Podemos in poco più di un anno ha sconvolto il panorama politico Spagnolo. Nato dalle proteste degli Indignados, in soli quattro mesi di attività è riuscito ad ottenere l’8% alle scorse elezioni Europee, rompendo gli equilibri del sostanziale bipartitismo spagnolo Partito Popolare – Partito Socialista. A Gennaio i sondaggi lo davano attorno al 27% a contendersi il ruolo di primo partito coi Popolari, mentre oggi, sempre gli stessi, lo declassano a terzo partito al 16% circa, superato dal Partito Socialista. Inutile soffermarsi sulla validità dei sondaggi, pilotati a seconda delle esigenze per indurre o meno a votare un determinato partito. Ciò che ci preme analizzare è l’imperterrita crescita di Podemos, parallela a quella dei movimenti populisti nel resto dell’Europa.

Podemos è considerato il Movimento 5 Stelle spagnolo seppur provenga da un ambiente politico preciso, quello della Sinistra: nato sostanzialmente per combattere i privilegi della casta politica spagnola, per ridare all’uomo la centralità che ha perso col prevalere dell’economia globale, per cercare di rendere la democrazia più diretta e meno rappresentativa. Altresì viene spesso paragonato a Syriza, la sinistra radicale Greca che ha vinto le ultime presidenziali, sia per il suo collocamento a sinistra, sia per i parallelismi trai loro programmi politici. Podemos però non è Syriza: nasce dalla strada, non dalle istituzioni. Non propone l’uscita dall’euro, ma neanche vuole rimanerci a qualsiasi costo: sa bene che la permanenza della moneta unica rappresenterà un forte freno per le riforme proposte, per questo non dovrà essere una scusante per non attuarle.

Podemos è avanguardia, perché seppur proveniente da sinistra ha posto la dicotomia non più tra le due fazioni, ma tra il basso e l’alto, cosa che Syriza non solo non ha fatto ma non condivide. Pablo Iglesias in un recente articolo su Pùblico intitolato “Guerra di trincea e strategia elettorale”, parte dal concetto di egemonia di Antonio Gramsci per arrivare alla strategia che Podemos deve attuare per vincere: “Podemos è stata finora la migliore espressione politica di questa crisi, riuscendo a imporre nuove interpretazioni della situazione e nuove possibilità di trasformazione attraverso il protagonismo dei settori subalterni (il popolo). La lotta per occupare il centro della scacchiera è proprio la lotta per determinare dove sta questo centro. Se riusciamo a stabilire che la centralità è la necessità di democratizzare l’economia, Podemos può vincere. Al contrario, se la centralità si situa in altri luoghi (la mera riforma o la sostituzione delle élite) i settori dominanti avranno dimostrato la loro capacità di resistenza.” Podemos parla di sovranità energetica, di dignità della patria, di rovesciare il modello di produzione divenuto ormai “consumare per produrre”, di reddito minimo, di nazionalizzazioni. Da qui a Novembre può fare molto, ma anche nel caso non vincerà le elezioni rimarrà comunque un movimento e un fenomeno che ha travolto la politica spagnola, e che deve continuare imperterrito a dar battaglia. L’importante è che non pensi dove è diretto, ma tenga bene a mente da dove proviene.