Complice un viaggio in Europa a ridosso delle varie feste della Liberazione, il presidente americano non si è fatto sfuggire l’occasione di reiterare il pensiero unico dominante. Così, ispirandosi al lessico tanto caro alle celebrazioni della Resistenza, ha subito elogiato “la leadership della Merkel” perché, sulla gestione dei migranti, “è dal lato giusto della Storia e deve essere ammirata”. Prima però di entrare nel merito della disarmante dichiarazione, vorrei soffermarmi proprio sulla retorica di una frase così abusata che ormai ci scivola addosso senza che neppure ci accorgiamo della fregatura implicita. In effetti, è proprio il senso stesso a esserne stravolto perché, mentre rimanda a una certa superiorità morale fatta di scelte difficili spesso pagate a costo della vita, nella pratica si rivela invece semplicemente il ritrovarsi affianco del più forte; l’unica parte giusta tout court. Così una frase ideata per celebrare l’eroismo (a torto o a ragione) dei partigiani contro l’occupazione tedesca, riesce abilmente a essere traslata sulla Cancelliera che comanda con il pugno di ferro sull’Europa. Non risulta che a sprezzo della sua vita (e nemmeno della sua carriera!) Angela Merkel abbia salvato vite di sfortunati profughi; anzi, prima si è profusa in messaggi di accoglienza indiscriminata che hanno gettato nel caos la Grecia e i Balcani; poi ha fatto rapidamente marcia indietro sotto pressioni degli alleati bavaresi e, infine, ha imposto agli europei di pagare sei miliardi al sultano Erdogan, un fulgido paladino nel rispetto dei diritti umani, per bloccarli temporaneamente oltre confine. Però, se certi riconoscimenti ti vengono attribuiti dal premio nobel per la Pace che casualmente è anche il presidente del governo più guerrafondaio del mondo, è ovvio che siano graditi.

D’altronde a pensarci bene l’elite che governa l’Occidente è sempre a priori dalla parte giusta della Storia e non potrebbe essere altrimenti. Questa classe dirigente internazionale è rivoluzionaria in senso giacobino, sempre un passo avanti rispetto a un popolino che deve condurre a strappi verso nuove e più alte forme di progresso storico e sociale. I cambiamenti devono essere calati dall’alto e propagandati fino allo sfinimento (o inducendo il sacro terrore), affinché la gente comune infine li accetti come propri; mica imposti come dottrina, quello sarebbe inaccettabile totalitarismo! Quando Obama (o la futura presidentessa Clinton) afferma che l’Inghilterra deve restare nella UE, usa l’imperativo solo con fare paternalistico. Quando poi dice che “ora è il momento di varare il Ttip e che gli Stati Uniti sono pronti a farlo quest’anno”, c’è da credergli. Quando rassicura il cittadino europeo che gli standard saranno elevati, come le tutele per il lavoro e per l’ambiente, come si fa a dubitarne? Infondo ricordano i discorsi di un’elite di un’epoca lievemente più lontana che prometteva che con l’Euro “ si sarebbe lavorato meno e guadagnato di più”. Insomma quando l’elite decide che bisogna andare oltre e si mette a suonare il piffero mediatico, bisogna dargli atto che ha una volontà di ferro e una costanza invidiabile. Non importa se intanto le cose vadano a rotoli, o se qualche nazione decida di mettersi di traverso; quando una decisione è presa è automaticamente dal lato giusto della Storia e la Storia non si può mica fermare.

Peccato per le 35-90 mila persone che si sono ieri trovate a Hannover per manifestare contro il Ttip; loro invece sono dalla parte sbagliata e dovranno farsene una ragione. E, sempre da quella stessa parte, ci possiamo mettere gli austriaci che domenica hanno votato male, gli olandesi che hanno indetto un referendum populista sull’Ucraina, i greci che volevano sbarazzarsi della Troika fino a arrivare ai peggiori di tutti: quei milioni di russi che si ostinano a votare un personaggio come Putin. Evidentemente c’è un certo perverso fascino anche nello stare dalla parte sbagliata; come da piccoli quando per giocare si usano gli indiani invece dei cowboys. Inoltre l’elite ha un altro innegabile vantaggio dalla sua: quando vuole può addirittura riscrivere la Storia. Certo, non interamente, ma a piccoli pezzi. Il presidentissimo infatti ricorda anche agli smemorati che “l’Unione Europea è la maggiore conquista economica e politica dell’era moderna” e che “nessun Paese europeo ha rivolto le armi contro un altro e che per questo non c’è bisogno di muri”. Glissando alla grande che ciò non è accaduto proprio a causa della cortina di ferro e che, appena crollata, le armi hanno ripreso a sparare in Jugoslavia e tuttora in Ucraina. Però, se te lo dice l’elite, c’è da crederci e chi, sano di mente non vorrebbe, se non farne parte, non credere a questa verità rassicurante?