, i quali concorrono a formare un substrato importante per le odierne relazioni sino-nipponiche, rese ancora più intricate e caleidoscopiche dai recenti, interessanti avvenimenti geopolitici.

Ciò acquisisce un significato ancora maggiore se si espande il campo d’analisi agli altri determinanti degli equilibri dell’Estremo Oriente: le dinamiche della penisola coreana e gli interessi crescenti della Russia nell’area, di cui si avrà modo di parlare in successive analisi. In un campo tanto variegato, l’interazione tra Pechino e Tokyo acquisisce sicuramente un’importanza predominante: ancor più che nei rapporti russo-giapponesi, infatti, in essa si sente in maniera persistente e concreto il peso del vissuto storico conosciuto dai due paesi. Dalla questione di Taiwan alla disputa sulle Isole Diaoyu/Senkaku, numerose problematiche annose continuano a fare capolino, e il contesto è reso ulteriormente complesso dalle recenti prese di posizione nipponiche riguardo la politica militare dell’Impero del Sol Levante. Nella società e nel mondo politico giapponesi, infatti, vengono esercitate forti pressioni favorevoli alla revisione dell’Articolo 9 della Costituzione, secondo il quale le forze armate nazionali possono essere utilizzate solo per ragioni di autodifesa; nell’autunno 2015 il Parlamento di Tokyo ha varato una legge che consente alle Forze di Autodifesa di intendere in maniera “elastica” il proprio compito, permettendo loro di operare al di fuori dei confini nazionali. Ciò ha rappresentato una risposta al sempre maggiore dinamismo militare cinese nel Mar del Giappone, manifestatosi a più riprese attraverso l’invio di squadriglie di aerei in missioni di sorvolo della regione e il lancio di esercitazioni navali, l’ultima delle quali ha avuto luogo nell’agosto 2015.

Storia presente e prospettive future si combinano anche nella definizione dei rapporti economici tra i due paesi. L’interscambio tra Cina e Giappone, rispettivamente seconda e terza economia mondiale, risulta decisamente consistente anche dopo esser andato incontro, nei primi anni del presente decennio, a un momento di difficoltà a causa della politica cinese di riduzione delle esportazioni delle cosiddette “terre rare” tanto ricercate dall’industria tecnologica occidentale. Nonostante la sua posizione all’interno dello schieramento occidentale, ribadita recentemente dall’adesione agli accordi di libero scambio della Trans Pacific Partnership (TPP), il Giappone non può non tenere conto della sua peculiare posizione internazionale che, parallelamente alla crescita della centralità dell’area pacifica nella geopolitica contemporanea, diviene mese dopo mese più densa di significato. Le relazioni economiche sino-nipponiche, in conseguenza a questo dato, viaggiano su un doppio binario, sul cui percorso si legge di fatto tutta la storia di una controversa relazione: cooperazione e competizione vanno di pari passo. Chietji Bajpaee, in un articolo di fine marzo pubblicato su “The Diplomat” ha riportato dati altamente significativi:

“Il volume di scambi tra Cina e Giappone si è accresciuto nel 2014 sino al valore di 340 miliardi di dollari, facendo della Cina il primo partner commerciale giapponese e del Giappone il secondo partner commerciale cinese. Gli investimenti giapponesi in Cina hanno conosciuto una traiettoria simile, accrescendosi sino ad oltre 100 miliardi di dollari nel 2014”.

In ogni caso, come riportato nello stesso articolo “sussiste complementarietà tra realtà economica e scenario geopolitico […] nella sfera della collaborazione economica sono contenute tracce della rivalità geopolitica [tra Cina e Giappone]”. I due paesi, sempre più interdipendenti sul piano commerciale, detengono interessi contrapposti per quanto concerne gli investimenti produttivi nello scenario del Sud-Est Asiatico: le imprese giapponesi e la China Railways Company, ad esempio, sono dedite a un’accesa lotta volta ad assicurarsi gli appalti per la costruzione di linee di treni ad alta velocità in India, Thailandia e Indonesia, con le prime che si sono assicurate la possibilità di sviluppare il collegamento tra Mumbai ed Ahmedabad e la seconda l’analoga concessione per la linea tra la capitale indonesiana Giacarta e la città di Bandung. Per quanto concerne gli ipotizzabili sviluppi futuri del rapporto tra le due maggiori potenze orientali, bisogna considerare gli importanti presupposti della geopolitica contemporanea: nel mondo multipolare, ogni rapporto bilaterale è tale solo in via teorica, il principio azione-reazione non si applica nel momento in cui interessi e forze divergenti agiscono su un sistema complesso e articolato. Tale è, come si è visto nell’analisi, quello delle relazioni sino-giapponesi: Pechino e Tokyo si confrontano faccia a faccia in maniera mutevole nella loro regione di contatto, ma al tempo stesso proiettano su scenari più ampi il loro rapporto dialettico. Nel Sud-Est Asiatico, esso si fonde inevitabilmente con i progetti di espansione geopolitica della Cina, basati sulla penetrazione politica e commerciale di Pechino sulla rotta della nuova “Via della Seta”, antitetici rispetto alle ambizioni economiche di Tokyo nell’area. A nord di Cina e Giappone, invece, è la Russia, prima ancora delle due Coree, a rappresentare un nuovo polo di influenza.

In un frangente storico in cui Mosca e Tokyo operano un progressivo riavvicinamento e saldano i propri vincoli di collaborazione cercando di superare le ruggini del passato, la Russia fa sentire il proprio peso e la propria ritrovata influenza internazionale anche in Estremo Oriente, ed è destinata a incidere in profondità gli equilibri regionali e, di conseguenza, sullo sviluppo delle relazioni tra Cina e Giappone. Un interessante articolo di Antonio Martino pubblicato su “Gli Occhi della Guerra” spiega con precisione le recenti dinamiche dei rapporti tra Mosca e Tokyo. Le presenti relazioni tra Cina e Russia e gli scenari futuri dell’alleanza che hanno contribuito a consolidare il multipolarismo saranno invece oggetto della terza e ultima parte dello studio sulla moderna geopolitica del Paese di Mezzo, iniziata con l’analisi del progetto della nuova “Via della Seta” e continuata nel presente articolo sulla relazione dei “binari paralleli” tra la Cina e il Giappone.

(Continua)