Sono trascorsi meno di dodici mesi da quando i leader di partito – e non solo- prendevano parte al “rito corale” atto a mostrare il dissenso dell’Occidente nei confronti dei miliziani jihadisti, durante la famigerata marcia, avvenuta all’indomani degli attentati compiuti contro la testata satirica Charlie Hebdo ed il supermercato Cosher. In quel tempo ormai lontano – ma anche no – la leader del Front National, Marine Le Pen, assente “casualmente” dalla Kermesse, non avrebbe mai pensato – o forse sì, considerando le critiche mosse nei confronti della gestione della politiche di sicurezza del presidente – di “correre” verso le elezioni presidenziali e di incorporare il malcontento dei francesi dopo i recenti attacchi terroristici, ottenendo il 29,01% dei voti alle regionali. Il gioco politico di assenze ed eterne dicotomie sembra capovolgere l’assetto istituzionale e politico della Francia. Ebbene, mentre le regioni del nord francese festeggiano le politiche “innovative” del primo partito neoeletto ed accolgono il commento della Le Pen, dall’altra, il presidente Obama parla alla Nazione con il suo “famoso” discorso. Le determinanti delle argomentazioni citate sono le medesime: attacchi terroristici, senso della paura, politiche di sicurezza, migranti.

Che il ricorso al bisogno di protezione, nonché ad un interventismo puntuale e reiterato nel tempo che disconosca qualsivoglia forma di tolleranza, sia una delle strategie argomentative della politica, e nella fattispecie, della retorica paternalistica è arcinoto. Pochi giorni dopo l’attacco al centro per disabili compiuto dai coniugi Syed Farook e Tashfeen Malik, il presidente interviene ricordando alla nazione che: «Useremo ogni singola parte della potenza americana per distruggere lo stato islamico». L’uso del noi inclusivo prevede altresì un nuovo intervento di forze speciali, rafforzare la “gestione” dei curdi e ovviamente porre fine alle strategie geopolitiche del Daesh – vedi vendita illegale di petrolio- che alimentano l’economia sommersa del sedicente “Stato”. Quelle del presidente sono solo alcune delle “istruzioni per l’uso” dettate come formulario per determinare le nuove strategie dell’antiterrorismo. Obama punta sulla “patrimonializzazione” dei valori democratici; la campagna mediatica di Hollande, prima critica e poi servile nei confronti delle reali soluzioni apportate dal Cremlino, insieme con le strategie interventiste e legittimanti delle altre potenze occidentali, rappresentano gli escamotage delle forme della nuova, ma forse più che nota comunicazione politica.

L’argomentazione fatta dal presidente era piuttosto performativa. L’Fbi ha confermato la natura terroristica della strage di San Bernardino e al contempo una rivendicazione jihadista è stata reclamata tramite un video dai sodali di al-Baghdadi. Torna utile un’argomentazione deduttiva in grado di decostruire le cornici del potere e le formazioni discorsive del caso che vorrebbero tessere le trame delle “storie” della coalizione. Poco tempo fa, gli uomini del “Califfo” avevano asserito – tramite tecnica pubblicitaria e strategia comunicativa- un attacco plurale. USA prima, Londra e infine Italia. Queste le “tappe del terrore”. Ebbene, all’indomani dell’accoltellamento avvenuto presso la metropolitana londinese, pare da un giovane somalo – che sembra abbia “vendicato” gli attacchi mossi contro la Siria, da parte della coalizione occidentale – e “fermato” presso la fermata di Leytonstone, coincidente casualmente con le politiche interventiste di Cameron in Siria e a pochi giorni della strage di San Bernardino, portata a termine dai “soldati dello Stato islamico”, il presidente istituisce nuove forme di intervento e protezione nei confronti del popolo americano, dimenticando la liceità del possesso di armi e la libera circolazione delle persone. Le strategie di legittimazione sono molteplici e la deduzione è d’obbligo: è un caso che il focus dei comunicati del presidente e delle politiche propagandistiche della “coalizione” pongano l’accento sulle “alleanze” terroristiche? Perchè, in prima istanza. la matrice terroristica non era accertata ed in un secondo momento si è confermato il tutto? Quali prove? L’Fbi avrebbe confermato la seguente in riferimento alla mole di armamenti detenuti dai coniugi e pare anche dalla volontà di compiere più stragi da parte dei medesimi. Ma è la dimensione comunicativa e il ruolo dei social network ad essere il medium del mondo reale. Un messaggio su facebook redatto dalla giovane moglie Malik avrebbe sortito l’effetto fedeltà al “califfo”. Questa una delle prove.

Questione di “testi”

Che le parole siano prodotti sociali deputati a configurare pensieri amorfi e manifestare azioni latenti è un “fatto”. Nelle vicende di questi giorni, il potere delle parole ha dominato l’intero scenario puntualmente narrato dagli orpelli linguistici di certe testate “neutrali” e per nulla partigiane. Pare che il “testo” – nelle sue molteplici declinazioni- sia il mezzo che garantisca identità, stabilità e socialità, insieme con disgregazioni sociali dell’odierno caleidoscopio globale. I prodotti multimediali determinano la paura, il controllo sociale e le nuove strategie della tensione, con l’intento di creare linee di demarcazione politiche inclusiviste e giochi di ruolo. Pochi giorni fa, fonti francesi, pubblicavano la notizia relativa ad un “manuale anti-terrorismo” prodotto in Francia con le “istruzioni per l’uso”. Questo decalogo, indica gli “obblighi” cui ottemperare nel caso in cui ci si ritrovi vittime di attentati terroristici. Per contro  altri testi decontestaulizzati pare siano gli “ispiratori” della coppia di attentatori. Infine, il ricorso alla rivista di “inspire” avrebbe consesso a Farook e consorte, la possibilità di creare tubi esplosivi ed armamenti vari per l’attacco al centro di disabilità in California. Sono questi i mezzi del terrore? Obama è tornato più volte sulla questione della “radicalizzazione”. Siamo in presenza di un potere del testo? I combattenti producono video e socializzano la comunità ed i foreign fighters attraverso la “rivista”, le testate sono prese di mira dal “sultano” della Turchia e dalla propaganda anti- occidente. Testi plurali e target differenti legittimano azioni sociali ed istituiscono fatti politici nella nuova arena, il cui spazio è marcato da nuove forme di comunicazioni. I bombardamenti palesemente illegali – per parafrasare il presidente Assad – compiuti in Siria, sono palesemente seguiti da strategie di legittimazione e gestione dell’immagine pubblica. Sembra ragionevole convenire pertanto, sul fatto che, non solo questi attacchi «diffonderanno il cancro del terrorismo», ma giustificheranno le molteplici maschere del potere.