I paesi del nord Europa ci chiamano PIIGS, maiali, dall’ acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, termine inventato dall’ Economist ed entrato nel linguaggio comune politico ed economico per identificare in modo dispregiativo i paesi come il nostro, a loro giudizio sovra indebitati, poco produttivi, pesanti come delle zavorre, sporchi come maiali. Indescrivibile la quantità di razzismo nei confronti dei popoli mediterranei espressa in questo termine. Ma d’altronde si sa che i virtuosi paesi nordici, tanto buoni (a parole) con i migranti africani, vedono i paesi mediterranei come spazzatura, gente incapace di governarsi, da mettere in riga a suon di austerity, basta ricordare le parole pronunciate di recente dal potente ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble quando disse che “Quando i leader socialisti si incontrano il più delle volte non viene fuori nulla di intelligente” riferendosi all’incontro tra i leader dei paesi del mediterraneo EuroMed. Austerità è la loro soluzione. Ma la falsità e la malafede di questa impostazione è ormai evidente.

I cittadini greci lavorano in media più di quelli tedeschi come evidenziato da uno studio di Noam Chomsky, l’Italia è la seconda maggiore potenza manifatturiera in Europa, era tra i paesi con il PIL pro capite più alto al mondo, l’unico nella storia dell’umanità dove quasi ogni famiglia della classe media poteva permettersi due case di proprietà, una in città una al mare, un livello di benessere altissimo, tutto ciò prima di stringere accordi con questi scomodi alleati. La verità è un altra, austerità vuol dire non poter superare il 3% di deficit, ovvero non poter fare spesa pubblica, piuttosto fare continui tagli allo stato sociale, alla previdenza, alla sanità, all’assistenza, vuol dire non poter pagare i debiti ad imprese ed associazioni virtuose, vuol dire bloccare la crescita e lo sviluppo, vuol dire alzare le tasse, diminuire i salari, distruggere la domanda interna ed ingabbiare la grande industriosità manifatturiera Italiana, che ancora oggi, nonostante tutto ciò riesce a rimanere nella vetta europea, vuol dire causare il fallimento di centinaia di migliaia di aziende, mandare sul lastrico milioni di famiglie. Austerità vuol dire dover puntare a raggiungere l’assurdo obbiettivo di un rapporto debito/PIL del 60%.

Ridurre il debito nel breve termine vuol dire privatizzare, e qui comincia ad esser chiaro il vero significato di PIIGS, non maiali perché grassi di debito, sporchi e mangioni, piuttosto maiali da spolpare, grasse economie da divorare senza buttare nulla proprio come si fa con l’animale. Le nostre grandi società, almeno quel che ne resta hanno sempre fatto gola ai paesi nordici, ed ora finalmente con una retorica criminale unita ad una politica economica europea delinquenziale sono riusciti nel loro scopo. Ѐarrivato il momento di denunciare massivamente, in maniera tale che ogni cittadino italiano ed europeo venga a conoscenza di quale delitto nei confronti dei cittadini sia l’austerity, più dannosa di una guerra, più di una pestilenza. Ci hanno pensato tre coraggiosi registi italiani, Adriano Curtraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre, i quali dopo cinque anni di ricerca e due anni di riprese sono riusciti a mettere in luce tutte le contraddizioni della politica economica europea in uno straordinario film documentario “PIIGS”. Al suo interno troviamo interviste di autorevolissimi economisti, filosofi, sociologi del calibro di Noam Chomsky (filosofo e linguista), Warren Mosler (economista), Stephanie Kelton (economista capo commissione bilancio senato USA), Yanis Varoufakis (ex ministro delle finanze greco), Paolo Barnard (giornalista, economista), Federico Rampini (giornalista) e Vladimiro Giacché (economista) insieme molti altri personaggi di spicco.

Nel contempo presenta la storia di una cooperativa sociale “Il Pungiglione” il quale a causa dell’ austerity ha avuto un mancato credito da un milione di euro da parte di comune e regione e sarà costretta a licenziare 100 lavoratori ed a lasciare 150 persone disabili e autistiche senza alcuna assistenza. Lo stile del film è incalzante come “Inside Job” analizza gli aspetti macroeconomici del problema portando contemporaneamente agli occhi dello spettatore, le dirette conseguenze a livello sociale. Il lavoro è stato ultimato, sarà distribuito dalla casa cinematografica Berta film, molto abile nel marketing, e potremo vederlo proiettato nelle sale dal 2017. La data esatta di uscita però dipende dalla velocità con cui saranno raccolti i restanti denari ( per post produzione, acquisto diritti clip di repertorio, masterizzazione dcp e blu-ray per la proiezione in sala, consulenza legale e promozione) insomma per poterlo diffondere al massimo.