La risoluzione adottata dal senato francese riaccende il dibattito sul rinnovo, da parte UE, delle masochistiche sanzioni in scadenza il 31 luglio. Solita, mera illusione o reale auspicio di cambiamento? Il senato francese ha approvato mercoledì, a larghissima maggioranza, una risoluzione che chiede la fine delle sanzioni contro la Russia. Nulla di vincolante – non a livello nazionale né, a maggior ragione, a livello europeo – ma è un segnale (molto) forte che viene da uno dei Paesi leader dell’UE; Paese che già da qualche tempo lancia segnali di insofferenza su come viene affrontata la questione russo-ucraina a livello europeo ed il suo conseguente impatto sull’economia. La Francia è stata per lunghi mesi al centro dell’attenzione a causa delle due portaerei Mistral: un’importante commessa nei confronti della Russia conclusasi con il mancato accordo ed il doveroso ripiego, a prezzo scontato, verso l’Egitto. Se a questo si aggiunge un veemente impatto dell’embargo sull’agricoltura nazionale – fiore all’occhiello dell’economia transalpina e coccolata sempre in modo efficace e doveroso dallo Stato – così come su molte aziende, di altri settori, con interessi verso Mosca, il vaso inizia a riempirsi e i segnali lanciati alla classe dirigente più pressanti. Non è infatti la prima volta che parte del parlamento francese prende una posizione in controtendenza a quelli che sembrano essere sempre più dei meri diktat americani sull’argomento.

Già a fine aprile, l’Assemblée Nationale aveva chiesto al governo di togliere le sanzioni mediante risoluzione. Stessa richiesta, è stata espressa di recente dal potente ministro dell’Agricoltura di Parigi. Anche in Italia il sentimento ostile contro le sanzioni cresce. La linea di Renzi e Gentiloni si fa sempre più conciliante verso il Cremlino tanto da fare del nostro Paese una sorta di capofila degli scontenti europei (grazie anche a quell’innata abilità italica di danzare con i piedi in due scarpe diverse). In Veneto – una delle regioni più bastonate dalle sanzioni con una ricaduta sull’economia del territorio pari a circa 600 milioni di euro – il Consiglio regionale ha approvato, il mese scorso, una risoluzione per chiedere la fine delle vituperate sanzioni. Accodata ai cugini italo-francesi, l’Ungheria. Che, almeno a parole, si è schierata contro il rinnovo delle sanzioni; non dandolo così scontato quando si riproporrà all’indomani del 31 luglio, data in cui scadranno. Per mantenerle in vigore, dovrà esserci sempre l’unanimità dei 28 membri UE.