La politica isolazionista di Trump è durata pochi mesi. La sostituzione di Stephen Bannon nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale col generale McMaster, stratega della guerra con l’Iraq, è il segnale che più di ogni altro dimostra quanto il nuovo Presidente si sia lasciato inglobare dal deep state americano. Se la politica estera statunitense cambia poco se governa un democratico o un repubblicano, ora bisogna prendere atto che non basta nemmeno un Presidente che si professava anti-establishment e isolazionista: in America non comanda il Presidente eletto dal popolo. I missili contro la base siriana di Al Shayrat non vanno interpretati soltanto come un drastico cambio di posizione sul conflitto siriano, ma anche come un avvertimento alla Corea del Nord. Non a caso tutto è avvenuto poche ore prima dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping nella residenza a Mar a Lago del Presidente americano. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha ribadito il rispetto della Repubblica Popolare Cinese per il Presidente siriano Bashar al-Assad e che la Cina non interferisce negli affari interni dei singoli paesi, inoltre ha invitato gli Stati Uniti a evitare qualsiasi ulteriore deterioramento della situazione siriana. Ma ora a Pechino si teme per il vicino Pyongyang.

US President Donald Trump (R) and Chinese President Xi Jinping (L) shake hands during dinner at the Mar-a-Lago estate in West Palm Beach, Florida, on April 6, 2017. / AFP PHOTO / JIM WATSON

I presidenti degli Usa e dell Cina si stringono la mano durante l’incontro di Mar-a-Lago, West Palm Beach, Florida / AFP PHOTO / JIM WATSON

Da un lato la Cina si sta progressivamente stancando dell’alleato nordcoreano, dato che i suoi continui test missilistici non trasmettono di certo la volontà di distendere progressivamente le tensioni e i rapporti e di fatto rovinano l’immagine di Pechino, ma dall’altro non permetterà mai che la situazione venga risolta militarmente dagli Stati Uniti: in linea con i cinque punti per la coesistenza pacifica che guidano la politica estera cinese dal 1953, la Cina vuole risolvere le dispute diplomaticamente, nel rispetto delle sovranità dei singoli paesi e del principio di non aggressione reciproca. Intanto il 9 Aprile gli Stati Uniti hanno inviato la flotta di portaerei Carl Vinson nel Pacifico Occidentale come misura di prudenza, dato che “la principale minaccia nella regione continua a essere la Corea del Nord, a causa della suo irresponsabile e destabilizzante programma nucleare”, ha affermato il portavoce del Pentagono. La Cina non ha fatto opposizione, sia perché in sé per sé, al momento, ciò non rappresenta un pericolo, sia perché così facendo la Corea del Nord dovrebbe capire che è il caso di abbassare i toni e ristabilire un minimo di ordine in quell’area, per il suo bene e per quello dell’alleato.

Da Pyongyang c’è stata subito risposta: “atteggiandosi arrogantemente a superpotenza, gli Stati Uniti hanno scelto di colpire soltanto paesi senza armi nucleari e l’amministrazione Trump non fa eccezione alcuna” – ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri – “l’attacco siriano è la dimostrazione che solo la nostra potenza militare ci proteggerà da un’aggressione imperialista, quindi rafforzeremo le forze di difesa per fare fronte ai sempre più intensi atti di aggressione statunitensi”. Non poteva essere altrimenti la risposta della Corea del Nord, che ha rimarcato come la strategia della deterrenza nucleare si sia rivelata giusta e razionale considerando che gli Stati Uniti hanno sempre attaccato direttamente solo paesi sprovvisti di atomiche.

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“Attacco Usa alla Siria giustifica l’atomica”

Che Trump attacchi direttamente la Corea del Nord è alquanto improbabile, soprattutto perché di mezzo c’è Pechino e gli USA hanno tutto l’interesse a non compromettere i rapporti con il loro primo partner commerciale. Ora però la Cina deve fare il possibile per tenere a bada e risolvere la situazione: non morirà certo per Pyongyang, ma ha tutte le ragioni per mantenersi un alleato nell’area. Del resto gli Stati Uniti non vorrebbero vedere il Dragone coinvolto direttamente in un conflitto, ma intanto mostrano i denti, chiarendo che intenzioni e modalità non sono di certo cambiate con l’elezione di Trump.