E’ stato un colpo diretto e dritto su Parigi, una città che si stava avviando ad un normale e tranquillo fine settimana e che invece si è ritrovata, di fatto, in uno scenario di guerra; se l’attacco a Charlie Hebdo è avvenuto all’interno di un ufficio, con gli attentatori che a gennaio avevano colpito uno specifico obiettivo, quanto accaduto ieri è stato invece uno spregiudicato attacco alla ‘quotidianità’ della capitale francese. Né obiettivi sensibili, né un ‘nemico’ specificamente individuato, gli attentatori questa volta hanno voluto colpire in maniera indiscriminata; ieri sera, sono state uccise persone che stavano gustando una cena con gli amici, che stavano guardando un concerto o che si erano recate allo Stade de France. Il peggior tipo di terrorismo, quello che ‘taglia le gambe’ di una popolazione, che adesso ha iniziato a sentirsi più vulnerabile, meno libera di poter trascorrere la propria vita, insicura nel vivere la sua quotidianità; Parigi da ieri sera non ha iniziato a piangere soltanto le sue tante vittime, la capitale francese da qualche ora a questa parte è entrata nelle ore più buie della sua storia recente, la Francia intera ha nuovamente scoperto di essere fragile e di dovere fare tristemente i conti con la paura. L’obiettivo primario di chi agisce (e di chi fa agire) con finalità terroristiche, è sempre stato proprio questo: istituzionalizzare la paura, non far sentire la popolazione sicura nemmeno quando va a passeggiare, fare sembrare insufficienti anche le più stringenti misure di sicurezza e giustificare l’entrata di sempre più ulteriori limitazioni alla libertà. L’attentato di ieri sera, come detto, è anche peggiore non solo di quello che già a gennaio ha gettato Parigi nello sconforto, ma in generale di molte azioni terroristiche passate; se a Londra o Madrid gli attentatori hanno agito su obiettivi sensibili (quali stazioni e metropolitane), se a Bologna nel 1980 anche lì è stato preso di mira un edificio sensibile, questa volta l’attacco alla ‘quotidianità’ è stato netto e frontale: caffè, bar, ristoranti, stadio, come dire che nessun luogo deve essere considerato sicuro.

Si ha una situazione quasi inedita per l’Europa, eccezion fatta per quanto è accaduto negli anni delle guerre cecene a Mosca, dove anche lì nel 2002 è stato attaccato un teatro di periferia ed ancor prima, nel 1998, un gruppo di case popolari sempre nei sobborghi della capitale russa. Un vero e proprio ‘salto di qualità’ del terrorismo, che per la verità è stato già possibile riscontrarlo in altre occasioni, come nell’attacco ad una caffetteria di Sydney nel dicembre 2014; chiunque prenda in mano una bandiera dell’ISIS, che ha prontamente rivendicato l’azione di Parigi, ha come obiettivo far sentire il più vulnerabile possibile la popolazione Ma, per l’appunto, chi ha preso in mano ieri la bandiera dell’ISIS? Tralasciando per un attimo l’emozione del momento, è bene fare un po’ di chiarezza su questa organizzazione e su quanto ruota attorno ad essa. In primo luogo, per chi ancora non lo sapesse, l’ISIS fino al giugno del 2013 era uno dei tanti gruppi della galassia terroristica armata dall’occidente in Siria contro il governo di Assad, che contendeva tanto alle forze siriane quanto ad altri gruppi jihadisti il controllo di alcune province del nord est del paese; da questa galassia, nel 2014, l’ISIS è emersa come gruppo predominante sia militarmente, andando a conquistare l’intera provincia di Raqqa e parte di quella di Homs in Siria ed andando anche ad invadere le regioni occidentali dell’Iraq fino a Mosul, sia mediaticamente grazie ad una strategia di comunicazione che l’ha trasformata da organizzazione radicata esclusivamente sulle colline siriane ad esportatrice della jihad a livello universale. In entrambi i casi, la ‘mano occidentale’ è stata ben riscontrabile; dalla Turchia sono transitati armi e soldi ai miliziani, mentre i media europei non hanno mai perso occasione di infondere il terrore jihadista tramite la trasmissione di numerosi video di esecuzioni e barbarie varie.

Volontariamente od involontariamente, l’ISIS ha colmato da 18 mesi a questa parte il vuoto lasciato da Al Qaeda, decimata e soprattutto non più ‘appetibile’ specie dopo la morte di Osama Bin Laden; così, le tante cellule isolate sparse per il mondo e per l’Europa soprattutto, hanno deciso di affibbiarsi il marchio dell’ISIS. Una sorta di ‘franchising’ del terrorismo: chi già da anni ha sposato la causa della jihad, con l’ISIS ha adesso un ‘marchio’ con cui poter rivendicare le sue azioni. In poche parole, l’organizzazione terroristica il cui nome da mesi mette terrore nella popolazione, non è mai stata un’organizzazione verticistica, l’ISIS vero e proprio sta continuando sempre ad agire tra Siria ed Iraq, nel resto del mondo poi chiunque voglia perpetuare la causa jihadista ha avuto la ‘legittimazione’ ad effettuare attacchi con la bandiera dell’ISIS. Il problema adesso deve consistere proprio nel capire di quale natura sia stato l’atto terroristico perpetuato ieri sera a Parigi. E’ stato, in particolar modo, opera di una cellula locale che ha deciso di prendere in mano la bandiera dell’ISIS oppure, caso temuto e ben peggiore, si è trattato di una cellula composta dai cosiddetti ‘foreign fighters’? E’ bene infatti ribadire anche che l’ISIS vero e proprio, quello che da mesi compie razzie tra Siria ed Iraq, è entrato in grave difficoltà e sta perdendo di fatto la guerra. Tre giorni fa l’esercito siriano ha conquistato un’importante base militare ad est di Aleppo e sta avanzando adesso verso Raqqa, ieri invece i curdi hanno riconquistato Sinjar in Iraq ed hanno interrotto la via di comunicazione tra Raqqa e Mosul. Insomma, militarmente l’ISIS sta perdendo ed i bombardamenti russi stanno aiutando la Siria a riprendere il controllo del territorio; non tutti i miliziani però sono stati catturati, non tutti hanno deciso di restare tra le fila del califfato in medio oriente, in molti hanno deciso di tornare in Europa.

E’ questo quello che sta preoccupando maggiormente; il boomerang che è stato lanciato dall’occidente ad Assad, sta tornando indietro: dopo aver armato ed equipaggiato l’ISIS in Siria, molti suoi miliziani di origine europea hanno iniziato a scappare tornando indietro e tornando ben addestrati e pronti a qualsiasi tipo di atto. I foreign fighters appunto, potrebbero adesso portare nelle strade delle città europee le tattiche di guerra imparate sul campo di battaglia siriano ed iracheno ed ancora una volta le scellerate politiche occidentali in medio oriente dimostrare tutta la loro vulnerabilità ed il loro clamoroso fallimento. Chi oggi ha ricominciato a parlare di scontro di civiltà, poco o nulla ha imparato dal passato e poco o nulla ha capito della situazione, facendo il gioco di chi grazie al sangue francese ha interesse a detonare le armi di confusione di massa. L’Europa rischia di scivolare in una grave isteria collettiva, Parigi infatti potrebbe non essere l’ultima capitale del vecchio continente colpita; sta agli europei adesso salvarsi da se stessi e dagli errori dei propri governi, riprendendo nelle proprie mani un futuro che oggi più che mai rischia di essere profondamente condizionato dalla paura.